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La replica a Simona Vicari

Malafarina: "Contro la mafia
Crocetta ha rischiato la vita"


L'ex questore candidato con Crocetta risponde alla lettera aperta della senatrice del Pdl ed enumera le battaglie contro Cosa nostra dell'ex sindaco: "Pensi ai suoi compagni di partito e la smetta di tirare per la giacca Lucia Borsellino"

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Antonio Malafarina, gela, mafia, rosario crocetta, simona vicari
Antonio Malafarina

"Cara Lucia.

Come vedi la tua discesa in campo a sostegno di Rosario suscita il risveglio della coscienza di qualche politico che, più o meno turbata, chiede a tutela della tua onorabilità, il certificato antimafia di Rosario Crocetta". Lo scrive Antonio Malafarina, ex questore di Gela e attuale candidato alle Regionali con la lista Crocetta, rispondendo alla senatrice del Pdl Simona Vicari.

"Avrai visto quello che scrivevo nel marzo 2003; pensando da poliziotto, affermavo che avrei indagato anche su Crocetta perché conosceva tale Celona e, visto che il tizio era mafioso, volevo capirne il perché senza fare sconti a nessuno. Emerse - prosegue Malafarina - che tra i due c’erano stati occasionali rapporti; nel frattempo Celona, sollecitato proprio da Rosario Crocetta, iniziava a collaborare con la giustizia e, interrogato su quei rapporti, ne riferiva i motivi , chiarendo anche che non aveva dato voti e sostegno a Rosario e che anzi i voti della mafia, da cui era stato “posato”, erano andati ad altri".

Nei mesi e negli anni seguenti Crocetta - afferma Malafarina- ha poi ottenuto la mia fiducia e la mia stima perché si è schierato a viso aperto e pubblicamente contro mafiosi, politici corrotti e malaffare rischiando la vita"

"Potrei fare un lungo elenco di singoli fatti ma mi limito a ricordare le indagini su una cosca mafiosa infiltrata nel comune di Gela in cui gestiva gli appalti, quella su Confindustria nissena, quella sugli appalti del petrolchimico, quella sulle estorsioni. Tutte indagini - ricorda - nelle quali Crocetta ha sempre avuto un ruolo di pubblico sostegno e a volte di specifica, puntuale e fondamentale denuncia".

"Ricordo anche il fondamentale contributo di Rosario Crocetta nella nascita dell’associazione antiraket e, cosa inaudita in Sicilia, l'opportuno licenziamento dal Comune di Gela della moglie del capo indiscusso della più feroce e pericolosa cosca mafiosa di tutto il nisseno portato avanti da Rosario con coraggio e determinazione. Per queste indagini - aggiunge- e tanti altri episodi che si sono conclusi con l’affermazione dello Stato e della legalità, che hanno riscattato e liberato Gela, sono certo di potergli dare, assieme a tutta la mia stima, il certificato antimafia che tanto preoccupa una coscienza che si è risvegliata dopo anni di assordante silenzio".

"Approfittando di tale clamoroso evento vorrei suggerire alla gentile senatrice di rivolgere lo stesso appello anche ai propri colleghi di partito. Penso a un senatore che la Cassazione indica nel 1974 come frequentatore di capimafia di rango o a quello che, in Lombardia , ha comprato i voti dalla mafia o a quelli che a Reggio Calabria hanno ceduto pezzi del Comune alla criminalità organizzata. Anzi, a tal proposito, suggerisco - afferma Malafarina- anche di chiedere aiuto proprio a Crocetta che già ha fatto arrestare a Gela gente che ci aveva provato".

"Quanto alla tutela della memoria di Paolo Borsellino, con cui per anni ho avuto l’onore di aver lavorato, credo che questa coscienza che si risveglia turbata non possa insegnare a sua figlia cosa possa o debba fare: non mi risulta che ne abbia mai avuto a cuore la storia e, soprattutto, non mi sembra che ne abbia legittimazione. E credo - conclude- anche che sia necessario che più nessuno provi a tirare per la giacca Lucia Borsellino e il nome di suo padre sperando che un barlume di dignità illumini anche la propria vita politica.".