Live Sicilia

L'intervista

Da Alfano ai cuffariani
Il rettore Lagalla a tutto campo


Dal rettore dell'Università di Palermo apertura di credito a Crocetta: "Buoni i primi annunci, ora aspettiamo i fatti". E sul "caso Valenti": "Ci sono imputazioni e imputazioni". Italia Futura? "Sono andato per ascoltare. Guardo con interesse ma bisogna unire i moderati"

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Il rettore Roberto Lagalla



PALERMO- Roberto Lagalla, dal suo ufficio al secondo piano dello Steri, guarda alla politica con interesse ma ostentando un sereno distacco. Di lui si era parlato come candidato alle amministrative palermitane, ma non se ne fece nulla. Idem per le Regionali, quando il suo nome circolò con insistenza prima che maturasse la scelta di Nello Musumeci. Il magnifico rettore dell'Università di Palermo non se ne fa un cruccio, snocciola con orgoglio i risultati raggiunti dall'Ateneo (“Sono cose concrete, non raccontiamo favole, lasciamo che a questo ci pensino gli artefici del nuovo”) e professa un hic manebimus optime ricordando che il suo mandato scade nel 2015. Anche se, dopo una boccata all'inseparabile sigaro, aggiunge un “mai dire mai”, quando gli si chiede se davvero non ci sia altro nel suo futuro prossimo.

Avvistato alle kermesse montezemoliane di Roma e Palermo, Lagalla è stato subito ascritto alla squadra di Italia Futura. Lui ridimensiona il tutto: “Mi hanno invitato, sono andato ad ascoltare”. Ma ammette: i lavori in corso per la costruzione di una nuova casa dei moderati lo interessano, eccome.

Lagalla parte dall'Università, “Uno dei pochi enti in questa nostra regione ad avere trovato un equilibrio di bilancio”. Il rettore annuncia che da gennaio i dipartimenti passeranno a venti, erano 81 al suo insediamento: “Questo ottimizzerà l'impegno dei docenti, ridurrà i costi di gestione e migliorerà i servizi”. E ricorda i bilanci chiusi in pareggio e in attivo, dopo anni di chiusura in disavanzo, “anticipando la spending review del governo”.

A proposito di governi e risanamento. Pensa che il nuovo governo regionale riuscirà nell'impresa di risanare i conti della Regione?
“Il risanamento è certamente auspicabile e le dichiarazioni del presidente vanno in questa direzione. Ora bisogna verificare quali fatti concreti seguiranno agli annunci”.

Annunci che sono stati peraltro abbondanti...
“Sì, direi generosi e abbondanti. Certamente c'è bisogno di tempo per valutare. Io mi auguro che questo governo utilizzi il sistema universitario come strumento di crescita della cultura e assistenza alla pianificazione strategica. E spero che il presidente della Regione voglia incontrare al più presto i rettori siciliani”.

A Roma al governo sovrabbondano i professori. A Palermo, rispetto alla precedente giunta, ce ne sono di meno.
“Non misuro l'attenzione verso il mondo universitario sulla base dei docenti inseriti in giunta, quanto piuttosto sulle proposte concrete. E comunque due assessori provengono da questo Ateneo. Nelli Scilabra è stata mia senatrice accademico. E la dottoressa Valenti ha diretto l’area Ricerca e Sviluppo fino a ieri”.

Mentre stiamo parlando, la permanenza di Patrizia Valenti è ancora tutta un'incognita. Che ne pensa della sua vicenda?
“Rispetto tutte le posizioni e conosco le qualità professionali della dottoressa Valenti. Mi permetto sommessamente dire che esistono imputazioni e imputazioni ed esiste in questo Paese la presunzione di innocenza. In ogni caso siamo di fornte a un possibile peccato che sembrerebbe veniale”.

E di Nelli Scilabra cosa ci può dire?
“E’ stata molto attiva nel campo dell’associazionismo studentesco, sempre con critiche costruttive e mai con proteste sterili. Apprezzo le sue qualità umane e politiche. Ma la aspetta un comoito molto difficile”.

Glielo dico in termini un po’ brutali: cosa penseranno i suoi 50 mila studenti che all’Università vanno per laurearsi? Non è che si rischia di far passare il messaggio: meglio star lì, per anni fuori corso, e poi magari diventi assessore?
“Noi abbiamo purtroppo tanti studenti fuori corso, come tutti gli atenei del Sud. Ma nel caso specifico, per quanto ne so, non si è trattato di uno sterile parcheggio universitario. Per capirci, non reputo la Scilabra una bambocciona o una schizzinosa. Magari da studentessa è rimasta impigliata nel suo impegno politico”.

