Live Sicilia

Dopo il maxi pignoramento

Per i dipendenti dell'Ars
a rischio lo stipendio di ottobre


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Oggi doveva essere il giorno del pagamento degli stipendi. Ma i dipendenti dell'Ars non hanno visto un euro. Intanto l'Assemblea ha fatto i conti: gli arretrati da restituire ammonterebbero a 2,5 milioni, e non ai 24 pignorati dopo il ricorso vinto da 77 impiegati di Palazzo dei Normanni.

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PALERMO- L'Ars farà sentire le sue ragioni nell'udienza già fissata per il 16 ottobre. Ma fino ad allora, di stipendi non se ne parla. Non solo. In quella giornata, l'amministrazione di Palazzo dei Normanni contesterà sia la legittimità che l'entità del pignoramento da oltre 24 milioni di euro che ha di fatto congelato le casse dell'Assemblea. Poi, il giudice deciderà. Ma a quel punto, rischiano di saltare anche i pagamenti di ottobre.

Insomma, come era stato annunciato da Live Sicilia, il mega pignoramento piovuto sulle casse dell'Ars, non ha consentito di erogare appunto gli stipendi dei quasi 300 lavoratori del Palazzo che oggi masticano amaro, non parlano volentieri, e hanno chiesto e ottenuto un incontro al segretario generale Giovanni Tomasello, che non ha potuto fare altro che allargare le braccia. Soldi non ce n'è.

“Cose che capitano”, dice un commesso. Nel frattempo, i corridoi sono quasi vuoti. Talmente vuoti che due giapponesi con immancabile macchina fotografica possono gustarsi in silenzio le bellezze del più antico parlamento d'Europa, delle sue sale. Deserte. Restano i commessi, in livrea. Oggi che è il 27. Oggi che è giorno di stipendio. Uno stipendio che non arriverà. “Siamo poveri ma felici”, minimizza un altro, sorridendo amaro. “Silenzio stampa”, chiude un'altra dipendente, non celando un po' di imbarazzo. Perché lo stato d'animo dei dipendenti è un misto di rabbia per uno stipendio che non arriverà e convinzione del fatto che a “bloccare” quegli stipendi siano stati 77 colleghi. Più anziani. “Qua c'è gente che ha mutui da pagare, scadenze a cui far fronte”, racconta però un altro dipendente. Mentre anche i giornali nazionali raccontano di come le indennità dei deputati siano arrivate regolarmente. Ma riguardo a questa vicenda, si deve davvero parlare di una grottesca casualità: i parlamentari, infatti, di regola ricevono le indennità il 24 del mese. Il pignoramento è arrivato proprio in quella stessa giornata. Qualche ora dopo, però, che i deputati potessero incassare il proprio stipendio.

Il problema, però, per i dipendenti è che lo stipendio potrebbe non arrivare nemmeno il prossimo mese. Fino al 16 ottobre, infatti, l'Ars non potrà far sentire le proprie ragioni. E intanto, il pignoramento è lì. A tenere chiuse nel cassetto non solo le buste paga, ma anche le fatture per i fornitori. A secco anche loro. Nemmeno per loro, al momento, c'è un euro.

Oggi, intanto, mentre i due giapponesi vagavano tra Sala Rossa e Sala Gialla, negli uffici dell'Assemblea le calcolatrici scandivano il tempo. La somma da “restituire” ai 77 ricorsisti, secondo i dirigenti, è assai diversa da quella che ha finito per generare il maxi pignoramento. “Stiamo parlando – spiega il segretario generale aggiunto dell'Ars Paolo Modica de Mohac – di una somma che si aggira intorno ai 2,4-2,5 milioni. Dieci volte inferiore a quella dell'ingiunzione”. Le differenze enormi sarebbero dovuto al diverso modo di conteggiare gli scatti di anzianità. Secondo i ricorrenti, infatti, la promozione dalla prima alla seconda fascia stipendiale doveva coincidere anche col riconoscimento nella fascia più alta, dell'intera anzianità maturata nella fascia di provenienza. Un'interpretazione letta in maniera un po' più “restrittiva” dall'Ars, che, per essere brutalmente sintetici, riconoscerebbe il passaggio alla fascia stipendiale superiore, ma col riconoscimento del primo livello di anzianità.

Il tribunale del lavoro, però, ha dato ragione ai dipendenti. “Non quantificando però – ha puntualizzato Modica – l'entità della somma da riconoscere. E secondo i nostri calcoli non va oltre i 2,4 milioni di euro. Una cifra che, si capisce bene – ha aggiunto – l'Ars può liquidare senza grossi problemi. Erogando immediatamente gli stipendi. Mentre quel mega pignoramento sta creando enormi danni all'amministrazione”. E non è escluso che per questi danni l'Ars non intenda, in futuro, rivalersi contro gli stessi ricorrenti. Un'ipotesi. Come altre. “Quello che è certo – ha proseguito Modica – è che quel pignoramento, che è stato quantificato dal legale dei ricorrenti e non da un tribunale, sta creando disagi insopportabili. E non mi riferisco solo agli stipendi, considerato il fatto che alcuni di noi possono anche resistere a un ritardo delle buste paga. Ma penso anche ai tanti fornitori che attendono i soldi dell'Ars”.

Uno stato di difficoltà che si propagherà almeno fino al 16 ottobre. Quando l'amministrazione dell'Ars chiederà di non riconoscere la sussitenza degli estremi per il pignoramento. E in alternativa, di accogliere il calcolo dei dirigenti dell'Assemblea. “Anche qualcuno dei ricorrenti – rivela Modica – mi ha confidato che non aveva intenzione di chiedere tutti quei soldi”. Tanti soldi. Qualche dipendente ha chiesto infatti oltre 313 mila euro, altri 280 mila, altri ancora 220 mila. E in questo modo, ha bloccato anche gli stipendi dei colleghi. Che oggi scelgono la via del sorriso amaro. Consapevoli del fatto che quella del 16 ottobre sarà solo una puntata. Alla quale dovrà seguire la decisione del giudice. Che potrebbe arrivare anche dopo quindici, venti, trenta giorni. Quando lo stipendio di ottobre si potrebbe aggiungere a quello di settembre, alla voce “arretrati”.