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Verso le regionali

Un presidente
senza maggioranza?


I partiti si dividono su quattro candidati forti. Ai quali si aggiungono outsider di peso. Uno scenario che potrebbe portare per la prima volta all'elezione di un governatore senza maggioranza all'Ars. E ad alleanze tra rivali dopo il voto.

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E adesso, il quadro è delineato. Non ci sarà un Antonio Ingroia o un altro nome di peso a fare da battitore libero per sparigliare. Di Pietro e Orlando, con il loro endorsement per Claudio Fava, hanno completato l'ultima casella sul fronte dei partiti. Che si presentano divisi su quattro candidati di peso. Due, Gianfranco Miccichè e Nello Musumeci, provengono da quella che fu l'invincibile armata del centrodestra siciliano. Gli altri due, Rosario Crocetta e Claudio Fava, rappresentano le due anime del centrosinistra. Accanto a loro ci sono poi diversi outsider, tra i quali anche nomi di peso come quelli Giancarlo Cancelleri spinto da un Movimento 5 Stelle dato in grande spolvero dai sondaggi, o il deputato uscente Cateno De Luca che dalle sue parti ha sempre riscosso un buon seguito. Una balcanizzazione che, stando ai calcoli che girano nelle segreterie dei partiti, potrebbe portare, per la prima volta da quando esiste l'elezione diretta del presidente della Regione, all'elezione di un governatore privo di maggioranza all'Assemblea regionale.

Certo, tutto è possibile quando si va alle urne, ma con una tale frammentazione e con quattro candidati “forti” in campo come Crocetta, Fava, Miccichè e Musumeci (in rigorosissimo ordine alfabetico), l'asticella per vincere la partita si abbassa notevolmente. Potrebbe bastare anche un trenta per cento, e persino qualcosa di meno, per essere eletti presidente della Regione.

Ma se la coalizione vincente si fermerà alle stesse percentuali del candidato, l'effetto sarà quello di avere un presidente senza maggioranza. La legge elettorale dell'Ars, infatti, prevede che 80 deputati si eleggono con il proporzionale (con sbarramento al 5 per cento) e 10 con sistema maggioritario. Di questi 10, uno è il presidente, uno è il candidato che si piazza secondo, gli altri otto sono un premio maggioritario alla coalizione del candidato presidente eletto. Il premio di maggioranza si assegna, attingendo al listino del presidente, fino ad arrivare alla soglia di 54 deputati. Il premio, a differenza della legge nazionale sull'elezione dei consigli regionali, scatta a prescindere dalla percentuale raggiunta.

Pertanto, se i seggi ottenuti dalla coalizione vincente nei collegi sono meno di 37, la coalizione del presidente eletto non ha maggioranza, perché arriva a 45 deputati (37 più otto di premio). E vista la situazione ai nastri di partenza, non è da escludere che la coalizione vincente alla fine rimanga ben al di sotto quota 45, anche dopo il premio di maggioranza.

In questo caso, inedito e probabile, si aprirebbe la strada o a un governo di minoranza, sempre guidato dal presidente eletto, o a nuove elezioni, per effetto dell’approvazione di una mozione di sfiducia o delle dimissioni del Presidente della Regione. A meno che, non si trovino intese in Aula, che allarghino la coalizione del candidato vincitore.

Insomma, una parte sconfitta il 28 ottobre, potrebbe diventare un alleato indispensabile alla coalizione del vincitore per garantire la governabilità. Ecco perchè, in questa strana campagna elettorale, i protagonisti sanno di giocare una partita che il 28 ottobre si fermerà, probabilmente,solo per la fine del primo tempo.