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Dirigenti e tagli

Gallina: "Non siamo ospiti
Crocetta sta sbagliando"


Il segretario del Dirsi, sindacato che rappresenta i dirigenti regionali, risponde al governatore: "Noi siamo alla Regione dopo aver vinto un concorso. I tagli previsti creeranno solo danni. Semmai, il presidente intervenga sugli 'esterni'. E non dimentichi che i nostri contratti sono bloccati dal 2005".

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Il segretario del Dirsi, Gandi Gallina (tratta dal Convegno Cogena in Tour, fonte Ascomac.it)
PALERMO - “Comprendiamo le necessità di contenere la spesa. Ma le dichiarazioni del presidente Crocetta ci hanno sorpreso”. Gandi Gallina è un dirigente della Regione siciliana. Uno di quelli, insomma, finiti nel mirino del governatore, che ha annunciato tagli ai loro stipendi. “Se non sono d'accordo – ha detto Crocetta – possono anche andare a casa”. Segretario del Dirsi, sigla sindacale che rappresenta appunto i dirigenti regionali, Gallina però puntualizza: “Qui non siamo ospiti”.

Insomma, le dichiarazioni di Crocetta non vi sono piaciute.
“Più che le parole e più degli interventi annunciati, non ci ha convinto il modo col quale il presidente si è espresso. Indicare la categoria in maniera indifferenziata, a mio parere, è un errore”.

Non siete tutti uguali, ci sta dicendo questo.
“In tutte le categorie esistono 'buoni' e 'cattivi'. Ma intervenire in maniera indistinta, come ha annunciato Crocetta, significa solo penalizzare i più onesti, quelli che lavorano di più”.

Il sindacato ha previsto qualche forma di agitazione?
“Questo si vedrà. Certamente, siamo stati additati al pubblico ludibrio. Nonostante ciò, siamo dirigenti della Regione, abbiamo quindi un ruolo istituzionale. Non ci piace entrare in una polemica di questo tipo”.

Ci spieghi allora: lei parla della necessità di 'differenziare' i lavoratori. Quali sono gli strumenti che consentono la valutazione dei dirigenti?
“C'è stata l'esperienza dei Sepicos, ma ha riguardato soprattutto la dirigenza apicale. Per gli altri, c'è il controllo di gestione interno ad ogni ramo dell'amministrazione. E comunque, gli errori e le inefficienze, quando ci sono, non passano inosservati”.

In che senso?
“Nel senso che il dirigente che sbaglia ne risponde a livello civile, penale e contabile. Una condizione che alcuni di noi vivono con angoscia ma anche con grande senso di responsabilità”.

Eppure, il presidente Crocetta parla di voi come dei privilegiati. E fa riferimento a Felice Crosta, titolare di una pensione milionaria.
“Ecco, anche su questo punto mi chiedo: che c'entra Crosta con noi? C'è qualcuno tra noi che guadagna quanto guadagnava lui? Quel riferimento mi ha lasciato senza parole. Era completamente fuori contesto”.

Quindi non siete dei privilegiati...
“Guardi, se c'è da fare un ragionamento vero, di solidarietà sociale non ci tiriamo certo indietro. Ma dobbiamo fare attenzione agli interventi lineari, indifferenziati. Rischiano di danneggiare l'efficienza dell'amministrazione”.

In che modo?
“Mettiamo il caso che si decida di tagliare del 20% i salari accessori a tutti. Senza fare differenze. Lei non crede che il dirigente che, magari, lavora più e meglio degli altri, finirà per non sentirsi gratificato o sufficientemente motivato? Al di là del fatto che tanti, alla Regione, lavorano perché credono in questo compito, è giusto ripagare chi fa meglio degli altri”.

Certo, ma Crocetta ha inaugurato la stagione dei tagli. Da qualche parte bisognava cominciare, o no?
“Noi abbiamo salutato positivamente l'annuncio di questa stagione del 'risparmio'. Ma dobbiamo capire cosa vuole davvero fare il presidente. Una cosa, infatti, è ridurre del 20% lo stipendio di un dirigente generale che ne guadagna 250 mila euro l'anno, una cosa è farlo per un dirigente 'semplice' che ne guadagna 2.500-3000 netti al mese. È chiaro che l'incidenza di quei tagli avrà un peso diverso. Ritengo, insomma, che sarebbe più utile intervenire sugli emolumenti più alti”.

Ma magari quelli riguardano poche unità...
“Non direi. Anzi, mi chiedo che segnale diamo se, di fronte a questi ipotetici tagli vediamo nei ruoli di dirigenti generali persone che non hanno requisiti, o, peggio esterni all'amministrazione. Lo stesso avviene nelle società partecipate, dove viene scelta quasi sempre gente esterna. Ecco, si parla tanto di risparmi: ricorrere al personale interno, piuttosto che agli esterni, comporterebbe un notevole abbattimento dei costi. E al momento, come sappiamo, degli esterni sono anche in posizioni assolutamente apicali dell'amministrazione”.

Insomma, lei dice: pronti a fare sacrifici, ma vogliamo segnali coerenti.
“Esatto. Anche perché, vorrei ricordarlo, la nostra categoria qualche rinuncia l'ha già fatta. Per chi non lo sapesse, il nostro contratto non viene rinnovato dal 2005. Da allora, il potere d'acquisto di un dirigente si è quasi dimezzato”.

Allora perché il governatore ha individuato proprio nei dirigenti la categoria da “colpire” nel contesto della lotta ai privilegi?
“Questo me lo chiedo anch'io. Penso sia molto semplice, oggi, agitare contro una categoria, una massa esasperata. E ci dispiace soprattutto per la risposta del presidente. Tranciante, e sbagliata”.

Sbagliata, perché?
“Perché il governatore non può farci sentire come degli ospiti indesiderati. Noi siamo entrati nella pubblica amministrazione in maniera trasparente. E ci stiamo a pieno titolo”.