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Violante e la Consulta

"Eccesso di personalizzazione
da parte dei magistrati"


Luciano Violante parla della sentenza della Consulta: "Viene fuori un eccesso di personalizzazione delle indagini".

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Consulta, ingroia, Luciano Violante, napolitano, Cronaca
Luciano Violante
ROMA- "In questa vicenda viene fuori un eccesso di personalizzazione delle indagini. Forse alcuni dei magistrati inquirenti, pur essendo dotati di alta professionalità, hanno avuto la sensazione di costruire non un processo ma un capitolo della storia italiana. Il processo rivelerà se le accuse sono fondate, ma quella sensazione li ha portati a perdere lucidità, a non vedere i limiti costituzionali nell'azione della pubblica accusa". Lo afferma, in un'intervista al Messaggero, l'ex presidente della Camera Luciano Violante, secondo cui nella sentenza con la quale la Consulta ha accolto il ricorso del Capo dello Stato "non c'é nulla di stupefacente: si tratta di un caso di ordinaria applicazione della Costituzione".

"Aver costretto il Quirinale a sollevare il conflitto di attribuzione è stato un voler andare sopra le righe, un errore. Bastava una pacata e serena lettura della Costituzione per capire come agire", dice Violante. "Il magistrato non deve mai compiere atti che possano incrinare la fiducia dei cittadini. Se si schiera come la parte di un conflitto politico, perde fiducia e credibilità". "Un magistrato che indaga su vicende delicate deve essere capace di sobrietà, non deve mai perdere il senso del limite", prosegue Violante. "Se i mezzi di comunicazione ti inseguono da mattino a sera per dichiarazioni e interviste; quando altri mezzi di comunicazione raccolgono decine di migliaia di firme a tuo sostegno... beh, se non si ha il senso del limite è facile credersi al di sopra di ogni regola di legalità e di opportunità. E' un meccanismo oggettivo, che scatta indipendentemente dalle singole volontà". Violante auspica quindi "un recupero di fiducia da parte della magistratura. A partire dal Csm, sempre più invischiato in pratiche correntizie che, come la peggiore politica, premiano l'appartenenza e non il merito".