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Il processo

Trattativa Stato-mafia
Le richieste delle parti civili


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Udienza preliminare a Palermo sulla trattativa. Le Agende Rosse in presidio al carcere di Pagliarelli (nella foto), il gup Piergiorgio Morosini rinvia tutto al 15 novembre.

 

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Il presidio delle Agende rosse al carcere Pagliarelli



PALERMO - Il tempo di presentare le richieste di costituzione di parte civile e il processo è stato rinviato. L'udienza preliminare sulla trattativa Stato-mafia è stata aggiornata al prossimo 15 novembre. I difensori avranno così la possibilità di consultare i nuovi atti depositati dalla Procura.

A chiedere di costituirsi parte civile sono stati la Presidenza del Consiglio dei ministri, il comune di Palermo, il partito della Rifondazione comunista, il sindacato di polizia Coisp, i parenti di Salvo Lima, politico democristiano assassinato dalla mafia, il centro studi Pio La Torre e Salvatore Borsellino. Il fratello del giudice ucciso in via D'Amelio ha chiesto la costituzione nella doppia veste di parente del magistrato (come parte offesa) e di rappresentante dell'associazione Agende rosse (come parte danneggiata). Agende rosse impugnate da un gruppo di uomini e donne che hanno organizzato un presidio davanti all'ingresso dell'aula bunker del carcere Pagliarelli di Palermo. Sono rimasti fuori, così come i tantissimi giornalisti presenti.

"È stato rispettato il codice che, sull'udienza preliminare, ha regolestringenti. Nessuna parte vuol nascondere nulla", ha detto il giudice Piergiorgio Morosini che ha escluso l'acceso del pubblico e della stampa. È stato il legale dell'ex ufficiale dei carabinieri Giuseppe De Donno a negare il consenso all'udienza pubblica. "Consapevole del rilievo pubblico della vicenda - ha spiegato il giudice - ho chiesto ai presenti se c'era il consenso per tenere un'udienza a porte aperte ma, pur avendo tutti mostrato sensibilità al tema, ci sono stati alcuni rilievi e non è stato possibile tenere un'udienza a porte aperte". Il giudice ha dato atto dell'istanza di ricusazione a suo carico depositata sempre da De Donno e su cui si pronuncerà la Corte d'appello. Il procedimento, come prevede la legge, può proseguire fino alla decisione, poi dovrà fermarsi fino alla pronuncia della corte d'appello sulla ricusazione.

Dei 12 imputati erano presenti solo l'ex ministro Nicola Mancino e Massimo Ciancimino. Collegati in videoconferenza i boss Leoluca Bagarella, Totò Riina e Antonino Cinà. Assenti il padrino Bernardo Provenzano e il collaboratore di giustizia Giovanni Brusca, gli ex ministri Calogero Mannino, il senatore del Pdl Marcello dell'Utri, i generali dei carabinieri Mario Mori e Antonio Subranni, il colonnello Giuseppe De Donno.

"Questo è un processo che può essere frazionato in più parti", ha detto l'ex ministro
dell'Interno Mancino uscendo dall'aula. I suoi legali hanno chiesto al gup di stralciare la sua posizione da quella degli altri imputati. Leggendo la richiesta di costituzione presentata dall'avvocatura dello Stato si evince che il Governo, in caso di ammissione, non chiederebbe il risarcimento dei danni a Mancino, ma agli altri undici imputati.