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Gesip, lavoratori in assemblea:
"Vogliamo i nostri soldi"


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Un gruppo di lavoratori è riunito in assemblea in via Maggiore Toselli e protesta per la presenza in servizio di una ventina di colleghi. "Non c'è stata alcuna precettazione - dicono - vogliamo i nostri soldi della tredicesima, della quattordicesima, gli assegni familiari e le festività soppresse: soldi che l'azienda dovrebbe già avere in cassa".

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PALERMO - “Io il 27 voglio i soldi, devo disimpegnare l'oro e pagare 300 euro di Tarsu. Come faccio?”. Il dipendente Gesip ha in mano le cartelle esattoriali della Serit e alcune bollette, tutte in scadenza. E non è il solo questa mattina in via Maggiore Toselli, dove un gruppo di operai della società partecipata, ormai da quasi un mese in astensione da lavoro, ha indetto un'assemblea per parlare con il liquidatore Giovanni La Bianca.

“Noi chiediamo i soldi che ci spettano – dicono Totò Spatola della Cisas, Maurizio Giannotta della Cisl e Mimmo Pasca di Usb – vogliamo che il liquidatore ci dia chiarimenti sulle nostre spettanze: parliamo di otto dodicesimi della tredicesima, di un dodicesimo della quattordicesima, di tre giorni di festività soppresse, del conguaglio e degli assegni familiari. Soldi che dovrebbero essere stati accantonati e che oggi chiediamo ci vengano dati”. Somme che, in media, si aggirerebbero sui mille euro a dipendente, compreso il conguaglio delle aliquote che, per quattro mesi di inattività, inevitabilmente scenderebbero e che, secondo i sindacalisti, spetta di diritto come parte della tredicesima proprio in virtù della cassa integrazione in deroga. Una boccata di ossigeno per chi rischia di non poter pagare i debiti a fine mese.

“Girano voci – aggiunge Spatola – che il liquidatore stia chiedendo al Comune il pagamento della fattura di maggio, ma ci risulta che i soldi siano stati anticipati da Palazzo delle Aquile, quindi l'azienda non ha crediti. Il 92 per cento delle fatture sono destinate al personale, è tutto costo del lavoro, quindi i soldi dovrebbero esserci”. Soldi che farebbero comodo ai lavoratori, che fra qualche giorno rischiano di perdere il primo stipendio in undici anni. “Da sei mesi aspetto gli assegni familiari – dice un operaio – l'Inps mi dice che li ha dati all'azienda: ma dove sono? E non sono il solo: c'è chi li aspetta da due mesi, chi da cinque”.

Ma i lavoratori sono sul piede di guerra anche per la discrepanza tra le dichiarazioni della Regione e del Comune (“da piazza Pretoria dicono che ci pagheranno entro il 15 ottobre, ma Armao intanto dice che non ci sono soldi”) e per la presenza in azienda di una ventina di dipendenti, tra amministrativi e addetti alle pulizie, che sarebbero stati richiamati al lavoro dal liquidatore con una mail. “Stiamo scrivendo al prefetto – dicono i lavoratori in assemblea – perché sia informato che questi lavoratori, pur senza precettazione, firmano regolarmente la presenza in azienda. Il liquidatore sta veramente esagerando”. Di La Bianca, nel frattempo, non c'è traccia: il telefono squilla continuamente a vuoto. “Ma io devo comprare i libri di scuola ai miei figli – dice un operaio in portineria - non mi interessa come trovano i soldi, mi spettano e non posso andare in mezzo alla strada”.