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PALERMO. GARANTE DEI DETENUTI

Sedici dipendenti e affitti arretrati
Viaggio nell'ufficio dello scandalo


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Ecco di cosa si occupa l'ufficio del Garante dei detenuti dove la Finanza ritiene di aver smascherato casi di assenteismo. Sullo sfondo una storia di contrasti interni.

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PALERMO - Due dirigenti, quattordici dipendenti, migliaia di richieste che piovono dalle carceri siciliane e pochi soldi a disposizione. Talmente pochi da non riuscire neppure a pagare l'affitto. Ecco la radiografia dell'ufficio del Garante regionale dei diritti dei detenuti. L'ufficio pubblico travolto dallo scandalo dove, secondo i finanzieri, il personale si sarebbe allontanato dal posto di lavoro per lunghe pause caffè non autorizzate o addirittura per fare shopping.

La cronaca ci racconta di un'inchiesta per assenteismo. Otto dipendenti sono indagati per truffa e falso ideologico. Sotto accusa è finito pure il dirigente, Lino Buscemi, per non avere vigilato sui suoi dipendenti. Impossibile trovare qualcuno che accetti di parlare. Di cose da dire nell'ufficio palermitano di via generale Magliocco, però, sembra che ne abbiano parecchie. Preferiscono tacere per difendersi nelle sedi opportune “certi di essere estranei ai fatti e fiduciosi nel lavoro della magistratura”. Frase di rito che stavolta cela più di un malessere. Le bocche restano cucite nell'appartamento al terzo piano della strada pedonale nel salotto della città.

Al di là della cronaca, dell'accusa e della difesa che si scontreranno nelle aule di giustizia qualora si dovesse arrivare a processo (siamo nella fase dell'avviso di conclusione delle indagini), basta spostare l'attenzione sull'ufficio per scoprire l'esistenza di un conflitto latente. Neppure troppo velato dai protagonisti. Lino Buscemi e il garante Salvo Fleres, nei giorni scorsi, non se le sono mandate a dire. C'è n'è abbastanza per fare dichiarare al legale della difesa, l'avvocato Mauro Torti, "l'insussistenza delle condotte contestate" e aggiungere che  "i dipendenti pagano il conto dei contrasti all'interno dell'ufficio”.

A partire dall'anno della sua istituzione, era il 2006, l'ufficio si occupa di promuovere e facilitare l'inserimento lavorativo e il recupero culturale e sociale delle persone che sono finite in carcere. Ed ancora: vigila affinché i diritti dei detenuti e dei loro familiari siano garantiti. Di fatto si occupa di casi umani, il più delle volte disperati. Che si traducono in centinaia di lettere spedite agli uffici del Garante e nelle più disparate richieste. A rispondere alle missive e a fare da filtro fra il detenuto e la pubblica amministrazione ci sono i dipendenti. Nella sede principale, quella di via Magliocco, a Palermo, lavorano undici persone - fra funzionari, istruttori e operatori - più il dirigente, Lino Buscemi. Esiste anche una sede distaccata a Catania, ospitati in alcune stanze di Palazzo Minoriti, sede della provincia, con tre dipendenti e un capo (Salvatore Sciacca).
La busta paga dei dirigenti prevede un fisso - circa 2700 euro netti al mese - a cui va aggiunta una componente variabile (per un massimo di 23 mila euro all'anno). Gli stipendi degli altri dipendenti vanno da un minimo di mille a un massimo di mille e 500 euro mensili netti, a seconda della qualifica e dell'anzianità di servizio. Stipendi a parte, di fatto l'attività dell'ufficio ha subito un contraccolpo negli ultimi anni. Difficile se non impossibile attuare delle iniziative con delle risorse via via sempre più esigue. Si è passati da 500 mila euro nel 2009 a 70 mila nel 2010, fino ai 36 mila nel 2011. Soldi che per la verità non bastano neppure per pagare l'affitto della sede: 55 mila euro all'anno più seimila circa di condominio. Ed infatti l'amministrazione regionale è morosa da due anni.

Alla guida dell'ufficio c'è il garante, il senatore Salvo Fleres, nominato nel 2006 dall'allora presidente della regione Totò Cuffaro. Il suo mandato dura sette anni. Dal 2006 al 2010 il garante ha incassato un totale di 425 mila euro di compensi. Da due anni non percepisce più i soldi. In ballo ci sono ancora 99 mila euro per il 2011. La cifra è già stata impegnata solo che Fleres non l'ha ancora incassata. Nel giugno del 2011 ha fatto sapere di rinunciare alla retribuzione. Cosa che ha ribadito nei giorni scorsi: “Ho rifiutato il compenso e dimezzato i costi dell’intero ufficio”. Apriti cielo. Buscemi ha tuonato in un comunicato stampa: Fleres si sarebbe limitato a chiedere la “sospensione” del pagamento delle sue “spettanze” a cui non avrebbe rinunciato. La cifra sarebbe inserita, infatti, nel bilancio di previsione per il 2102 e in quello per il triennio 2012-2014. Fleres sul punto è intransigente. Oltre a confermare, ancora una volta, che non intascherà più neppure un centesimo aggiunge: “Il compenso è previsto dalla legge. Non posso non farlo inserire in bilancio”. Di certo c'è che con la finanziaria del 2012 la giunta presieduta dal governatore Raffaele Lombardo ha stabilito che la prestazione del garante sarà a titolo gratuito.

“Ho dimezzato i costi dell'ufficio”, ha dichiarato Fleres che oggi aggiunge di avere chiesto, ormai un anno e mezzo fa, al presidente della Regione di “dimezzare il personale" e "al Dipartimento della funzione pubblica di adottare dei provvedimenti disciplinari. Ma nulla è stato fatto”. Carte alla mano anche Buscemi si è intestato una serie di iniziative per ridurre le spese. Un anno fa il dirigente aveva chiesto la soppressione delle sede catanese dell'ufficio e la diminuzione del personale in servizio a Palermo. Vista l'esiguità degli stanziamenti regionali il carico di lavoro era notevolmente diminuito. Allora meglio utilizzare il personale in altri uffici regionali. Ed ancora Buscemi proponeva il trasferimento al civico 46 di via Magliocco, di proprietà della Regione, in considerazione del fatto che “la signoria vostra non ha mai usufruito (tranne 1 o 2 volte nell'arco di tre anni) dell'ampio salone studio con annesso servizio e camera ad uso privato. Ambienti inutilizzati di cui si può fare senz'altro a meno”.

Una stiletta nei confronti di Fleres, che sul punto, come su altri, annuncia querele certo che la Guardia di finanza, a cui si è rivolto, abbia ricostruito uno spaccato fin troppo chiaro di come (non) funzioni l'ufficio. Per essere chiaro aggiunge: “Sono stato minacciato da lettere anonime a causa dei disservizi dell'ufficio. Non ho intenzione di rischiare la pelle mentre altri vanno a fare shopping per i negozi di Palermo”.

Una nota finale. Al di là dell'assenteismo e dello shopping - reali o presunti tali - in una cosa l'ufficio del Garante del diritti dei detenuti si distingue, e in positivo. Il sito www.garantedirittidetenutisicilia.it offre un'informazione dettagliata sull'attività e i compensi. Un esempio di trasparenza che raramente si trova per l'attività di altri uffici regionali.