Live Sicilia

CICLISMO

Armstrong, cannibale di carta dal silenzio cosciente


VOTA
5/5
4 voti

armstrong, armstrong doping, lance armstrong, lance armstrong doping, tour de france, Dall'Italia e dal Mondo
Lance Armstrong

Lance Armstrong



Talvolta il cancro può non essere il male più difficile da sconfiggere. Capita, infatti, che la sete di successo, la voglia di primeggiare con qualsiasi mezzo, persino il meno nobile, possa rappresentare un morbo incurabile, inattaccabile, in grado di sviluppare metastasi in ogni parte del corpo. Una droga letale a cui non si sa rinunciare, assunta con la lucida consapevolezza di devastare la propria coscienza. Lance Armstrong rischia di diventare la dimostrazione antonomastica di quest'assurda dipendenza da successo.

Riuscire a farsi beffe di quella che da più parti viene definita la malattia del secolo lo aveva già consacrato agli altari della cronaca, eppure l’oramai ex ciclista americano non ha saputo accontentarsi, non poteva e non voleva. Alla sua mente si è reso necessario completare l’opera, trasformare la propria vita in un film drammatico con un finale strappalacrime, commovente. Vincente. Tuttavia non è possibile ridurre la vita ad un mero nastro di pellicola, come ogni Truman show arriva un momento in cui il trucco viene scoperto ed il re rimane nudo. L’esistenza si regge su regole precise, su fragili equilibri che oscillano tra vero e falso, tra giusto e sbagliato, tra puro e marcio: quasi sempre, con il tacito consenso di fatalismo, fede o casualità, a seconda di come la si voglia vedere, svelano il reale colore del profilo di ognuno di noi.

Chi legge, così come chi scrive, probabilmente si chiederà se Armstrong avrebbe vinto anche senza l’ausilio del doping. Impossibile dirlo, magari avrebbe ottenuto meno, magari nulla. Sarebbe stato comunque un eroe celebrato, detentore inattaccabile del diritto alla vita, conquistato, quello sì, con tenacia e fatica, scollinando dopo un gran premio della montagna per molti impossibile anche solo da cominciare. Un vero eroe. Qualche riga a favore del cannibale di carta di ben sette Tour, tuttavia, bisogna spenderla: Armstrong non si è concesso alcun tono di protesta per i titoli che gli sono stati giustamente sottratti, né per i titoli dei giornali, talvolta sin troppo sferzanti, né per le critiche piovutegli addosso. Pur avendone la possibilità, non ha utilizzato i media per professare la propria falsa innocenza. Ha taciuto, dimostrando coscienza e conoscenza dell’errore. Così facendo, ha sconfitto il proprio cancro. Un’altra volta.