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PRESIDENZIALI USA

Romney-Obama,
elezioni sul filo del rasoio


Il voto del 6 novembre potrebbe rivelarsi una sorpresa: più volte Mitt Romney ha dimostrato di essere un avversario all'altezza della fama di Barack Obama. Come hanno evidenziato i tre dibattiti, la lotta per la Casa Bianca è tutt'altro che semplice.

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Obama e Romney

Obama e Romney



STATI UNITI -  Il primo mandato di Barack Obama volge al termine e i dubbi sull'esito delle imminenti elezioni del 6 novembre si fanno sentire. L'operato del primo presidente afroamericano degli Stati Uniti, sotto alcuni punti di vista, non è stato all'altezza delle aspettative. L'opinione pubblica americana si è divisa sulla riforma della sanità che non ha portato al risultato sperato della copertura totale, sulla vicenda della chiusura (mai avvenuta) di Guantanamo, sulla riforma della finanza e anche sul Nobel per la Pace, vinto nel 2011 dallo stesso Obama.


Nonostante queste sbavature, il quadro presidenziale sembra resistere e i consensi non mancano per l'attuale presidente uscente. Eppure i sondaggi di questa campagna elettorale hanno spesso dato Mitt Romney, il candito repubblicano, in vantaggio su Obama. Romney si candida come il presidente delle famiglie e dei veri conservatori, il presidente che porterà gli States ad avere un netto sopravvento sull'economia mondiale, sfidando apertamente la Cina già dalla campagna elettorale.

 

L'opinione pubblica americana ha da sempre un ruolo fondamentale sull'esito delle elezioni e da tempo non si assisteva a dei dibattiti tra canditati così combattuti: la vetrina mediatica è il luogo in cui vengono messe in bella vista gli articoli migliori, e in cui vengono demoliti quelli altrui. E nel primo dibattito Mitt sembrava aver spazzato via il catalogo di Barack, trasformando il grande oratore di Chicago nell'ombra di se stesso: l'America che rinascerà dalla sua forza è stata portata avanti da Romney e non da Obama, che non è mai riuscito ad incalzare l'avversario, che è riuscito persino a ritrattare le sue precedenti affermazioni su tasse e sicurezza sociale.

Ma la retorica di Barack è stata sempre uno dei suoi punti forti, e il presidente ha rovesciato il risultato del primo confronto assestando dei colpi da maestro. Nel secondo dibattito televisivo Romney è caduto sul tema Libia, trovandosi di fronte un Obama solido e autoritario che ha smontato la ripetitiva frase dell'avversario sulla propria capacità di rilanciare l'economia americana. E il democratico si aggiudica anche il terzo dibattito, colpendo Romney sul tema delle guerra, prima tanto osannato dal repubblicano e all'improvviso rinnegato: “Io voglio la pace” è una frase che non ha convinto gli americani, arrivata forse tardi.

 

I timori dell'elettorato democratico vicino ad Obama però nascono dal ricordo dello scontro Bush-Gore del 2000. Romney è in effetti un candidato abbastanza forte da richiamare sotto la sua ala tutti quegli americani che vedono nei conservatori un modo per rinforzare la propria identità di nazione, proprio come successe con Bush. E intanto dagli ultimi sondaggi Obama sarebbe in vantaggio nello stato chiave dell'Ohio, ma le celebri rilevazioni di Gallup danno il repubblicano come vincente. Dunque la lotta per la Casa Bianca è ancora sul filo del rasoio e sarà scandita voto per voto.