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Mafia e imprenditoria

Sigilli all'impero di Tarantolo
"Prestanome di Messina Denaro"


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E' di 25 milioni il valore del sequestro effettuato dagli agenti della Divisione anticrimine della questura, guidati da Giuseppe Linares, e del nucleo di Polizia tributaria della guardia di finanza di Trapani.

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TRAPANI - Venticinque milioni di euro. L'impero economico di Vito Tarantolo finisce sotto sequestro. L'attività dell'imprenditore edile originario di Gibellina è stata passata ai raggi x dagli agenti della Divisione anticrimine della questura e del nucleo di Polizia tributaria della guardia di finanza di Trapani. Un lavoro certosino, coordinato dal primo dirigente Giuseppe Linares (nella foto), che ha coperto un arco temporale dal 1996 a oggi. Anni in cui Tarantolo ha costruito una fortuna aggiudicandosi importanti commesse edili.

Il provvedimento è stato emesso dal Tribunale trapanese. Dall’occulta società con soggetti organici alla mafia, alla pilotata aggiudicazione degli appalti fino alla decisiva “copertura” di Cosa Nostra per condivise, lucrose iniziative economiche, quasi tutto lo spettro della normativa antimafia in materia di misure di prevenzione personali e patrimoniali si cucirebbe addosso alla figura di Tarantolo, espressione della vocazione imprenditoriale di Cosa Nostra a Trapani.

La sua valenza criminale emerge dalle inchieste giudiziarie che portarono alla cattura, nel febbraio 2001, del capo mandamento Vincenzo Virga. Piu' di recente, nel 2007, in occasione della cattura dei capimafia palermitani Salvatore e Sandro Lo Piccolo, furono trovati dei pizzini scritti da Matteo Messina Denaro in cui si faceva riferimento a Tarantolo. Era lui l'uomo scelto per aggiudicarsi la costruzione della rete di recinzione dell'aeroporto Falcone e Borsellino di Palermo.

L'imprenditore era stato arrestato nel 1998 quando le intercettazioni ambientali negli uffici di alcuni professionisti svelarono le collusioni fra imprenditori, mafiosi e politici. Tarantolo patteggio' una condanna a un anno e sei mesi per favoreggiamento. Nonostante la pena l'imprenditore non avrebbe cambiato frequentazioni e abitudini tanto da essere bollato come socialmente pericoloso. Attorno all'impresa a lui riconducibile, la Cogeta, Tarantolo avrebbe costruito un reticolo di aziende capace di aggiudicarsi una lunga serie di appalti. Sono finite, tutte o in parte. sotto sequestro. Eccole: Cogeta, Cogeco società cooperativa, ditta individuale Tarantolo Vito, Elimi costruzioni, Ipac, Marconi srl, Monte San Giuliano srl, Porto San Francesco, Gav costruzioni, Imedil. Sotto sequestro anche 82 immobili e una sfilza di conti correnti bancari.