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La neo assessore all'Istruzione

Scilabra, il merito
e la fuga dei cervelli


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PALERMO- Per ragionare sensatamente sulla nomina dell'assessore Nelli Scilabra, che tante polemiche ha sollevato per la mancanza di titolo universitario o di una media almeno alta nel suo curriculum di neo-responsabile di Formazione e Istruzione, è necessario uscire dalla tagliola di una trappola retorica. C'è chi afferma, fingendo la domanda: una giovane donna ancorché non laureata non sarà sempre meglio di un politico mafioso, di un raccomandato, di un rappresentante delle istituzioni marcio fino al midollo? Osservazione ipnotica che attrae il consenso qualunquista e ti convoglia verso il suo grossolano epicentro senza che tu sappia bene perché. Se sei appena lucido, una successiva domanda ti soccorre: ma è mai possibile che le nostre scelte debbano essere tutte commisurate sull'eterna lotta simbolica tra corruzione sperimentata e onestà incompetente?

Non c'è altro. Non si considera nulla di più. Il dilemma si pone tra l'immagine di un radicato malgoverno che tutto avviluppa e l'antimafia senza grammatica. Nel duello apocalittico si combattono due contrapposti pessimismi: la vecchiaia, raccontata come dissoluzione mestierante e la giovinezza, spiegata come freschezza, purtroppo, inconsapevole. In mezzo ci sono pur sempre i siciliani, presi nella tenaglia di una narrazione che li lascerà invariabilmente a bocca asciutta. Invece – e il groviglio non va rivolto contro il neo assessore, piuttosto verso certi suoi difensori – in una terra normodotata, la questione andrebbe diversamente intesa. In un ruolo delicatissimo, in uno dei gangli più sensibili dell'amministrazione, vorremmo una persona titolata, competente, onesta e giovane. Tutto insieme, senza mutilazioni, né rinunce. Non ci pare che sia chiedere troppo a noi stessi e alla rivoluzione proclamata da Rosario Crocetta. Conosciamo l'obiezione del cinismo: non esistono personaggi dotati di tale ricchezza nell'isola alla deriva. E dunque si torna alla ruota dei pessimismi: l'anzianità che manca di ideale contro la gioventù che difetta di conoscenza. Davvero?

Scrive “Cervello in fuga” a commento della querelle su Livesicilia: “Vivo a Londra ormai da anni, mi occupo di economia gestionale. Sono caposettore in una multinazionale nel campo della green economy. E prima ho vissuto e lavorato a Madrid e a Shangai. Ci sono stato per effetto dei miei studi. Che altrove valgono eccome e nessun deficiente si azzarda a dire “ah ma non serve mica”, nella poltica come ovunque. Laureato col massimo dei voti in regola non per pura formalità ma per far fruttare al meglio col mio impegno e il sacrificio dei miei genitori. Sono partito subito. Non volevo avere niente a che fare con questo stato di cose che vi affossa, vi offende e vi fa rimanere nel fango in cui è l’isola. Le competenze, gli studi, l’impegno di approfondimento nel settore che si è scelto non sono solo pure astrazioni, sono conoscenze che provocano e determinano la qualità delle azioni e dei provvedimenti e ne beneficiano i territori in cui si agisce, non solo la persona in sé. La mancanza di riconoscimento e di accreditamento in Sicilia di una nuova classe dirigente vera, competente nei vari ambiti e settori è uno dei motivi per il degrado dell’isola”. E' un corollario perfetto.

Ora, noi ci auguriamo che l'assessore Scilabra sappia smentire i suoi critici e i suoi detrattori. Che riesca a fare bene in un contesto spinoso che ha visto fallire campioni della partitocrazia e intellettuali, incapaci di misurare le loro teorie con la complessità delle cose concrete. E ci auguriamo che la giunta Crocetta, nonostante un esordio folcloristico, metta la Sicilia sulla giusta rotta in un'era di crisi.

Tuttavia, dobbiamo convenirne con “Cervello in fuga”, senza malanimo proconcetto: la nomina dell'assessore Scilabra non è affatto un bel segnale per i giovani che praticano la virtù del merito, per coloro che si ostinano a credere nella perseveranza e nella tenacia della fatica. L'assessore alla Formazione e all'Istruzione non ha un brillante cursus honorum di studi, né si è resa celebre per altre imprese che surrogassero la latitanza di titoli. Non ha amministrato. Non ha scritto un saggio geniale sulla condizione giovanile. Non è l'autrice di una riflessione originale sui problemi della modernità. E' una ragazza, sicuramente pulita, che fa politica come tanti altri suoi coetanei.

Eppure è stata cooptata e messa al timone di uno dei settori più caldi del bollente dramma siciliano. Non ci pare che da questa favola si possa estrarre una morale confortante per i ragazzi che vanno avanti con sudore, per i genitori che li sostengono con autentiche privazioni. Per tutti noi, ancora una volta prigionieri della solita storia. Per i cervelli che fuggono e non ritornano indietro, traditi da una patria che non sa premiare i migliori.