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PRESIDENZA DELL'ARS

Ars, giochi fatti per Ardizzone
Il risiko delle altre poltrone


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Lunedì di incontri e trattative tra centrosinistra e opposizioni, alla ricerca della maggioranza per eleggere l'esponente Udc allo scranno più alto di Sala d'Ercole. Cracolici verso la vicepresidenza vicaria, a Gucciardi andrebbe il ruolo di capogruppo del Pd. Malafarina in pole per la presidenza della commissione Antimafia.

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PALERMO - Quota 46 è lontana ancora cinque lunghezze, una distanza da colmare mettendo in campo tutta la diplomazia possibile in una mattinata. Chiusa la parentesi sul governo regionale e sui primi provvedimenti di giunta, la partita si sposta a Palazzo dei Normanni per l’elezione del presidente dell’Assemblea. Giovanni Ardizzone ha vinto il derby Udc con Lino Leanza, ricevendo le stellette di candidato ufficiale del centrosinistra, ma la strada verso gli uffici di Torre Pisana non è del tutto spianata per il deputato messinese.

Sarà un lunedì di mediazioni per la coalizione di Crocetta, costretta a cercare tra i banchi di Sala d’Ercole quella maggioranza che le urne non le hanno dato: a far da scenario l’hotel Wagner, nel centro di Palermo, dove sfileranno le tre macro-aree in cui si divide l’opposizione a Palazzo dei Normanni. L’obiettivo è uno solo: trasformare in maggioranza reale una coalizione che da sola sarebbe inchiodata a 39 deputati. Gli arrivi ormai certi Salvo Lo Giudice e Nicola D’Agostino (il primo confluirà nel movimento Territorio di Dipasquale, il secondo sembra ormai vicinissimo al gruppo Crocetta Presidente) fanno lievitare lo schieramento a 41, ma per centrare l’elezione di Ardizzone al secondo turno, quando basterà la metà più uno dei componenti di Sala d’Ercole, sarà necessario tessere ulteriormente la tela del dialogo.

Il primo appuntamento in agenda è quello fissato per le 11, con lo schieramento che in campagna elettorale ha sostenuto Nello Musumeci. Ed è proprio nella lista Musumeci che il nome di Ardizzone potrebbe trovare sponda. Alcuni rumors parlano di un Pippo Currenti, anche lui messinese, pronto a sostenere la presidenza targata Udc. A seguire sfileranno l’asse Pds-Grande Sud e il Movimento 5 Stelle. Gianpiero D’Alia gradirebbe l’elezione al primo colpo, ma in questo caso serviranno 60 deputati: un lusso che la coalizione di Crocetta non può permettersi “a meno di estenuanti trattative da manuale Cencelli - fanno notare dallo schieramento pro governatore - che però non siamo disposti a intavolare”. L’elezione di Ardizzone al primo colpo costerebbe, infatti, diverse concessioni sulla guida delle commissioni parlamentari e dei posti chiave nell’ufficio di Presidenza dell’Ars, ma questo è un prezzo che Crocetta non intende pagare: per questo motivo quella “intesa istituzionale”, auspicata nella nota ufficiale diramata nel tardo pomeriggio di sabato, si limiterebbe al raggiungimento dei 46 voti necessari alla seconda chiamata.

In tanti nelle ultime ore ricordano la travagliata elezione di Francesco Cascio nella passata legislatura, con i franchi tiratori che fin da quelle prime sedute minarono la maggioranza di quel centrodestra che aveva portato Raffaele Lombardo a Palazzo d’Orleans. In casa Pd si guarda con apprensione alle mosse di Antonello Cracolici: l’ex capogruppo dei Democratici, rimasto fuori dai giochi nella composizione della giunta, non ha nascosto il suo malcontento: il voto segreto resta una grande incognita, ma Cracolici potrebbe sotterrare l’ascia di guerra in cambio della vicepresidenza vicaria. In questo caso lo scettro di capogruppo Pd passerebbe nelle mani del trapanese Baldo Gucciardi, mentre un posto nell’ufficio di Presidenza verrebbe riservato al crocettiano Nino Oddo. L'altra vicepresidenza andrà all'opposizione, forse al Pdl: in corsa Francesco Scoma, Salvo Pogliese e Santi Formica. (per quest'ultimo si tratterebbe di una riconferma). Alla guida della pattuglia dei fedelissimi di Crocetta andrebbe Giovanni Di Giacinto, con l’ex questore Antonio Malafarina indirizzato a presiedere la commissione Antimafia. Tutte tessere di un puzzle da completare in una mattinata o al massimo in 72 ore, prima che la campanella torni a risuonare tra i corridoi di Palazzo dei Normanni.