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Processo Rostagno, scontro sui teste


Al processo per l'omicidio del giornalista-sociologo, ucciso nel settembre del 1988, le richieste di integrazione probatoria alla Corte d'assise di Trapani hanno acceso uno scontro tra accusa e difesa.

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Mauro Rostagno
TRAPANI - Le richieste di integrazione probatoria alla Corte d'assise di Trapani, nel processo per l'omicidio di Mauro Rostagno, il giornalista e sociologo assassinato a Valderice il 26 settembre 1988, hanno acceso uno scontro tra accusa e parte civile da un lato e difesa dall'altro. Alla sbarra ci sono due mafiosi: il boss Vincenzo Virga, all'epoca capo mandamento di Trapani, accusato di essere il mandante, e Vito Mazzara, indicato come uno dei sicari. Motivo del contendere, le richieste avanzate dalle difese di citare come testi alcuni soggetti che potrebbero dare forza a ipotesi investigative alternative a quella mafiosa, quest'ultima sostenuta nel dibattimento dai pm della Dda di Palermo.

Tra le richieste avanzate dall'avvocato Stefano Vezzadini, difensore del boss Virga, l'audizione del giornalista Corrado Augias, negli anni Ottanta conduttore della trasmissione televisiva "Telefono Giallo", il quale, sentito nel settembre 1996 dal pm di Trapani Andrea Rovida, avrebbe riferito di "rapporti estremamente tesi - dice il legale - tra Rostagno e la comunità Saman, tali da indurre Mauro Rostagno a valutare di abbandonare Rtc per trasferire la sua attività giornalistica a Telescirocco". Rtc era l'emittente dove, oltre al giornalista, lavoravano anche alcuni giovani ospiti della comunità.

Vezzadini ha inoltre chiesto l'audizione di un collaboratore di Augias: Alberto Cavallone che, secondo notizie ufficiose, sarebbe deceduto. Questi, inviato a Trapani da Augias per occuparsi del caso Rostagno, "riferì agli inquirenti - dice sempre il legale - che "Beniamino Cannas (luogotenente dei carabinieri che ha preso parte alle indagini sull'omicidio, ndr) avvertì Rostagno che la Guardia di finanza si stava interessando alle società collegate alla Saman e di cui, secondo l'editore di Telescirocco, Peppe Bologna, Rostagno era intestatario e, quindi, rischiava conseguenze penali".

L'avvocato Vito Galluffo, legale di Vito Mazzara, ha chiesto l'escussione, tra gli altri, del sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio con delega per la sicurezza, Gianni De Gennaro, del colonnello Paolo Fornaro, chiamato nel 1987 ad organizzare la Gladio in Sicilia e a impiantare il centro Scorpione a Trapani, e del senatore Massimo Brutti, già vicepresidente del Comitato parlamentare per i servizi di informazione e sicurezza e per il segreto di Stato. Nell'opporsi alle richieste, i pm Francesco Del Bene e Gaetano Paci hanno sostenuto che le difese avrebbero potuto citare i testi sin dall'inizio del dibattimento e che, in ogni caso, le richieste di integrazione probatoria "non rispondono al parametro dell'assoluta necessità".

Tuttavia erano stati gli stessi pm, all'inizio del processo, nel febbraio 2011, a sottolineare che dietro il delitto Rostagno, probabilmente, non c'é soltanto la responsabilità di Cosa nostra. Da almeno un anno è in corso alla Dda di Palermo un'indagine parallela sul delitto Rostagno, che punta a far luce su "inspiegabili omissioni e miopie investigative" e su altre presunte complicità, come ha confermato lo stesso pm Paci, la scorsa settimana ai cronisti, a margine del processo. La Corte si è riservata di decidere sulle richieste nella prossima udienza fissata per il 14 dicembre.