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PALERMO

Amat, cda sul decreto ingiuntivo
Ed è trattativa col Comune


Venerdì il cda dell'Amat discuterà del decreto ingiuntivo da 84 milioni promosso dal precedente consiglio di amministrazione nei confronti del Comune. Ma Bellavista si difende: "Non fu fatto contro Orlando, ma già nel 2011". Artioli ora dovrà decidere se ritirarlo e scendere a patti con Palazzo delle Aquile oppure andare avanti.

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PALERMO - Ottantaquattro milioni di euro: a tanto ammonta il decreto ingiuntivo che l’Amat, l’azienda per il trasporto pubblico di Palermo, ha presentato a Palazzo delle Aquile nel 2011. Ottantaquattro milioni che sono solo una parte dei 140 che il Comune deve alla sua azienda: crediti riconosciuti in bilancio, ma ancora non saldati. Allora c’era Mario Bellavista alla guida dell’azienda di via Roccazzo, mentre Diego Cammarata sedeva sulla poltrona più alta di piazza Pretoria.

E sebbene oggi siano cambiati i protagonisti, la vicenda rimane sempre la stessa. Perché quel provvedimento torna prepotentemente d’attualità ora che il Comune deve decidere se fare opposizione o meno e che l’Amat si appresta a discutere del decreto in un cda convocato per venerdì.

Alla guida dell’Amat, oggi, c’è Ettore Artioli e dall’altra parte, nella veste di sindaco, Leoluca Orlando. Lo stesso che, qualche settimana dopo l’insediamento, non ha esitato a puntare il dito contro Bellavista colpevole, a suo dire, di aver fatto partire il decreto pochi giorni prima del suo insediamento.

“Ovviamente non è così – si difende l’ex presidente – e lo dimostrano due cose: il decreto fa riferimento a 84 milioni, ovvero ai crediti maturati fino al dicembre del 2010, e non abbiamo esitato a inviarlo al sindaco che ci aveva nominati, attirandoci così anche gli attacchi di Cammarata; e in secondo luogo ho informato Orlando della situazione in una lettera che gli ho inviato subito e di cui ho dato copia anche alla stampa. Con la precedente amministrazione, avevamo avviato una trattativa di rientro che però si è arenata col commissario Luisa Latella che ci chiedeva di rinunciare a decine di milioni: cosa che non abbiamo accettato. E poi il decreto ha fatto il suo corso”.

Un corso lungo e pericoloso, per le casse di Palazzo delle Aquile, che adesso sta tentando di correre ai ripari riprendendo la trattativa con l’azienda per un accordo che eviti l’esecuzione del decreto. Il Comune, già alle prese con una situazione finanziaria precaria, non sopporterebbe una batosta di questo tipo. "Siamo impegnati nella definizione di una transazione nell'interesse del Comune e dell'azienda", dice l'assessore al Bilancio Luciano Abbonato.

Impossibile capire, intanto, cosa farà l’azienda. L’assessore alle Partecipate, Cesare Lapiana, si è detto più volte convinto che la società ritirerà il decreto ma per ora il presidente Artioli che si guarda bene per il momento dal prendere una posizione.

“Se qualcuno dovesse ritirare il decreto – dice Bellavista – se ne prenderebbe la responsabilità nei confronti dell’azienda. Speravo che con il nuovo sindaco, e soprattutto con il nuovo assessore alle Partecipate, ex presidente dell’Amat, ci fosse un’attenzione diversa verso una società messa sempre in secondo piano perché non considerata in emergenza. Una speranza corroborata anche dal fatto che alcuni soggetti nel frattempo hanno assunto incarichi istituzionali, come Totò Orlando, divenuto presidente del consiglio comunale, che in sede di presentazione del budget mi ha chiesto più volte di accelerare l’iter per il recupero del credito, e il consigliere Orazio La Corte, dipendente Amat e sindacalista, che davanti al Prefetto nell’estate del 2011 ha chiesto la stessa cosa”.

Ma i problemi non finiscono qui. Come se non bastasse il debito del Comune, ci si è messa anche la Regione a rendere la vita difficile all’Amat. Palazzo d’Orleans ha infatti tagliato 11 milioni per il trasporto pubblico cittadino, costringendo così l’azienda a ridurre mezzi e linee. Una decisione che non è particolarmente piaciuta all’assessore Lapiana che, intervistato da Livesicilia a fine settembre, ha definito quelli dell’Amat come dei “problemi organizzativi”. Insomma, il taglio poteva essere evitato.

Una versione che non convince l’azienda: “Parliamo di un taglio notevole – dice il direttore generale Pasquale Spadola – di una riduzione dei corrispettivi, non di organizzazione aziendale”. E la strada, a questo punto, sembra obbligata: per far fronte al taglio della Regione, l’unica soluzione è ricorrere ad un adeguamento del contratto di servizio, ovvero dei soldi stanziati da Palazzo delle Aquile. Un’ipotesi di cui si starebbe parlando, negli incontri tra l’Amat e l’amministrazione, ma che rischia di rendere ancor più pesante la situazione finanziaria di un Comune che destina già 300 milioni su 750 proprio alle aziende.