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OMICIDIO REA

Parolisi condannato all'ergastolo


Salvatore Parolisi è stato condannato all'ergastolo per l'omicidio della moglie Melania Rea. Per i familiari è la fine di un incubo, per la difesa si tratta di una sentenza da impugnare.

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Salvatore Parolisi

Salvatore Parolisi



TERAMO – Salvatore Parolisi è stato condannato all'ergastolo per l'omicidio della moglie Melania Rea. La sentenza, con rito abbreviato, è stata emessa venerdì dal gup Marina Tommolini, dopo quattro ore di camera di consiglio. A Parolisi, che non ha assistito alla lettura della sentenza sono state inflitte anche le pene accessorie: le provvisionali di un milione di euro per la figlia Vittoria e 500.000 euro per i genitori di Melania.

Melania Rea è stata uccisa con 35 coltellate il 18 aprile 2011 a Ripe di Civitella, in provincia di Teramo. Il marito Salvatore Parolisi, caporale degli alpini, è stato l'unico imputato del suo omicidio e del vilipendio del suo cadavere. Era stato arrestato una prima volta a seguito di un provvedimento di custodia cautelare emesso il 18 luglio 2011, quando la competenza sulle indagini era ancora della Procura di Ascoli Piceno. Successivamente fu raggiunto, il 2 agosto dello stesso anno, da analoga misura restrittiva emessa dal gip di Teramo Giovanni Cirillo. Da allora è detenuto nel carcere 'Castrogno' del capoluogo.

La richiesta di ergastolo senza attenuanti e di un risarcimento di 5 milioni di euro, era stata formulata dai pm Greta Aloisi e Davide Rosati il 19 ottobre scorso. Per Parolisi, gli avvocati Valter Biscotti e Nicodemo Gentile  avevano chiesto l'assoluzione con formula piena. Secondo i legali, quello per l'omicidio di Melania sarebbe stato il classico processo da insufficienza di prove, contestando le prove scientifiche sul vilipendio del cadavere, sull'ora della morte, la chiamata in causa di testimoni che avrebbero già conosciuto i fatti dai giornali. Hanno già annunciato la decisione di impugnare la sentenza.

La sentenza non lenisce il dolore dei familiari, secondo i quali non ha vinto nessuno. Ma almeno, ha detto Michele, il fratello di Melania, segna la fine di un incubo, perché adesso è stato riconosciuto e condannato l'assassino della donna.