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Erano tutti intercettati

Abusi nei controlli agli ambulanti
Sotto inchiesta otto vigili urbani


Otto agenti, abusando del proprio potere, avrebbero commesso una serie di falsi e calunniato alcuni ambulanti accusandoli di reati che non avevano commesso. L'inchiesta avviata dopo il drammatico suicidio di Noureddine Adnane, il ventisettenne marocchino che si diede fuoco in via Ernesto Basile. I vigili si difendono: "Siamo sereni e chiediamo di essere interrogati per chiarire tutto". C'è, però, un ulteriore e scottante capitolo investigativo. Riguarda un altro poliziotto che avrebbe partecipato ad alcuni festini a base di droga.

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PALERMO - La sigla Delta sarebbe diventata un incubo per gli ambulanti, extracomunitari e palermitani. Una sigla che identifica le pattuglie della polizia municipale incaricate di ripulire strade e mercatini della città dagli abusivi. Ed invece otto vigili urbani, abusando del proprio potere, avrebbero commesso una serie di falsi e calunniato alcuni ambulanti accusandoli di reati che non avevano commesso. C'è, però, un ulteriore e scottante capitolo investigativo. Riguarda un altro vigile urbano che avrebbe partecipato ad alcuni festini a base di droga.

Dopo il drammatico suicidio di Noureddine Adnane, il ventisettenne marocchino che si sentiva vessato da continui controlli e l'anno scorso si diede fuoco in via Ernesto Basile, magistrati e carabinieri del Nucleo investigativo hanno passato al setaccio l'attività della squadra amministrativa della polizia municipale. Otto agenti hanno ricevuto l'avviso di conclusione delle indagini, preludio di una richiesta di rinvio a giudizio, firmato dal procuratore aggiunto Leonardo Agueci e dai sostituti Maurizio Agnello e Amelia Luise. Sono l'ispettore capo Giuseppe Massaro, gli agenti Giuseppe Oddo e Silvia Cilio (tutti componenti della pattuglia Delta 126), il commissario Giuseppe Milazzo e i poliziotti Maria Grazia Bologna e Carmelo Antinoro (della pattuglia Delta 123), Davide Bellomonte (Delta 127) e Antonino Bonaccorso (Delta 125).

Dopo la morte di Noureddine - fu aperta e archiviata un'inchiesta per istigazione al suicidio - i magistrati hanno convocato diversi ambulanti. In tanti hanno raccontato di essere stati perseguitati. In molti casi, però, non sono stati trovati riscontri alle loro dichiarazioni. C'erano solo le ricostruzioni delle presunte vittime. Troppo poco per avviare un'inchiesta. In due circostanze, però, i pm Agnello e Luise sono certi di avere raccolto le prove necessarie per incriminare i vigili urbani. Cercavano risposte alla straziante morte del'ambulante marocchino e si sono imbattuti in altre presunte irregolarità.

Il 10 giugno 2010 i vigili urbani fermano quattro persone, tre uomini e una donna, che vendono giocattoli con marchi contraffatti in viale Strasburgo. Mettono a verbale di essere stati bersaglio di una raffica di insulti: “Siete degli animali, fate schifo, sbirri di merda, ve la faremo pagare”. Una ricostruzione opposta a quella resa dai negozianti della zona. Laddove ci si poteva attendere un atto d'accusa da parte dei commercianti, invece, è arrivata la difesa degli ambulanti. Hanno riferito, infatti, che i venditori di giocattoli non avevano avuto quella reazione scomposta cristallizzata nei verbali. Verbali che, secondo gli investigatori, sarebbero stati falsificati in più parti.

L'altro intervento riguarda l'intervento, nel settembre del 2010, in piazza Marchese di Regalmici, a due passi da via Ruggero Settimo. I poliziotti verbalizzano che due marocchini vendono orologi Hip Poo taroccati. Gli extracomunitari contestano l'accertamento. Replicano che hanno sempre e solo venduto cravatte. La differenza non è di poco conto, perché la ricettazione di materiale contraffatto è un reato. Anche in questo caso le indagini avrebbero smascherato la falsificazione di alcuni verbali.

Del fascicolo dell'inchiesta fanno parte una sfilza di intercettazioni. I telefoni dei vigili urbani sono stati messi sotto controllo. Il 29 maggio 2011 è stato uno degli indagati, Maria Grazia Bologna, a puntare il dito contro il modus operandi dei suoi stessi colleghi. “Pazzi” li definiva, mentre descriveva alcuni controlli da loro eseguiti. Dalla donna beccata mentre parlava al telefonino, contro cui avrebbero inveito, all'ambulante di un mercatino: “Qualche giorno fa ci hanno fatto convergere tutti in un punto perché uno di questi sette ha litigato con un mercataro. Quando siamo arrivati, io non ho voluto sapere neanche il perché, in quanto in partenza so che ha torto lui….”. La situazione era ormai esplosiva: “... al prossimo servizio ai mercatini, visto che sono in 13/14 in tutto quelli che fanno questi servizi, di cui 7 che ragionano e 7 no, i sette che ragionano si dovrebbero mettere tutti in malattia e la P.O. non avrà il coraggio di mandarli al mercatino, perché sa benissimo che è una bomba ad orologeria; per risolvere, questi dovrebbero essere spostati, no in altri settori, ma in ufficio dove non possono attaccare la gente…”.

