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Quando i genitori
si mettono di traverso


Il rapporto fra scuola e famiglia dovrebbe essere un elemento imprescindibile per la crescita completa dei bambini. Ma quasi sempre è irto di difficoltà.

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, Le firme, Le idee
PALERMO - Il rapporto fra scuola e famiglia, pur se riconosciuto come elemento qualificante e imprescindibile per la crescita completa dei bambini/ragazzi, a ben guardare si presenta irto di difficoltà e disfunzioni.
Per entrare con immediatezza nel cuore della riflessione riporto due “provocazioni”.
1. Durante una riunione di Dirigenti Scolastici nella quali si evidenziavano gli ostacoli alla realizzazione di una completa e riuscita autonomia scolastica, una collega, volendo sottolineare il ruolo oppositivo e sicuramente non collaborativo dei genitori, ebbe ad esclamare: “Vorrei dirigere una scuola di orfani”;
2. La mia esperienza di “genitore frustrato” nel sentirmi sollecitato nei confronti dei miei figli con la solita frase: “Suo figlio può fare di più”. Due ragazzi completamente diversi per carattere e approccio allo studio, due tipologie di scuola superiore molto diverse fra loro e la stessa “valutazione”, sicuramente superficiale che non sa guardare alla specificità della persona.
Entrambe le semplificazioni, a mio parere, evidenziano un problema nel rapporto scuola/famiglia.
Schematicamente le difficoltà possono essere così individuate:
Deterioramento e riduzione degli spazi istituzionali di partecipazione. A livello normativo la scuola dell’autonomia ha amplificato il ruolo strategico delle famiglie nelle decisioni formative della scuola (POF, piano dell’offerta formativa), ma nei fatti si registrano poca motivazione, diffidenze, scarso senso politico e disinteresse a partecipare ( esserci per condividere e decidere insieme). Ci sono sicuramente problemi a livello organizzativo, ma a ben guardare le difficoltà devono essere colte anche su altri livelli;
La condivisione del modello culturale. Da un lato famiglie a più dimensioni, sempre più appiattite su un sistema relazionale “debole”, incapaci di proporre alternative critiche all’orizzonte culturale consumistico e “violento” in cui sono immersi i giovani e puntare ad una crescita autentica dei propri figli. Dall’altro la scuola che riproduce un suo modello culturale, più centrato sulla certezza del sapere e che, soltanto se spinta dall’emergenza, riesce a mettersi in discussione e a sperimentare strategie di dialogo;
Gli atteggiamenti di delega o di controllo. Sia il genitore delegante che quello intrusivo inducono la scuola ad elaborare strategie di difesa che determinano una vera e propria chiusura del dialogo. Nel rapporto scuola/famiglia, la scuola gioca il ruolo di protagonista e deve imparare a farlo bene, in maniera professionale;
Nella relazione docenti/genitori si gioca la crescita del bambino/ragazzo. Due gli elementi base: la convergenza (sui bisogni e sugli obiettivi) e la distinzione ( dei ruoli e delle modalità operative);
Riflettere ed elaborare una strategia comunicativa con i genitori. E’ fondamentale partire dalla costruzione di un clima di fiducia; “Io ti affido la crescita di mio figlio” quindi mi devo fidare della scuola che ho scelto. “Io mi faccio carico di far crescere culturalmente e di educare/formare questo ragazzo”, quindi devo avvertire la tua fiducia;
Non perdere mai di vista il ruolo e il senso di quello che sono e faccio. Avere consapevolezza del proprio essere Istituzione. Riscoprire la propria funzione politica, di cambiamento del contesto, considerando che, anche se è diverso dal nostro, noi ne facciamo parte e quindi dobbiamo applicare un’attenzione intenzionale per distaccarci e al contempo creare una relazione empatica;
Rivedere il proprio compito educativo in una dimensione ecosistemica e di complessità.

Cosa fare?
Organizzare bene i momenti di incontro (tempi, spazi, contenuti)
Promuovere partecipazione e dialogo, sapersi mettere in discussione
Organizzare attività per i genitori e con i genitori ( laboratori esperenziali e di tipo operativo/ relazionale).