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Dipendenti "demansionati"
La Cgil protesta


Una nota dello Sviluppo organizzativo consente ai dirigenti di assegnare ai dipendenti di categoria B le mansioni della fascia A.  La Cgil: "La legge non lo consente, sarebbe il caos".

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comune, palermo, Palermo
PALERMO - Dipendenti in subbuglio al comune di Palermo. E il motivo sta in una nota del 10 ottobre firmata dal segretario generale, Fabrizio Dall’Acqua, e dal dirigente dello Sviluppo organizzativo Sergio Pollicita, con cui si autorizzano i dirigenti comunali, in caso di necessità, ad assegnare mansioni di categoria A a lavoratori di categoria B.

Negli enti locali, infatti, i dipendenti sono suddivisi in quattro categorie che vanno dalla A (la più bassa) alla D. In particolare, Palazzo delle Aquile conta 680 lavoratori di fascia A che svolgono mansioni di portierato, custodia e pulizia, a cui si aggiungono un altro centinaio di dipendenti Coime; gli impiegati di fascia B, invece, svolgono funzioni di collaborazione negli uffici.

Il problema, però, è che i dipendenti di fascia A evidentemente non bastano. Per questo la nota autorizza i dirigenti, “al fine di assicurare la continuità dei servizi“, ad affidare anche a quelli di categoria B il compito di aprire e chiudere gli uffici e la custodia delle relative chiavi. Una disposizione che si rifà ad una sentenza della Cassazione del 2003, che contrasta però con tutta una serie di norme che non consentono il “demansionamento” del lavoratore, ovvero ognuno può fare solo quello che prevede il proprio contratto e in caso contrario può anche fare causa all’amministrazione.

“Potremmo presentare almeno altre 20 sentenze per ogni anno che sanciscono come una cosa del genere sia assolutamente impossibile – dice Giovanni Cammuca della Cgil – anche perché c’è il rischio che l’amministrazione venga chiamata in giudizio dai dipendenti e, in caso di condanna, è il dirigente in persona a pagarne tutte le conseguenze. Ieri c’è stata una riunione con Pollicita, il quale ci ha assicurato che la nota non ha conseguenze immediate, ma è chiaro che se passasse un concetto del genere sarebbe il caos. Un dirigente potrebbe ritrovarsi a fare il funzionario e via dicendo”.

Una “carenza” di custodi che nescerebbe in seguito all’astensione dal lavoro di Gesip, che ha portato molti dipendenti a doverli rimpiazzare per le pulizie degli uffici o dei cimiteri in vista del 2 novembre.

Ma della vicenda si è interessato anche il consigliere comunale Idv Giusi Scafidi: “Abbiamo chiesto al nostro capogruppo, Aurelio Scavone, di intervenire e di parlarne col sindaco. Ho l’impressione che ci sia qualcuno che all’interno del Comune remi contro l’amministrazione. Chiederò ad Orlando di tenere conto delle nostre sollecitazioni e di fare le sue valutazioni prendendo una posizione”.