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A Firenze

Addio a Pier Luigi Vigna
Una vita contro la mafia


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Muore a 79 anni nella sua Firenze a causa di un tumore. E' stato superprocuratore antimafia e a lungo a capo della Procura di Firenze. Nel suo curriculum le indagini sul mostro di Firenze, sulle stragi del '93 e sul terrorismo.

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È morto dopo una lunga malattia Piero Luigi Vigna. Aveva 79 anni. L'ex procuratore nazionale antimafia è deceduto al Centro Oncologico Fiorentino di Sesto Fiorentino. Le sue condizioni erano peggiorate nelle scorse settimane. Chi gli è stato accanto dice che è rimasto lucido fino alla fine. Una lucidità che lo ha guidato, nel corso di una lunga carriera, anche nell'analisi del fenomeno mafioso.

Piero Luigi Vigna non era più un magistrato dal 2005. Era andato in pensione dopo atto anni trascorsi alla Procura nazionale antimafia. La mafia Vigna l'ha conosciuta, combattuta e anche battuta. Era nato a Firenze e in una piccola pretura toscana aveva iniziato a fare il magistrato. Sempre dalla parte dell'accusa. Era il 1959. Un decennio dopo, alla fine degli anni Settanta, mentre indagava sul terrorismo intuì, assieme ad altri colleghi, la necessità di fare squadra nonostante si lavorasse in città diverse e lontane. Intuizione importante se è vero, come è vero, che sulla base anche di quell'esempio a Palermo, qualche anno dopo, sarebbe nato il pool antimafia di Antonino Caponnetto, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

La mafia, dunque, la cui presenza fu scovata proprio da Vigna nell'inchiesta sulla strage del 23 dicembre 1984. Una bomba piazzata sul rapido 904 Napoli-Bologna uccise 15 persone. Trecento i feriti. Un anno fa il padrino di Cosa nostra Totò Riina è stato raggiunto da un'ordinanza di custodia cautelare in carcere. Per gli inquirenti l'attentati sarebbe stato il risultato di un patto tra Cosa nostra e camorra napoletana per distogliere l'attenzione dalla lotta alla criminalità organizzata, facendo apparire la strage come un atto terroristico di matrice politica. Il vero obiettivo sarebbe stato quello di intimidire Falcone e Borsellino. Fermarli prima ancora che raccogliessero i risultati investigativi che due anni dopo sarebbero sfociati nel primo maxi processo ai boss.

Il primo a scovare la presenza di Cosa nostra nella strage fu, però, Vigna. Fu lui, a metà degli anni Ottanta, a tirare dentro nell'inchiesta Pippo Calò, il boss palermitano considerato l'ambasciatore di Cosa nostra a Roma. Gli anni successivi furono per Vigna segnati dalla caccia al mostro di Firenze che uccideva le coppiette in cerca di momenti di intimità. Fu il magistrato a imboccare la pista che avrebbe portato a Pietro Pacciani.

Poi, di nuovo mafia. Il 27 maggio del '93 Cosa nostra organizzò l'eccidio di via dei Georgofili, nel capoluogo toscano. Cinque morti e 41 feriti. Per la stagione stragista successiva agli attentati di Capaci e via D'Amelio è stato condannato il gotha di Cosa nostra.

Alla luce dell'esperienza maturata, sul nome di Vigna cadde la scelta per ricoprire il posto di procuratore nazionale antimafia. Nel 2005 l'addio alla magistratura. Oggi, l'addio alla vita.