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La lettera

Il male della Sicilia: gli uscenti
che verranno ricandidati


L'onorevole Giovanni Barbagallo invia una lettera in cui spiega le ragioni per cui non si ricandiderà. Poi, allarga la visuale. Perché la classe politica uscente resta attaccata alla poltrona?

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ars, candidature, Giovanni Barbagallo, Politica
PALERMO- La scelta di non accettare la proposta di ricandidarmi alle prossime elezioni regionali non nasce da ragioni “familistiche”, così come strumentalmente è stato riferito da alcuni organi di stampa on line, ma dalla consapevolezza che restare nello stesso posto per molti anni non aiuta a far crescere una nuova classe politica. Ci sono giovani amministratori che hanno dimostrato di sapere operare nella propria comunità e meritano di essere valorizzati. Tra questi c’è certamente il sindaco di Pedara, l’avv. Antony Barbagallo, che non è mio nipote. Se avessi voluto fare una scelta “familistica” non avrei sostenuto la candidatura di un cugino di secondo grado, ma avrei proposto qualcuno dei miei figli o dei miei fratelli. La cosa grave, purtroppo, è che, nonostante la Sicilia continui ad accumulare primati negativi, quasi tutti gli uscenti verranno ricandidati.

Appare singolare ritenere che un’altra fase politica si possa aprire con gli stessi protagonisti della precedente. La qualità della risposta amministrativa è, infatti, proporzionale alla qualità della classe dirigente. Non basta cambiare il Presidente della Regione! Sarebbe necessario un rinnovamento più radicale. Avrei potuto continuare il mio impegno istituzionale alla Regione, ma non ho chiesto neppure la deroga. I miei 16 anni di permanenza all’ARS mi sono sembrati sufficienti per potere maturare l’idea di fare spazio. Speravo che il mio esempio venisse seguito da altri, ma così non è stato. Si ha la sensazione che ci si muova su schemi tradizionali, culturalmente superati. Molti pensano di poter condizionare il futuro presidente sperando che nessuno raggiunga la maggioranza assoluta dei seggi. Mi auguro che non sia così, ma non mi pare che ci sia la necessaria consapevolezza sulla gravità della situazione finanziaria.

Manca un confronto serio sui contenuti programmatici e sulle riforme in grado di far progredire realmente la Sicilia. Nemmeno le tante inchieste sui costi della politica hanno prodotto scelte significative. Gli sprechi continuano, senza capire che i sacrifici maggiori dovrebbero essere fatti da chi ha di più. Ho portato avanti la battaglia per la riduzione dei parlamentari regionali, per il taglio ai benefit dell’Ufficio di presidenza dell’ARS, per l’abolizione degli enti inutili, per l’eliminazione dei consulenti, per il contenimenti delle spese discrezionali del Presidente, per la diminuzione delle indennità dei deputati e dei superburocrati, ma sono stati adottati provvedimenti assolutamente irrilevanti, e, in molti casi, non è stata data alcuna risposta. Spero che i rappresentanti della nuova Assemblea regionale riprendano questi temi. Se così non fosse il crescente clima di antipolitica si potrebbe trasformare in vera e propria rabbia sociale. Il mio impegno politico continuerà in direzione della formazione di una nuova coscienza civica. Sarò disponibile per altri ruoli qualora ci fosse la possibilità di esprimere un impegno legato ai principi che ispirano il mio agire politico. In mancanza di una vera e propria rigenerazione culturale la politica non potrà, però, cambiare.

Occorre riscoprire il senso più autentico del servizio e operare per evitare che la logica dello scambio clientelare rimanga la norma e la politica, ispirata a principi di uguaglianza ed universalità, l’eccezione.