I militari hanno ascoltato in diretta un intervento dei vigili urbani. Non un intervento qualsiasi, ma quello che ha avuto per protagonista lo stesso extracomunitario che era stato fermato in via Ruggero Settimo. Il capo della Pattuglia era Giuseppe Milazzo. Non sapeva di essere intercettato, aveva appena ricevuto un avviso di garanzia dalla Procura e diceva a un collega di sentirsi vittima di un complotto: “Antonio, la cosa che dispiace, dico ognuno di noi ha le sue esperienze alla spalle sappiamo bene che dietro ad un'indagine del genere, ci sono, a prescindere che ci sono dei colleghi che stanno indagando su noi, e che hanno i loro titoli per farlo, però dico, e pur vero che bastava che inizialmente ci si sedesse dieci minuti davanti ad un tavolino bevendo una tazza di caffè, avremmo, avremmo precisato che, stiamo parlano di infamità e basta. Oggi ho detto una cosa al dottore Messina, dico va bene allora guardiamo un attimino ci fermiamo un attimo uno di questi tre personaggi, fondamentalmente che poi sono tre, quattro persone che hanno detto e fatto dico se andiamo a guardare la sua cartella non dobbiamo andare lontano, nella stanza di Dino il Commissario Dino e... la moglie Virciglio e andiamo lì e andiamo a vedere nella cartella di questo tizio gli ho detto troviamo, una paginetta intera di verbali che il signore con illeciti penali e camurrie (ndr. fastidi) varie e verbali da pagare non ha pagato nulla ... però continua a essere in Italia bello tranquillo, tranquillo, a Palermo, in via Generale Magliocco”.

La conversazione è stata registrata il 22 giugno 2011 durante un controllo nel mercatino di viale Campania. Mentre Milazzo aspettava di mettersi in contatto con il 112 diceva "... è uno dei tre che ci hanno denunciato con le borse...". L'extracomunitario era la stessa “persona che si è permessa, in quanto extracomunitario, di scrivere contro alla polizia municipale di Palermo, di cui mi pregio di esserne un degno rappresentante... e che per questo motivo mi sono dovuto subire anche tanto di regolare avviso di garanzia, giusto?... quindi se io dico con emergenza quasi di leggermi e dirmi dove abita il signor Matuk è chiaro che ci sono tante di quelle problematiche alle spalle che non ti posso spiegare per via radio”.

"L'originaria prospettazione accusatoria - spiegano gli avvocati Angelo Brancato e Massimo Spoto, che difendono tutti gli indagati - si è notevolmente ridimensionata. Sia nel tipo di reati, visto che non si fa più alcun riferimento a odiosi contesti razziali, che nel numero di episodi contestati. Ne restano in piedi soltanto due per i quali i nostri assistiti restano sereni e certi di potere fornire i chiarimenti necessari. Chiederemo subito che vengano interrogati per fornire agli inquirenti materiale probatorio a loro discolpa".

Dell'inchiesta fa parte un altro delicato capitolo, stralciato dalle indagini per continuare gli accertamenti. Si indaga, infatti, sulla partecipazione di un vigile urbano abituale consumatore di droga. Cocaina, in particolare che il 30 maggio 2011 il vigile chiedeva a un amico di comprare prima di incontrarsi: “Compà vedi che poi si fa tardi eh... io sono a casa mia, ma vedi che poi si fa tardi te lo dico... io ti dico che è meglio dal "belli" dall'altro... dal belli, non da tonino... quella è bianca completa... “. “E cosa significa che non è buona?”, chiedeva l'amico. “Secondo me, no”, tagliava corto il vigile urbano che in un altra conversazione parlava del subutex, un farmaco oppiaceo utilizzato nei Sert per aiutare i tossicodipendenti in crisi di astinenza. In mancanza di stupefacenti ci sono “quelle pillole che mi hai dato tu - diceva l'amico al vigile - minchia me li sono presi tutti. Ho fatto tutta una tirata tu pensi che mi dovrebbe mantenere un pò dormiente il subute... allora come restiamo, gioia mia, se tu tipo ti mantieni bello tranquillo, quando vengo io ci facciamo un... una bella vacanza”. “E porta quello che devi portare”, diceva il vigile. Nel corso di una movimentata serata il vigile avrebbe dimenticato la pistola d'ordinanza a casa dell'amico: "Levacelo il caricatore non si sa mai, va bene?".