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Mercadante, la requisitoria del pg: "Quei rapporti con le cosche"


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Nella requisitoria del pg Mirella Agliastro la ricostruzione della vicenda di Giovanni Mercadante e i motivi per cui, secondo l'accusa, deve essere condannato per mafia a 10 anni e sei mesi. Ecco il documento.

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PALERMO - Quarto round della vicenda giudiziaria di Giovanni Mercadante, Il medico-politico che, dopo una condanna in primo grado, è stato assolto in appello dove la sua vicenda è tornata in seguito all'annullamento da parte della Cassazione lo scorso febbraio. Il pg Mirella Agliastro ha chiesto la sua condanna a 10 anni e 8 mesi per associazione mafiosa. Mercadante, infatti, sarebbe inserito in Cosa nostra in maniera “stabile”, con “continui e costanti contatti, frequentazioni, rapporti”, “a completa disposizione dell’associazione, in maniera poliedrica, flessibile, duttile, assumendo il ruolo ed il volto pulito del medico, del politico, del professionista”. Un rapporto “con reciproca soddisfazione”, visto che Mercadante avrebbe ricevuto in cambio “sostegno per la sua ascesa politica e di carriera universitaria”. Ecco alcuni passi della requisitoria

PROVENZANO. Col padrino corleonese, Mercadante avrebbe mantenuto un “rapporto molto stretto riservato ed esclusivo, intenso e duraturo”. Provenzano, infatti, avrebbe anche rimproverato il suo braccio destro, Nino Giuffrè, per aver fatto ricorso a Mercadante senza prima avvertirlo. Anche il figlio del boss, Angelo Provenzano, avrebbe avvertito il padre prima di far visitare la madre, Saveria Palazzolo. E Provenzano sarebbe stato anche “geloso” di Mercadante: “Tutti i discorsi che dovevano arrivare per Mercadante dovevano provenire da Provenzano. Non si concepiva da parte del Provenzano e nemmeno dal Masino Cannella che un discorso potesse arrivare da un’altra fonte, perché nel momento in cui l’abbiamo nelle mani... è proprio un principio di Cosa nostra” dice Giuffrè. Il pg sottolinea come “avere il controllo, la signoria esclusiva su personaggi di rango della società civile sono gioielli di famiglia che non si mettono in comune”. “L’abbiamo noi nelle mani, noi abbiamo fatto tanto per il dottor Mercadante anche da un punto di vista professionale per aiutarlo” ha spiegato Giuffrè.

IL CONCORSO AL CIVICO. Secondo il pentito Angelo Siino, infatti, Pino Lipari, su incarico di Provenzano, lo aveva sollecitato a intervenire quando si era sdoppiata la cattedra di radiologia al Civico. “Doveva andare al Mercadante” sarebbe stato l'ordine impartito. E per farlo si sarebbe fatto ricorso al “convincimento” di uno dei componenti della commissione del concorso, Vincenzo Alessi, come da lui stesso riferito. E Mercadante è uscito vincitore da quel concorso.

IL FIGLIO DEL “CORTO”. Di Mercadante avrebbe parlato anche Giuseppe Salvatore Riina, figlio del “capo dei capi”. Parlando con una persona chiamata “professore”, il rampollo di casa di Riina dice che “bisogna dare una mano di aiuto al dottore Mercadante” nell'ambito delle elezioni del 2001 e “se abbiamo bisogno lo troviamo, e ciò anche se si deve capovolgere la città di Corleone”.

IL CUGINO MASINO. Mercadante si sarebbe mosso anche per agganciare un giudice del collegio giudicante del processo “maxi-ter”, a favore della posizione di Tommaso Cannella, suo cugino e boss di Prizzi vicinissimo a Provenzano, imputato in quel processo. Il medico avrebbe avvicinato Luigi Librizzi, fratello di uno dei giudici.

L'AMANTE DELLA MOGLIE. Un'altra questione riguarda Enzo D’Amico che avrebbe intrattenuto una relazione con la moglie di Mercadante che “ne aveva chiesto la testa”. L’intervento di Pino Lipari ha evitato conseguenze più gravi e ha ottenuto che D'Amico fosse solo allontanato da Palermo.

LA POLITICA. Una delle parti più corpose della requisitoria riguarda le emergenze dell'inchiesta "Gotha" del giugno 2006. "Uno spaccato di ordinaria vita politico-mafiosa in prossimità delle consultazioni e competizioni elettorali, in cui c’è da organizzare il consenso elettorale" lo definisce il pg. Le conversazioni intercettate nel box del capomafia di Pagliarelli, Nino Rotolo, avrebbero al centro proprio Mercadante. “Ti guadagni venti milioni al mese grazie ai nostri voti, e quindi ti devi mettere a disposizione" si lamentavano i boss. Secondo quanto dice Nino Rotolo nelle intercettazioni, Mercadante si era impegnato a "sistemare" entro l’anno una persona e, quindi, lo stesso capomafia si riteneva impegnato politicamente. “Se siamo tutti assieme possiamo fare assai, per quanto riguarda la Regione, dillo pure a Tanino, dobbiamo fare quadrato per lui, non prendete impegni con nessuno”. Secondo il pg l'interessamente di Mercadante appare concreto dal momento che incontra la persona da "sistemare" in una società che sarebbe stata costituita dalla Regione.

LE CONCLUSIONI. Secondo la procura generale, la posizione di Mercadante rappresenta "tutta quella attività che serve all’associazione per infiltrarsi nella società civile, dove si presenta con il volto di personaggi insospettabili i quali, avvalendosi di specifiche competenze professionali, avvantaggiano l’associazione fiancheggiandola e favorendola nel rafforzamento del potere economico, nella protezione dei propri membri, nell’allargamento delle conoscenze e dei contatti con altri membri influenti della società civile: la cosiddetta borghesia mafiosa". "Questi soggetti siano essi politici, pubblici funzionari, professionisti o imprenditori, devono ritenersi far parte a pieno titolo come concorrenti interni all’associazione mafiosa quando rivestono nell’ambito della medesima una precisa e ben definita collocazione, uno specifico e duraturo ruolo per lo più connesso e strumentale alle funzioni ufficialmente svolte finalizzato per la parte di competenza al soddisfacimento delle esigenze dell’associazione".