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Catania, dopo il no all'archiviazione

Caso Ciancio, parola alla difesa
"Sa fare affari, la mafia non c'entra"


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Caso Ciancio, ecco la strategia della difesa. La rivela, in esclusiva a Live, l'avvocato dell'editore, Enzo Musco

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CATANIA - Livesicilia ha intervistato in esclusiva Enzo Musco, avvocato di Mario Ciancio, che spiega i retroscena dell'inchiesta e si dice sicuro dell'innocenza del suo assistito. “Ciancio è molto bravo negli affari -dice Musco- ha guadagnato 24milioni di euro con il centro commerciale, ma la mafia non c'entra”.

Enzo Musco, legale di Mario Ciancio, è ritenuto un luminare del diritto non solo alle falde dell'Etna. Avvocato di grido, ha il compito di traghettare Ciancio, l'uomo più potente della Sicilia, all'udienza fissata per il prossimo 16 novembre dal Gip Luigi Barone, che al momento non ha accolto la richiesta di archiviazione per l'ipotesi di concorso esterno in associazione mafiosa avanzata dal pm
Antonino Fanara.

“Siamo sereni -esordisce Musco- perché Fanara è un pubblico ministero molto bravo, rigoroso e serio e devo dire che sono sorpreso dalla decisione del Gip di non archiviare”.

“Ho letto ieri pomeriggio le circa 30 pagine della richiesta di archiviazione -aggiunge Musco- che passa in rassegna anche fatti degli anni '80 e si fonda su un'analisi frutto dell'interrogatorio di 7 collaboratori di giustizia, da Siino a Ciancimino: tutti parlano degli affari di Mario Ciancio, ma mai si trova l'esistenza di un contributo dato da Ciancio a una qualsiasi associazione”.

Per il professore Musco “si vede un Ciancio che sa fare gli affari, ma questo è frutto della sua bravura”. Uno dei pilastri dell'inchiesta è rappresentato dalle plusvalenze nella realizzazione del centro commerciale Icom, sorto sui terreni di Mario Ciancio, trasformati da agricoli in edificabili grazie a una variante dell'amministrazione Scapagnini.

Ciancio era socio del fratello del senatore Vizzini e di Tommaso Mercadante, figlio di Giovanni Mercadante. Pochi anni prima delle varianti che hanno trasformato i terreni di Ciancio in oro, un'imprenditore messinese era stato intercettato mentre assicurava che “Ciancio aveva garantito tutte le autorizzazioni possibili e immaginabili senza pretendere una lira fino all'inizio dei lavori”. Autorizzazioni che col tempo sono arrivate ma, secondo l'avvocato, la mafia non c'entra. “Il cambio di destinazione d'uso- spiega Enzo Musco- l'ha stabilito il consiglio comunale, Mario Ciancio giustamente ha fiutato l'affare e ha venduto tutto al gruppo Auchan-Rinascente, guadagnando qualcosa come 24-25 milioni di euro, il tutto legittimamente, aveva anche altri soci, ed era proprietario del terreno, sul quale aveva un'opzione a vendere”.

Agli atti del processo a carico di Ciancio c'è anche un'analisi dei furti avvenuti nelle ville dell'editore catanese a cavallo degli '80. “Secondo Siimo -racconta Musco- i ladri sarebbero stati sistemati da Santapaola, ma sono tutte chiacchiere che non hanno valore”.

Musco svela a Livesicilia che la Procura ha indagato anche sui rapporti tra il sindaco di Catania Raffaele Stancanelli e Mario Ciancio che “per evitare un pagamento immediato di pubblicità elettorale ha fatto pagare all'aspirante sindaco una pubblicità elettorale come pubblicità commerciale: la pubblicità elettorale si paga subito, quella commerciale a 90 giorni e non era Stancanelli a pagare ma il partito”.

Domanda: avvocato, magari si ipotizzava una corsia preferenziale per Stancanelli? “Al massimo -risponde il legale di Ciancio- si può ipotizzare qualcosa di tributario o amministrativo, ma non il concorso esterno in associazione mafiosa”.

Enzo Musco, entro pochi giorni incontrerà Mario Ciancio. “La mia impressione è questa -commenta il legale- la richiesta di archiviazione è estremamente seria, fatta da un magistrato che ha grande competenza, probabilmente prepareremo una memoria, parlerò con il pubblico ministero che ci ha lavorato tanto, ma siamo assolutamente sereni e fiduciosi nella giustizia”.