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IL MESSAGGIO PER L'AVVENTO 2012

L'arcivescovo Romeo:
"Non si segua il consumismo"


L'acivescovo di Palermo, Paolo Romeo, ha inviato il proprio messaggio personale per l'Avvento del 2012. Il cardinale pone la sua attenzione sul rifuggire i piaceri del consumismo facendo più attenzione a solidarietà e amicizia.

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L'arcivescovo Paolo Romeo
PALERMO - Riportiamo integralmente il messaggio che l'Arcivescovo di Palermo, card. Paolo Romeo, ha inviato riguardo l'Avvento del 2012:

"Carissimi fratelli e sorelle amati dal Signore.

Durante il tempo liturgico dell’Avvento, tempo forte perché intenso di preparazione al Natale del Signore, il nostro sguardo di fede si sofferma sulla venuta del Figlio dell’uomo.
Guardiamo alla Santa Notte di Betlemme e facciamo memoria di quella venuta di Gesù che appartiene alla storia. Guardiamo, inoltre, con la certezza della fede che ci è stata donata, ad una seconda venuta del Figlio dell’uomo, di Cristo Gesù, che si manifesterà in ultimo e in modo glorioso alla fine dei tempi. Ma soprattutto guardiamo alla Sua venuta che ha toccato la vita di ciascuno di noi nell’incontro con la Sua presenza vita nella Chiesa.

L’Avvento è tempo assai propizio perché il cammino di fede che, come cristiani siamo chiamati a compiere, riprenda vigore e possa dare frutti a partire da un nuovo slancio e da una più concreta generosità. È un tempo opportuno, una vera occasione che il Signore ci offre perché tutta la nostra vita possa scoprire – o riscoprire – i sentieri piani e sicuri della sua Legge, e sperimentare la pace e la gioia che scaturiscono dalla certezza che solo Cristo è Signore della storia.

Certo, gli effetti di questo incontro con Cristo germogliano e fruttificano solo a condizione di trovare in ciascuno di noi un terreno buono, la disponibilità e l’impegno a “cercare il Signore mentre si fa trovare” (cfr. Is 55, 6).

L’Avvento liturgico diviene così simbolo di una ricerca più profonda e vitale che dura tutta la vita. Affermava il Beato Giovanni Paolo II: “Viviamo nel secondo Avvento, nell’Avvento della storia del mondo, della storia della Chiesa, e nella Celebrazione eucaristica ripetiamo ogni giorno la nostra fiduciosa attesa della sua venuta” (Omelia nella I domenica di Avvento, 3 dicembre 1995).

Il tempo è opportunità per accogliere il Signore, nelle nostre vite ed in mezzo a noi, a livello personale e comunitario, sulla scorta della sua promessa: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt. 28,20).

Ma sappiamo bene che l’offerta della sua amicizia si scontra sempre con le fatiche e le lentezze del cuore umano, segnato dal peccato, ferito dall’egoismo, indebolito dalle tentazioni. Cristo rimane con noi “tutti i giorni”, ma noi lo possiamo riconoscere solo a condizione che i nostri giorni si facciano accoglienti della sua Parola, che ogni nostro istante si renda disponibile alla sua azione, che tutta la nostra vita sia offerta nell’amore ai fratelli che Lui ci pone accanto, che lo riconosciamo presente nel volto delle persone che incontriamo e della comunità ecclesiale. In questo senso la sua venuta deve essere vissuta nel riconoscimento del bisogno che abbiamo che Lui si renda presente, de essere attesa, desiderata, attualizzata – per così dire – in un’autentica conversione di vita.
2.

Le luci che ammiriamo per le strade, e che addobbano le nostre case e danno calore ai nostri incontri, indicano che attendiamo qualcosa di grande che allarga il cuore. Ma ci rimandano al altro, a far posto a qualcuno che è la “Luce del mondo” (Gv 8, 12), la “Luce vera che illumina ogni uomo” (Gv 1, 9).

