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Racket

“Ninu u' ballerino”
taglieggiato e pestato


Da intercettazioni ambientali, le indagini hanno dimostrato come Antonino Buffa, in arte "Nino u' ballerino" avrebbe ceduto all'imposizione delle forniture. Ma appena il quantitativo degli ordini cala, scatta la rappresaglia.

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PALERMO - Nella lista del racket della famiglia della Noce è finito anche Antonino Buffa, meglio noto come “Nino u' ballerino”, titolare dell'omonima focacceria in corso Finocchiaro Aprile, a Palermo. E gli è anche andata male, perché, stando alle intercettazioni degli indagati, ha anche subito una pesante aggressione che stava per finire in tragedia, visto che il ristoratore per reagire ha brandito un coltello e dall'altra parte è stata tirata fuori una pistola.

L'indagine parte dalle intercettazioni in carcere fra Fabio Chiovaro, indicato come reggente della Noce, e la moglie Loredana D'Amico nel novembre 2010. I due parlano del pagamento della retta della “scuola del bambino” da parte di tale “Nino”. “Sì, mi ha lasciato pure 200 euro, dice: 'Fai quello che vuoi'” afferma la donna. Ma la messa a posto non riguardava solamente una dazione di denaro quanto l'imposizione delle forniture.

Il riferimento a “Ninu u' ballerinu” si ha nelle intercettazioni in carcere fra Felisiano Tognetti e la moglie Felicia Riccobono del marzo 2011. Ad occuparsi di “Nino” c'era “Cesira” dicono in codice i due indicando, secondo le indagini, Luca Crini, uomo di fiducia di Felisiano Tognetti che, però, diceva alla donna di rivolgersi, invece, a “Giacomino il pacchione” - per gli investigatori Giacomo Sciarratta – affinché si potesse risolvere la questione per l'acquisto della “roba”. Un passaggio fondamentale perché si scopre come il vero obiettivo sarebbe rappresentato dall'imposizione delle forniture nel vicino negozio “Eurocarta” di via Re Federico, di cui è titolare proprio Felicia Riccobono. E le cose vanno bene per loro. “Nino quanto ti fa ?” chiede Tognetti. “Questa settimana ha fatto poco 1000 euro (…) di solito fa 1100, 1200” risponde la moglie in un'intercettazione del novembre 2011.

Ma il clan voleva sempre di più. Felisiano Tognetti e Felicia Riccobono parlano di una flessione delle vendite a “Nino u' ballerino”. “I bicchieri non ha preso e piatti …perché poi le altre cose li ha presi (…) perché noi glie li diamo a … euro più cari almeno a 24 euro perché a 80”. Gli ordini erano calati e, secondo le indagini, lo scorso gennaio, Tommaso Tognetti – per conto del fratello Felisiano - sarebbe andato dal “ballerino” per indurlo ad acquistare più merce. Ma nonostante le pressioni, Antonino Buffa ha ridotto gli ordini fino a non spendere più di trecento euro a volta. Non c'era alcuna convenienza, infatti, nel rivolgersi alla ditta di via Re Federico e parte della merce acquistata l'aveva anche restituita. Giovanni Matina, intercettato il 28 gennaio 2012, rivela che Tommaso Tognetti "ha scannato a legnate a Nino (...) al ballerino” e “ha preso la pistola” mentre “il Ballerino lo ha inseguito con il coltello” fino all'intervento di Fabio Chiovaro che ha fatto sgomberare tutto: “Salitevene … salitevene per ora…” avrebbe detto secondo quanto racconta Matina.