Non è un segreto che lei poteva essere candidato alla presidenza della Regione. Visto com’è andata a Musumeci, è più dispiaciuto o sollevato di non essere stato candidato?
“Io vengo spesso chiamato in causa per possibili giochi politici. È naturale per chi ricopre certi ruoli. Ma mi darà atto che non ho mai fatto nessun intervento, di non avere assunto nessuna posizione, convinto com'ero che pur guardando al di fuori del suo recinto, la politica finisce per chiudersi dentro. Ma mi si darà anche atto che da quando sono rettore non ho mai inteso rinunciare alla mia posizione di terzietà. Contrariamente ad altri rettori che hanno svolto ruoli politici o assunto cariche di partito, probabilmente per ben meritare rispetto a futuri eventi elettorali".

Invece in occasione delle amministrative palermitane lei non rispettò il medesimo silenzio. Rilasciò un'intervista che suscitò molte polemiche. Lo rifarebbe?
"Fui criticato per alcuni accenti polemici nei confronti di alcuni politici che comunque avevano offerto il destro, cosa che non rifarei ma per una semplice questione di decoro personale. Io dissi semplicemente che la città doveva riappropriarsi di un progetto con la convergenza della così detta società civile.  Invece la politica fece altre scelte e Luca Orlando, forte della sua intelligenza ed esperienza, riuscì a coagulare il consenso dei propri naturale elettori ma anche lo stato di libera uscita di altri elettori che si sarebbero potuti orientare diversamente".

Lei è stato sempre accostato, come possibile candidato, al Pdl. Che rapporto ha con quel partito?
“Le semplificazioni piacciono a tutti. E talvolta possono tornare anche comode soprattutto quando si vuole tirare qualcuno giù dalla torre. Io non ho mai avuto in tasca una tessera di partito, ma sono sempre stato interessato alla politica. Si è sempre confusa una mia presunta appartenenza a un partito con l'amicizia personale che mi lega ad Angelino Alfano. Amicizia che, come dimostrano i fatti, non ho mai utilizzato per fini politici”.

Un'amicizia che continua anche dopo quanto è successo nei mesi scorsi?
“Assolutamente sì. Anche se questo non mi impedisce di osservare le difficoltà politiche del Pdl. È chiaro che come cittadino ed elettore mi colloco da sempre in un'esperienza chi si richiama alla matrice democristiana e mi auguro che oggi nasca una matura area moderata, liberale e riformista”.

Magari attorno a Italia futura di Montezemolo? Dopo la sua partecipazione alla kermesse del nuovo soggetto politico lei è stato conteggiato tra i montezemoliani di Sicilia.
“Ho avuto il piacere di vedere che alcuni critici, che non mancano mai, dicono che avrei lasciato la nave del Pdl per approdare su una zattera e portarmi in salvo. Ma vede, io sarò rettore fino al 2015, non ho niente da cui mettermi in salvo. Sono stato invitato dall'avvocato Montezemolo e dal ministro Riccardi, e poi a Palermo dal dottore Artioli, a svolgere un intervento. Come del resto altri rettori”.

Insomma, per il momento lei non aderisce a Italia Futura?
“Guardo con semplice curiosità i movimenti che tendono a ricostruire quel quadro di riferimento riformista e liberale di cui parlavo prima. Non credo sia un peccato. Questo movimento però ha senso se si raccorda a una piattaforma più larga”.

Ha detto che fino al 2015 resterà rettore. Sicuro?
“Mai vivere di certezze. Soprattutto quando si parla di se stessi. Ma sono molto orgoglioso di quello che ho fatto fin qui da rettore”.

Lei fu assessore del governo Cuffaro. È in corso una certa riabilitazione di quell'esperienza politica?
“Io credo che questa deriva bartaliana del 'l'è tutto da rifare' sia un rischio e un pericolo. Il fatto che tutti si propongano come rivoluzionari e rivolgano il pollice verso nei confronti di chiunque è più di uno sbaglio, è una follia. E poi, che l'esperienza conti, lo ha dimostrato Crocetta chiamando in giunta il professore Zichichi che ha 84 anni”.

E ha chiamato anche esponenti della stagione “cuffariana”...
“La bravura di Dario Cartabellotta è sotto gli occhi di tutti. Ester Bonafede ha dimostrato grande diligenza nella gestione dell'Orchestra sinfonica. Non si deve rinnegare tutto nel nome di un rinnovamento senza basi né esperienza”.