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L'analisi

No, caro assessore Catania
Quel lato B non c'entra


Giusto Catania si schiera contro la volgarità di certe pubblicità. Ma dietro la violenza forse c'è l'oscurità di una generazione senza speranze. Che con la pubblicità non c'entra.

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Francesco Mangiapane, giusto catania, omicidio Uditore, palermo, Le idee
La pubblicità si sa è una cosa volgare. È un genere che raccoglie testi in lotta, testi che devono emergere per esistere, scalpitando nella jungla mediatica. Essi, allora, proprio per questo, devono essere essenziali, devono puntare al sodo. E sodo è per l’appunto il sedere della solita signorina che imperversa in città nell’annuncio di una compagnia telefonica, insieme all’altra indicazione che conta, il prezzo. Prezzo e culo: il grado zero della pubblicità.

Si potrebbe obiettare che, di strada, dal grado zero, negli anni, se n’è fatta, di volta in volta rinnovando il repertorio della volgarità da sbattere sul manifesto in un vertiginoso andirivieni di facce e deretani, alte idealità e becere pulsioni, solenni promesse ma anche procaci seduzioni. Tutte su misura di uomo medio. E non sono pochi quelli che pensano che non è nel culo la volgarità ma in quella medietà che ci vuole assimilare tutti, ricordandoci, contro ogni rimostranza, che non c’è differenza fra noi e il resto. Che siamo proprio noi, e non il nostro buzzurro vicino, il target della (di quella!) pubblicità.

Ma cosa dice nel dettaglio la campagna incriminata? Fa una metonimia, dichiara di non voler essere come le altre del genere, riportando quell’immagine di culo lì alla sua ragion d’essere commerciale: io non sono finta come il culo che ti faccio vedere ma al contrario manterrò la mia promessa di farti pagare quanto dichiaro a caratteri cubitali.

Di questi giorni è il comunicato dell’assessore Catania che, rilanciando in termini locali la polemica sul “corpo delle donne”, si schiera contro la volgarità di certe pubblicità, indicate come matrice culturale, frame all’interno del quale trova posto la violenza sulle donne, incluse le ultime tragiche vicende di via Uditore. Gioco facile indicare l’italietta televisiva che conosciamo, il culo della signorina, la nostra volgarità sputtanata sui muri come colpevole di omicidio.

Sommessamente vorrei far però notare che, nell’annuncio, nulla si dice del corpo che quel culo comprende: dietro di esso non c’è nessuna donna, nessuna storia d’amore, non c’è niente che racconti, né l’amarezza di essere lasciati da chi si ama, né l’infelicità delle nuove generazioni che non riescono a ottenere nulla nella vita se non la stabilità della loro storia d’amore. Non c’è il buio di chi non vede valore fuori dalla coppia, non riuscendo nemmeno a pensare un futuro oltre il fallimento. Non c’è la tragedia di chi non sa più dire “domani è un altro giorno”.

No quell’immagine è solo un puro culo. Pura pubblicità.