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IL RACCONTO CHOC

Lo stupro di Mondello
I verbali dell'incubo


Ecco il racconto che inchioderebbe i due uomini accusati di avere violentato due ventenni sulla spiaggia di Mondello. Loro negano: "Rapporti consenzienti". Presto un confronto con le vittime.

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PALERMO - Era iniziata come una serata di musica e divertimento - e con qualche drink di troppo - e sarebbe diventata una notte da incubo. Il drammatico racconto delle violenze sessuali subite in spiaggia da due ragazze è stato raccolto dai poliziotti della Questura di Palermo. Domenica scorsa sono così scattate le manette per Maurizio Mortillaro, magazziniere di 32 anni, e Antonino Mangano, salumiere di 35.

E' negli uffici della polizia, a pochi passi da Villa Bonanno, che la mattina del 2 settembre scorso si presentano due amiche, una siciliana e l'altra tedesca, poco più che ventenni. Raccontano di essere state stuprate a Mondello da due uomini mai visti prima di allora. Di uno, però, forniscono il telefono cellulare che una delle amiche ha registrato nella rubrica. Un numero che si rivelerà decisivo per risalire ai presunti autori delle violenze.

È sabato sera. Mezz'ora dopo la mezzanotte. Così inizia il racconto: “Io e la mia amica siamo uscite per trascorrere una serata nella movida di Palermo. Ci siamo prima recate all'Addaura al locale Cala Levante. Siamo rimaste poco tempo, giusto per fare un giretto e incontrare qualche amico”. La serata prosegue altrove. “Intorno all'una e mezza ci siamo spostati a Capaci in un locale che si chiama Free Beach. Anche lì abbiamo incontrato qualche amico. Abbiamo scambiato qualche chiacchiera. Poi, ci siamo staccate e abbiamo continuato la serata ballando in prossimità della consolle del Dj”. È il punto dove si concentrano gli sguardi della stragrande maggioranza dei giovani che affollano le discoteche. “Abbiamo notato di essere osservate con assiduità da due giovani, mai visti prima, fino a quando questi ci raggiungevano. Come spesso accade cercavano un approccio. In un primo momento non eravamo interessate, ma vista la loro insistenza abbiamo ceduto, visto che non c'era nulla di strano a limitarsi ad una presentazione”. La notte scivola via tranquilla. “Fino a chiusura del locale siamo state insieme a loro. Era le 3 quando ci invitano ad andare in un posto di loro conoscenza per mangiare qualcosa. Un po' restie all'invito anche in questo caso accettavamo”.

Accettare l'invito si sarebbe rivelato presto un grave errore. I giovani salgono nelle rispettive macchine. Raggiungono via Galileo Galilei, a Palermo. Non è il posto scelto per mangiare qualcosa, ma solo una tappa. Tutti e quattro si muovono a bordo di un'unica macchina. Le ragazze ricordano la casa costruttrice, la Ford, ma non il modello: una Fiesta o una Focus. La meta scelta da Mortillaro e Mangano è la spiaggia di Mondello. “Alle 3 e 40 sempre convinte che dovevamo andare in una cornetteria, ci hanno fatto scendere dalla macchina. Si dirigevano verso la spiaggia”. Le ragazze iniziano ad avere paura. La siciliana racconta: “Ho capito che qualcosa non stava andando per il verso giusto”. Prova a cambiare strada, “ma le loro insistenze anche aggressive mi creavano ansia e contro la mia volontà sono andata dove loro volevano”. Una volta in spiaggia accade il peggio: “Lì uno dei due, quello più robusto, ha iniziato a palpeggiarmi, toccandomi il seno e mettendomi le mani tra gli slip e penetrandomi con un dito della mano. Nonostante mi svincolassi continuava strappandomi gli slip”. È solo l'inizio dell'incubo. “Da lì a poco mi ha violentata contro la mia volontà. Prima aveva violentato la mia amica. Mentre l'altro quello esile si è limitato a toccarmi le parti intime cercando di rubarmi dei baci. Ho urlato, mi sono divincolata correndo. Dopo la violenza i due sono scappati”. La ragazza racconta di avere cercato di chiamare l'uomo che avrebbe abusato di lei al numero che gli aveva dato in discoteca. Niente, il telefono squillava a vuoto. A quel punto “ho fermato un passante senza spiegare cosa mi era successo per vergogna. Gli ho chiesto se era possibile chiamare col suo telefonino. Anche in questo caso non ho ricevuto risposta e ho raccontato tutto al ragazzo della macchina”.

In piena notte le due amiche si fanno visitare e refertare al Policlinico. Hanno gli indumenti intimi strappati. Ad una di loro, durante la visita ginecologica, i medici trovano un profilattico nella vagina  All'indomani le due amiche si presentano in Questura e mettono a verbale la loro storia. Dal numero di telefono i poliziotti risalgono a Mortillaro e Mangano, che lavorano al Centro Olimpo. Il pubblico ministero Carlo Lenzi chiede la convalida del fermo al giudice per le indagini preliminari Lorenzo Matassa. È il Gip che ha firmato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere dei due indagati. Lo stesso che li ha interrogati, raccogliendo la loro tesi che fa a pugni con quella delle ragazze.

Confermano di avere avuto i rapporti sessuali, ma “escludono categoricamente” che si sia trattato di uno stupro. Odiano “ogni tipo di violenza e soprattutto quella sulle donne”. Uno dei due racconta che “le ragazze acconsentivano alle avances. Una addirittura, propose di andare subito in albergo e io dissi che l'albergo era superfluo perché si poteva andare a Mondello in spiaggia”. Le ragazze erano smaliziate, furono loro a prendere l'iniziativa. Aggiunge poi, un particolare, “ci chiesero 50 euro e a questa richiesta reagii dicendo che non avrei pagato nulla invitando il mio amico Mangano ad andar via”. Il Gip, a questo punto chiede perché decisero di abbandonare le due donne, a piedi e nel buio di Mondello, a quell'ora della notte. La risposta è secca: “La mia reazione è quella di un uomo offeso dalla richiesta di denaro da una donna la cui volontà era quella di avere un rapporto sessuale assolutamente libero e consapevole. Sono disposto a qualsivoglia tipo di confronto per dimostrare la verità dei fatti che ho raccontato”.

Una richiesta formalmente avanzata dai difensori degli indagati, gli avvocati Rocco Chinnici e Giacomo Greco. Il confronto ci sarà ed avverrà presto nel coso di un incidente probatorio. Intanto gli indagati sono finiti in carcere. Nei loro confronti, c'è scritto nella misura cautelare, “risultano acquisiti gravi, univoci, concordanti e plurimi indizi di responsabilità nei confronti degli indagati. L'aver lasciato precipitosamente i luoghi della violenza è la prova logica più evidente della consapevolezza del fatto delittuoso che si era consumato ai danni delle giovani donne (il racconto delle quali, comunque, meriterebbe qualche approfondimento)”.