Live Sicilia

La fuga dagli autonomisti

Anche Calanducci lascia l'Mpa:
"Lombardo come la Dc"


L'ex deputato regionale scrive una lunga lettera per spiegare il suo addio: "L'ex governatore come Milazzo? Sbagliato, per Raffaele l'autonomia era solo un mezzo e non il fine dell'azione politica".

VOTA
2.7/5
11 voti

calanducci, d'agostino, lombardo, Mpa, pds, pistorio, Politica
Franco Calanducci
PALERMO - Dopo glia addii di Nicola D'Agostino e Giovanni Pistorio, anche Franco Calanducci lascia il Partito dei siciliani, ex Mpa. Il deputato regionale uscente, che non è riuscito a centrare la rielezione all'Ars, ha scritto una lunga lettera per spiegare il suo addio alla formazione dell'ex governatore Lombardo. "In tante occasioni  è stata accostata l’esperienza del Mpa di Lombardo a quella di Milazzo degli anni ’50/‘60 - afferma -. Ciò è errato: per Milazzo l’autonomia era il fine, mentre per Lombardo il mezzo. Milazzo sfida e rompe con il governo centrale  stilando una azione politica, sulla 'Questione Sicilia' e sull’attuazione dello statuto autonomo,  con chi da destra a sinistra condivide tale visione".

"Nel 2005 nasce l’Mpa per permettere al suo leader ed ispiratore Raffaele Lombardo una interlocuzione con lo stato centrale ed i partiti nazionali, che altrimenti difficilmente avrebbe avuto - prosegue Calanducci -. La rivalutazione degli ideali autonomistici rappresentava non solo la via privilegiata per la soluzione dei tanti problemi che affliggono la Sicilia, ma forniva,dopo la scomparsa degli ideali dal DNA dei partiti, la giusta legittimazione ad una nuova formazione legata alla gente ed al territorio. Dal 2008 Lombardo è presidente della Regione, ma delle istanze autonomistiche si è realizzato poco - è il pensiero dell'ex deputato -, anzi si è verificata una maggiore ingerenza del Commissario dello Stato (la Sicilia è l’unica regione d’Italia ad essere sottoposta a controllo preventivo con un commissario governativo). Ho iniziato, in commissione Statuto, l’iter per riformare questo istituto,ma la commissione viene inspiegabilmente sciolta e Lombardo non fa propria questa istanza.Come non ha fatto propria la legge, da me presentata, sul riordino della Serit  (riscossioni). Tale legge avrebbe fatto valere le prerogative legislative della Sicilia potendo abbattere gli interessi di mora e penalità varie che saccheggiano le famiglie siciliane con tassi usurai - sostiene ancora Calanducci -. Il rischio di sollevare una questione di costituzionalità avrebbe potuto solo legittimare la nostra pretesa  autonomista. I più pensano che se questo governatore non ha posto sufficiente attenzione alle esigenze autonomistiche, è però certamente tornato alle origini della Dc che per essere egemone sull’elettorato perseguiva un modello di sviluppo clientelare e assistenziale".

"Oggi, certamente fuori dal contesto storico, ha favorito il sentimento antipolitico. Così come, la gestione padronale del partito gli ha permesso di ideare un disegno nefasto, di essere prima generalissimo  poi soldato e quindi concorrente dei candidati, a favore di scelte familiari (candidatura e sostegno del figlio). Ora anch’io penso che l’Autonomia non sia mai stata il vero obiettivo del Mpa, ma la coerenza mi ha fatto continuare, ed anche se non eletto, ancora adesso credo: 'La Sicilia ai siciliani'".

"Per queste considerazioni considero conclusa la mia esperienza nel Mpa o derivazioni varie - annuncia Calanducci -. Il dilemma è cosa fare adesso:osservare il panorama politico e vedere se esiste ancora la possibilità di realizzare ciò in  cui credevo, e credo ancora o prendere atto della impossibilità (forse incapacità) di contribuire a modificare l’andazzo delle cose, certo di averci messo  oltre alle energie disponibili anche il cuore".