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L'Europa ce lo chiede!


Ricomincia la scuola. Ricomincia l'ordalia dell'occorrente da comprare ai figli.Ma quest'anno le mamme hanno un insospettabile alleato.

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PALERMO- Settembre. Ricomincia la scuola. E arriva il momento. Quale momento? Quello temuto da tutte le mamme: quando i loro amatissimi figli tornano da scuola con un papello di 40 centimetri con il minaccioso titolo: “Occorrente”. L’ “occorrente” è una lista che la maestra o professoressa (di arte, di musica, di tecnica prevalentemente) detta un giorno alle 10.45 e la vuole, materializzata, il giorno dopo alle 8.15. Questo a detta dei figli. E così si va, un giorno, col papello – che è ormai un foglio sudicio scritto con grafia da analfabeta («la maestra dettava veloce!»), piegato in quattro e passato dalla mamma al figlio e dal figlio alla mamma almeno cento volte - in cartoleria. E lì si assiste ad uno strano fenomeno di personalità multipla. Nel senso che, in quelle signore carine e affettuose che accompagnano il portatore di papello, si cominciano a manifestare due distinte personalità: la mamma e la Mamma.

La mamma è creatura semplice e ignara, si dirige istintivamente verso i quaderni a peso, dieci impilati e impacchettati nella plastica con copertine variopinte a stambecchi o pesci tropicali, e verso la gomma pane. Trattiene un singhiozzo nel vedere l’ultimo esemplare in commercio di “coccoina” col mitico vasetto di latta grigia e l’alloggiamento centrale per il pennello. Ritiene che meno si spende e meglio è; si ricorda, verosimilmente, di quando c’erano tre o quattro tipi di diario - e il suddetto diario era più grande di un francobollo, in modo da poterci scrivere i compiti, obsoleta attivita! - e due varietà di quaderni: a righe e a quadri. Rifugge dall’orrendo arnese che è “l’astuccio a tre piani” cernierato e davanti a richiesta di ennesimo album da disegno con fogli squadrati, le pare di ricordare di averne a casa due inutilizzati in anni precedenti o di altri figli.

La Mamma è donna di letture, al corso preparto ha ascoltato musica classica per educare il bambino al suono, ha effettuato correttamente l’imprinting come da manuale, strappando il figlio all’ostetrica per fare sentire alla creatura il proprio battito del cuore, ha letto tutti i libri su come essere un buon genitore e soprattutto vuole che il figlio abbia amici numerosi, attività scolastiche stimolanti e vita sociale intensa. E se per questo deve comprare un raccoglitore grande ad anelli con fogli a quadri copisteria in (almeno 3) colori diversi e raccoglitore in plastica trasparente anch’esso ad anelli, ebbene: lo farà. Ne va dell’apprendimento di un corretto metodo di studio. La Mamma è sprezzante del rischio: ha sempre convinto qualsiasi commerciante a darle tutto l’ ”occorrente” lasciando un acconto di dieci euro, che poi vengo a saldare domani al massimo dopodomani, che tanto non devo tornare a ritirare il goniometro e il balanzone («balaustrone, signora, balaustrone»)? Tutt’al più, mentre va alla cassa, con movimento rapidissimo mentre il figlio messaggia col compagno bocciato (mamma: non hai capito! È simpaticissimo! I professori ce l’avevano con lui, non è che non studiava!) lei rimette a posto il temperamine, il flauto marrone con doppia custodia, il tubetto di tempera acquerellata color salmone, la gomma del Milan con incorporato scopino in plastica e l’evidenziatore verde pisello. La Mamma, per rivalsa, afferra la penna di dieci colori – inclusi verde acqua e lilla – che mediamente si rompe dopo dieci secondi.

La mamma però quest’anno ha un alleato: il portafogli. Quest’anno si è presa di coraggio e ha dichiarato: che i libri si compreranno usati facendo il giro delle scuole dove all’uscita stazionano i venditori con i portabagagli aperti, che il camice da laboratorio per la chimica da acquistare alla Casa del Cameriere non lo comprerà mai e poi mai, che se ne frega altamente se quest’anno va la tracolla quadrata sportiva e non più lo zaino dell’anno scorso («che oltretutto, mamma, è tutto pieno di scritte e se ti ricordi una volta c’è caduta dentro una bustina di ketchup. Aperta!»). Quest’anno, no. È l’Europa che ce lo chiede!