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"Ciapi, ente inaffidabile"
E i dipendenti rischiano il posto


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L'ex presidente del Ciapi Francesco Riggio

Pochi giorni fa il Tar ha confermato la revoca dell'accreditamento dell'ente, alla base della quale starebbero gravi irregolarità, segnalate anche dall'Ufficio antifrode dell'Unione europea. Ma i lavoratori accusano: "Non possiamo pagare noi per gli errori degli amministratori".

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PALERMO - Il Ciapi “non è un ente affidabile”. Così, i dipendenti rischiano di finire in mezzo a una strada. E oggi lanciano un grido di allarme: “Non vogliamo essere le vittime sacrificali di una gestione fallimentare”. Una gestione, per intenderci, che ha portato alla revoca dell'accreditamento del mega-ente di Formazione. Una revoca che mette a serio rischio il posto di lavoro dei 39 dipendenti e che è stata confermata pochi giorni fa dal Tar di Palermo, con una sentenza che non fa che allungare le ombre sulle precedenti amministrazioni del Ciapi. Amministratori che oggi non ci sono più. Il presidente Francesco Riggio, candidatosi alle ultime elezioni regionali tra le fila del Pd, infatti, è stato defenestrato da Lombardo nel luglio scorso. Pochi mesi prima, era arrivata la revoca dell'accreditamento dell'ente. In pratica, il Ciapi ha perso i “titoli” per partecipare a bandi e finanziamenti pubblici. Una decisione, quella della revoca, voluta dall'assessorato all'Istruzione e Formazione. In particolare dall'ormai ex dirigente generale Ludovico Albert. Al quale, come detto, il Tar ha dato ragione in una sentenza del 15 novembre scorso. Un dispositivo contrassegnato da alcuni passaggi inquietanti, visto che i giudici parlano di “cattiva gestione delle risorse pubbliche”, e di ente “non più affidabile”, appunto.

Una mancata affidabilità basata anche sul rapporto finale dell'Olaf, redatto nel 2011. Per intenderci, l'Olaf è l'”Ufficio antifrode dell'Unione europea”. In un suo rapporto sull'attività del Ciapi parla di “gravi irregolarità” nella gestione dell'ente. Un passaggio riportato anche nel decreto firmato da Raffaele Lombardo nel luglio scorso, col quale l'ex governatore ha deciso anche di revocare il mandato al presidente Francesco Riggio.

E le gravi irregolarità sottolineate dall'Olaf rappresentano solo “alcuni dei motivi – ricorda l'ex dirigente generale del dipartimento Formazione Ludovico Albert – per i quali decidemmo la revoca dell'accreditamento del Ciapi. In particolare, erano emersi dubbi su un progetto di apprendistato per giovani siciliani da oltre 10 milioni di euro. Le presunte pecche – prosegue Albert – riguardavano le assunzioni del personale e le attività di comunicazione. Nel primo caso, nonostante il Ciapi fosse un ente strumentale della Regione, e quindi assimilabile a un ente pubblico, i vertici non hanno seguito, per le assunzioni, procedimenti a evidenza pubblica, come prescrive la legge. Riguardo alle attività di comunicazione, - conclude l'ex direttore - le perplessità riguardavano le 'dimensioni' di queste attività, probabilmente sproporzionate rispetto alle finalità del progetto”.

Insomma, la matita rossa dell'Olaf, e i dubbi dell'assessorato hanno portato alla cancellazione dell'accreditamento prima, e alla rimozione di Riggio, poi. Una rimozione alla quale è seguito il commissariamento. E uno dei primi atti del collegio di commissari che adesso guida il Ciapi, è stato il ricorso al Tar per chiedere l'annullamento di quella revoca. Ma i giudici, il 14 novembre scorso, hanno confermato la bontà della decisione di Albert, frutto anche dell'istruttoria portata avanti dal Nucleo di Valutazione interno dell'assessorato. Il Ciapi è “non più affidabile”. Niente accreditamento. E adesso, a rischiare grosso sono i dipendenti. “Come sempre succede in questi casi, - denunciano quei lavoratori in una accorata nota - a pagarne le conseguenze non sono gli amministratori, né la classe politica che li ha scelti e sostenuti; paghiamo noi lavoratori (attualmente il Ciapi di Palermo conta 39 dipendenti) che, con le nostre famiglie viviamo già la condizione degradante di non ricevere mensilmente lo stipendio, aggravata ancor più dal timore di un futuro incerto. Come lavoratori del Ciapi, - aggiungono - consci di avere servito la Sicilia e i cittadini siciliani, desideriamo distinguere la nostra posizione da quella di chi ha determinato le scelte gestionali del nostro Ente. Ci appelliamo, quindi, alla 'Regione – Istituzione' e alla 'Regione – comunità di cittadini', per chiedere attenzione e sostegno, nella convinzione – concludono - di possedere le competenze, le conoscenze e le energie per continuare ad essere una risorsa per la crescita e il riscatto della Sicilia”. Insomma, se l'ente non è affidabile, non è detto che lo siano anche i dipendenti.