Live Sicilia

SU "S" LA DEPOSIZIONE INTEGRALE

Viaggio nella mafia nissena
Parla il boss Maurizio Carrubba


L'ex reggente della cosca di Campofranco racconta la sua trafila mafiosa, dall'affiancamento al fratello alla crisi di coscienza che nel 2007 lo avrebbe spinto alla collaborazione.

VOTA
2.5/5
8 voti

carruba, Cronaca
CALTANISSETTA - Un viaggio nella Cosa nostra di Caltanissetta. In particolare, in quella mafia del Vallone che, grazie all'alleanza con i corleonesi, ha tenuto sotto scacco la zona nord della provincia nissena. A parlare nel carcere di Roma Rebibbia, nel cuore dell'estate, è Maurizio Carrubba, ex reggente della cosca di Campofranco. Il mensile S da oggi in edicola pubblica la versione integrale della deposizione.

Ai giudici di Caltanissetta in trasferta Carrubba racconta la sua trafila mafiosa, dall'affiancamento al fratello alla crisi di coscienza che nel 2007 lo avrebbe spinto alla collaborazione. Carrubba, che di mestiere faceva l'operaio dell'Ato di Caltanissetta, fa i nomi di chi si sarebbe succeduto alla guida del clan. A cominciare da Domenico Vaccaro e Salvatore Termini, detto Caterino: “Allora, nei primi anni '90, per quello che mi diceva mio fratello, rappresentante del paese e anche provinciale era poi diventato... Vaccaro Domenico e vice rappresentante Salvatore Termini, Caterino. Poi, dopo l'arresto del Vaccaro è passato rappresentante il fratello, Vaccaro Lorenzo, e poi mio fratello mi ha detto che c'era vice rappresentante Termini Giuvannazzu, non più Caterino... Fino al suo arresto del 2001, dal 2001 l'arrestano, resta il Giuvannazzu, il Termini Giuvannazzu da vice passa a rappresentante. Dopo Termini Giuvannazzu c'è un periodo quasi di circa un anno di vuoto e poi vado alla reggenza io, sino ai primi mesi del 2007, quando decido di lasciare”.

Di nomi ne ha fatto molti altri al processo che vede imputati Salvatore Gianluca Modica (che risponde solo di favoreggiamento), Salvatore Termini "Caterino", Cosimo Caltabellotta ed Edmondo Belardo (accusato di truffa). Sono difesi gli avvocati Giuseppe Barba, Roberto Tricoli, Emanuele Limuti, Calogero Li Calzi, Angelo Tornabene e Giovanni Castronovo (per errore nell'articolo del numero di S in edicola vengono citati come difensori di Carrubba).