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Accolte le indicazioni di Grasso

Estorsione a Berlusconi,
l'inchiesta Dell'Utri a Milano


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Si sposta a Milano l'inchiesta sulla presunta estorsione di Dell'Utri a Berlusconi. E monteranno, c'è da scommetterci, le polemiche.

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PALERMO -
Trasferita a Milano l'inchiesta sulle presunta estorsione commessa da Marcello Dell'Utri ai danni di Silvio Berlusconi. Se estorsione c'è stata il reato è stato commesso nella città meneghina. E dunque non spetta ai pubblici ministeri palermitani indagare. La decisione è della Procura generale della Cassazione che scrive: "Allo stato delle indagini tutti i bonifici risultano essere pervenuti sui conto correnti accesi da Dell'Utri presso banche di Milano, eccetto due''.

I bonifici sono quelli per circa 40 milioni di euro transitati dai conti dell'ex premier a quelli del fedelissimo senatore del Pdl. L'ultimo passaggio di denaro, avvenuto alla vigilia della sentenza della Corte di Cassazione che avrebbe potuto mandare in carcere Marcello Dell'Utri - la sentenza venne però annullata con rinvio - ha fatto scattare all'iscrizione nel registro degli indagati anche di Miranda Ratti, la moglie di Dell'Utri accusata di riciclaggio come il marito. Sarebbe stata lei ad occuparsi del denaro pagato dal Cavaliere per la vendita di una villa sul lago di Como. I soldi sono stati scovati a Santo Domingo dove Dell'Utri potrebbe avere atteso la sentenza della Cassazione.

Nei giorni scorsi i pubblici ministeri palermitani avevano respinto le eccezioni sollevate dall'avvocato di Silvio Berlusconi, Nicolò Ghedini. Il legale aveva obiettato la competenza dei pm a indagare sulla presunta estorsione. Di diverso avviso il procuratore Francesco Messineo e i sostituti Nino Di Matteo e Francesco Del Bene. Secondo la difesa dell'ex premier visto che l'attività lavorativa del Cavaliere si svolge ad Arcore competente doveva essere Monza; mentre la Procura nazionale antimafia diretta da Piero Grasso era favorevole a uno spostamento a Milano. E' passata questa linea.

L'indagine approda così alla direzione distrettuale antimafia di Milano. Ad occuparsene sarà il dipartimento guidato da Ilda Boccassini, già titolare del procedimento sul caso Ruby. Delusione fra i pm palermitani che sottolineano come la stessa Cassazione nel procedimento nei confronti di Dell'Utri per concorso esterno in associazione mafiosa aveva sostenuto la fondatezza dell'ipotesi secondo la quale, il senatore avrebbe avuto un ruolo di intermediario nel pagamento da parte di Berlusconi di somme destinate alle famiglie mafiose. Pagamento che, secondo i pm, altro non sarebbe che una prolungata estorsione.

Nel provvedimento il sostituto procuratore generale della Suprema Corte, Aurelio Galasso, però scrive: ''Il richiamo da parte del pm della sentenza di condanna di Dell'Utri non appare rilevante ai fini di una eventuale competenza per connessione - scrive il magistrato - come rilevato dal procuratore nazionale non vi è coincidenza temporale tra le vicende, dal momento che la responsabilità penale di Dell'Utri è stata affermata fino al 1992 mentre i fatti per cui si procede sono tutti successivi. Inoltre i due procedimenti si trovano in diverse fasi procedimentali sicché nessuna connessione è ipotizzabile''.