Lo ascolteremo nella Santa Messa la notte di Natale, quando il profeta Isaia, preannuncia la venuta del Signore dicendo: “Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse” (Is. 9,1).
Questa profezia di Isaia riveste piena attualità e ci interpella tutti. Le tenebre, infatti, sembrano continuare ad avvolgere il mondo ed a volte riescono a sopraffare anche le persone migliori. Come interpretare i passi incerti del cammino dell’uomo? Cosa può dirci la fede in relazione alle oscurità del mondo, presenti ogni giorno sotto i nostri occhi?
Cristo si è incarnato per risplendere in mezzo ad esse, perché la sua luce, “quella vera”, quella che “illumina ogni uomo” possa splendere nelle tenebre, che non potranno mai sopraffarla. Si! Cristo ha scelto di risplendere in mezzo alle tenebre del mondo, perché il mondo possa abbandonare la morte e scegliere in Lui la vita. È la luce di Cristo che, nella fede di noi cristiani, offre la possibilità che l’uomo scelga le strade della giustizia, dell’amore, della solidarietà autentica, della pace.

Tutte queste “vie luminose” discendono dall’unica Luce vera, che dà senso alla nostra vita, che ci aiuta a capire chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo. Senza le risposte a queste domande, la vita rischia di non essere più autentica e di rivelarsi solo un surrogato, una serie di istanti nei quali cercare di dimenticare – in mezzo al frastuono – questi interrogativi che costituiscono il fondo del cuore di ogni persona umana.

Il Santo Natale ci parla di novità: l’infinità di Dio che accetta di farsi uomo nella concretezza della storia. Anche la novità dell’evangelizzazione, di cui ogni cristiano ha il dovere di sentirsi responsabile, parte da questo evento e si innesta nel tessuto della nostra storia, del nostro presente, carico di contraddizioni, di diversità culturali e religiose, di sfide e problematiche sempre aperte. Affrontando la vita a partire dalla presenza di Dio resosi uomo, la nostra persona cambia e, proprio attraverso il nostro cambiamento, rendiamo testimonianza della sua presenza attiva ed operante ora. La missione della Chiesa rispecchierà allora l’evento di Cristo: annuncio della Parola, celebrazione dei sacramenti e servizio della carità si incarneranno nel presente per costruire al meglio il futuro.

L’Avvento diviene così tempo “aperto” alla novità, perché ognuno di noi possa accogliere il progetto di santità di vita che Dio ha da sempre pensato per noi. Gli appelli alla conversione che ascolteremo da una lettura più abbondante della Parola di Dio, saranno inviti ad aprire la mente ed il cuore alla conversione, non soltanto allontanandoci dal peccato che ci fa da zavorra, ma proponendo la nostra vita come luminosa testimonianza ai fratelli.

In questo tempo di preparazione al Natale non risuoni soltanto la suadente voce del consumismo che invita alla banalità, ma si renda presente anche la voce di Dio, che invita alla condivisione con chi è più debole, con chi è solo, con chi è più povero.
Condividere mette in gioco non soltanto le proprie ricchezze materiali, le proprie possibilità economiche, ma anche i propri doni, le proprie aspirazioni, le proprie problematiche. Condividere è via obbligata per costruire vera fraternità, per sentire – oltre che teorizzare – la Chiesa come famiglia riunita da Dio.

Su questa strada vogliamo camminare. In questo percorso vogliamo crescere, nella fede di coloro che ci hanno preceduto, con lo sguardo rivolto al Bambino di Betlemme, che vediamo condividere la fragilità della condizione di tutti coloro che hanno bisogno.
Questo Santo Natale sia occasione per tutti di sperimentare di nuovo ed ancora più da vicino l’intensità dell’amore di Dio. Come un padre ed una madre tenerissimi desiderano stare sempre accanto alla loro creatura per poterla guidare, sostenere, accompagnare, confortare, cosi Dio, pur di stare accanto a ciascuno dei suoi figli, si rende in tutto uguale loro, spogliandosi di tutto".