Live Sicilia

L'analisi

Chi ha vinto e chi ha perso


Il Movimento 5 Stelle primo partito è il grande trionfatore. Insieme a Rosario Crocetta e all'Udc, che ha vinto la scommessa dell'alleanza col Pd. Sorride anche Raffaele Lombardo, mentre piange la sinistra radicale, che ha fallito due volte. E il Pdl di Alfano che non arresta la sua caduta. Ma sullo sfondo, resta l'ombra di un astensionismo patologico.

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PALERMO- Terremoto doveva essere e terremoto è stato. Non è il “big one”, quello che non lascia più nulla in piedi. Lo sarebbe stato se la corsa di Giancarlo Cancelleri, spinto dai diciassette giorni siciliani di Beppe Grillo, si fosse spinta fino all'incredibile vittoria finale. Ma il risultato del Movimento 5 Stelle, che pare essere diventato con buon margine il primo partito dell'Isola è comunque uno tsunami che travolge la politica siciliana. Una politica sempre più lontana dalla gente, come testimonia il dato drammatico dell'astensionismo, che ha visto votare meno della metà degli aventi diritto.

È il partito del non voto il primo protagonista di questa tornata elettorale, su questo ci sono pochi dubbi. Scorrendo l'elenco degli altri vincitori, ecco il già citato Movimento 5 Stelle, che entra all'Ars dalla porta principale, spedendo una pattuglia massiccia, al di là di ogni rosea aspettativa. E c'è, ovviamente, Rosario Crocetta. L'ex sindaco di Gela ha vinto la sua partita, ha portato a casa una vittoria non scontata anche grazie a una campagna elettorale cominciata quando gli altri ancora litigavano sulle candidature. Crocetta ha vinto grazie alla tenuta delle sue liste: il Pd ha perso parecchio, ma non è arrivato al tracollo, l'Udc di Gianpiero D'Alia ha messo il turbo (altro che imbarazzo degli elettori moderati), e la lista del presidente sembra essere andata molto bene. Se poi nell'urna siano arrivati gli aiutini del patto della Crocchè denunciato dagli avversari, questo dovranno spiegarlo gli analisti dei flussi elettorali. Di certo, Gianfranco Miccichè sembrerebbe piazzarsi al di sotto della somma delle liste che lo sostengono.

Vince Rosario Crocetta, ma vince anche, ed è questo uno dei dati più interessanti anche dalla prospettiva romana, l'alleanza tra Pd e Udc. Un patto che viene premiato dagli elettori, e che, numeri alla mano, convince ancora di più gli elettori moderati dell'Udc. Un dato che ha fatto subito irruzione nel dibattito in corso dentro il Partito democratico sulle future alleanze. Visto anche il risultato poco entusiasmante dei partiti a sinistra dei democratici, tra i vinti di questa campagna elettorale. Sel, Idv e compagni, infatti, hanno perso due volte: hanno fallito nel loro obiettivo di far perdere Crocetta, mandando alle ortiche il patto tra Pd e Udc, e non sono riusciti a staccare il biglietto per l'Ars, rimanendo con entrambe le liste sotto lo sbarramento del 5 per cento. Un disastro su tutta la linea, su cui ha pesato il pasticciaccio brutto del certificato di residenza di Claudio Fava.

Raffaele Lombardo è in qualche modo un altro dei vincitori. Il presidente uscente oggi ha festeggiato il suo compleanno brindando all'elezione del figlio Toti. E forse anche alla vittoria di Rosario Crocetta. Perché, al di là di retropensieri e indiscrezioni, non c'è dubbio che tra Musumeci e l'ex sindaco di Gela, il governatore preferisca lasciare le chiavi di Palazzo d'Orleans al secondo. Con il quale, insieme alla pattuglia di Grande Sud, il blocco sicilianista inizierà a dialogare presto nell'Ars senza maggioranza.

Quanto agli altri sconfitti, di certo, il più illustre è il Pdl di Angelino Alfano, che completa il disastro iniziato già alle scorse amministrative. Il partito di Berlusconi, che in questi anni in Sicilia aveva fatto registrare percentuali da Democrazia Cristiana dei tempi d'oro, precipita poco sopra le due cifre. Non è bastata la bella campagna elettorale di Nello Musumeci a rianimare un partito che dalle Alpi a Lampedusa dà l'impressione di patire una lenta agonia. Avrà un bel da fare il segretario per incollare i cocci di queste elezioni. È andata meglio al Cantiere popolare, che ha mantenuto il suo zoccolo duro, e alla lista del candidato presidente, il cui carisma ha pesato nella redistribuzione del consenso interna alla coalizione.

Altra vittima illustre di questa tornata elettorale è Futuro e libertà. Il partito di Gianfranco Fini, quando lo scrutinio è ormai quasi finito, dovrebbe restare fuori dall'Ars, dopo essere stato al governo per tutta la legislatura appena trascorsa: assessorati e posti di sottogoverno nella Sicilia del terremoto non bastano più. Lo aveva capito Fabio Granata, che non ha nascosto il suo tifo per Crocetta, con il quale oggi si è detto pronto a collaborare.