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Il figlio di un operaio Gesip

"Palermo gioisce per disgrazie,
questa non è più la mia terra"


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Continuano ad arrivare in redazione lettere di persone il cui destino è in qualche modo legato alla vertenza degli ex lavoratori Gesip. Oggi diamo spazio alla missiva del figlio di uno degli ex operai della municipalizzata. Sorpreso dalla reazione dei suoi concittadini e sul punto di lasciare la città.

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PALERMO - Finalmente riesco a scrivere anche la mia in merito alle ultime vicende legate agli avvenimenti accaduti nella nostra amata città. Premetto che sono figlio di un operaio Gesip e quindi sono sicuro che verrò già schedato come possibile avanzo di galera da qualche lettore. Scrivo questa lettera solo per esprimere la mia indignazione nei confronti di questa città, sono un frequente lettore di questo sito e da tutto quello che leggo e, soprattutto, vedo in giro per la città, evinco soltanto che viviamo in un limbo dal quale è meglio fuggire il più presto possibile.

Al di là di tutti i disservizi e della delinquenza, la cosa che più grava su di me, è la mentalità di troppe persone. Purtroppo, devo dire, che è inammissibile che un popolo come il nostro, famoso soprattutto per il suo calore familiare, gioisca nel sentire la notizia che 1.800 operai probabilmente saranno sbattuti per strada e questo lo scrivo sulla base di ciò che sento e che leggo nei commenti dei vari blog, ma anche in questo sito.

Più volte ho letto lettere intitolate "Cara palermo, ti odio". Non avrei mai voluto dirlo ma sto iniziando a star male qui, nella mia terra natale, la quale credevo fosse uno dei posti più belli al mondo, ma che sta andando alla rovina per colpa di una mentalità che tutt'ora stento a comprendere. Ma la mia indignazione va al di là del caso Gesip, si estende trasversalmente a tutti i settori della città, ai posteggiatori abusivi, alle strade sporche, ai mezzi pubblici che sono assenti, non funziona nulla qui e spero che in un futuro, i nostri padri non ci lascino in eredità questa terra in condizioni pietose.