Live Sicilia

L'ultima occasione perduta
per la sinistra divisa


Il passo indietro di Fava avrebbe potuto rappresentare l'occasione per un ricompattamento in extremis della sinistra eternamente divisa. Ma forse sarebbe servito un miracolo. Musumeci ringrazia. Anche se il papocchio di Fava potrebbe rafforzare la corsa di Rosario Crocetta

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claudio fava, giovanna marano, rosario crocetta, sinistra, Politica
PALERMO -
Le vesti di grillo parlante le indossa, come non di rado accade, Antonello Cracolici. Il capogruppo del Pd, quando matura il passo indietro di Claudio Fava, dopo il gigantesco papocchio combinato dal candidato di Sel, la butta lì: “Dopo questa vicenda surreale dell’incandidabilità di Fava, mi sarei aspettato che venisse ascoltato il popolo del centrosinistra che chiede unità per sconfiggere il candidato della destra: perfino il ‘destino’ ha tentato fino all’ultimo di far riunire la coalizione…”.

Il destino ci ha messo lo zampino, dice Cracolici. Ma non è bastato. Perché l'eterna malattia della sinistra, la sua ferrea ed eterna propensione alla scissione e alle divisioni interne, non ha lasciato scampo.

L'uscita di scena di Fava poteva rappresentare un'occasione per ritrovare in extremis un'unità a sinistra, ricompattando la una coalizione forse per la prima volta davvero in grado di battere sul campo la destra e approdare a Palazzo d'Orleans senza ribaltoni. Forse, a questo punto, sarebbe servito un miracolo. Che non è arrivato. Il centrodestra ringrazia.

Certo, l'uscita di scena di una presenza ingombrante come quella di Claudio Fava non fa troppo piacere ai partiti sostenitori di Nello Musumeci, che avevano in Fava il migliore alleato per drenare voti al più temuto competitor, Rosario Crocetta. Riuscirà Giovanna Marano a fare altrettanto? La battagliera sindacalista Fiom è una donna capace e dalla grande personalità, ma sconta forse un difetto di notorietà che non sarà facilissimo colmare in un mese. Non solo: il pasticciaccio fatto da Fava & C. con il tardivo cambio di residenza, e la reazione scomposta (un candidato che fa della legalità la sua bandiera non può liquidare come un “cavillo” una norma di legge senza suscitare per lo meno perplessità) della prima ora, non hanno certo reso un bel servizio alla causa della coalizione. Tutto grasso che cola per Rosario Crocetta, al quale i guai dei competitor alla sua sinistra possono solo giovare. Eppure, ben altri calcoli avrebbe potuto fare il centrosinistra se, anche in extremis, si fosse potuta trovare una convergenza su un unico progetto, un'alleanza riformista in grado di battere Nello Musumeci e arrestarne la progressione che i sondaggi, buon ultimo quello realizzato da Termometro politico per Live Sicilia, confermano.

È prevalsa, fino all'ultimo, a sinistra, la logica del “particulare” e del veto. La coalizione gauchiste costruita attorno a Fava non perdona al Pd l'alleanza con l'Udc, malgrado la “decuffarizzazione” avviata dal partito di Casini, e continua a rimproverare ai democratici le frequentazioni politiche con Raffaele Lombardo. Non solo: in Sicilia si è rafforzato quell'asse anti-montiano che a Roma vede Vendola e il suo partito marciare compatto accanto alla Fiom di Landini e della Marano, a Di Pietro e ai comunisti, molto lontano dal Pd col quale il leader di Sel parla di future alleanze. E' la sinistra, bellezza.

Eppure, lo scontro fratricida siculo sembra essere giocato con gli occhi fissi sullo specchietto retrovisore in una Sicilia che avrebbe bisogno piuttosto di uno sguardo coraggioso rivolto al futuro. Quel futuro continuamente evocato, e quasi sempre a sproposito, in una campagna elettorale che finora è riuscita solo a confermare la lontananza siderale tra un Palazzo autoreferenziale e pantagruelico e un popolo sempre più scoraggiato e confuso.