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Il caso

Lo ha detto, lo ha fatto
Crocetta licenzia i giornalisti


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Recapitate oggi ai 21 giornalisti di Palazzo d'Orleans le lettere di licenziamento: "E' venuto meno il carattere fiduciario". Ma inizia una guerra di carte e avvocati. Gli addetti stampa denunciano: "Licenziati senza preavviso. Il contratto prevede un indennizzo". La Fnsi invia un durissimo comunicato. Ma la recente sentenza che ha assolto Cuffaro e Lombardo dà forza alla decisione del governatore.

 

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PALERMO - “Dopo 36 anni dalla sua istituzione cessa di operare l'Ufficio stampa e documentazione della Regione siciliana”. Il comunicato è secco. Ed è l'ultimo. Almeno, l'ultimo diffuso dal gruppo di giornalisti che fino a ieri componeva l'Ufficio stampa di Palazzo d'Orleans. Ventuno in tutto, assunti con la qualifica di caporedattori. Licenziati in tronco dal presidente della Regione Rosario Crocetta. Un licenziamento che ha anche un retrogusto beffardo: la risoluzione del rapporto di lavoro – si legge nella lettera di licenziamento recapitata oggi agli addetti stampa – decorre dal 10 novembre scorso. Insomma, da allora, come ha detto sarcasticamente alcuni giorni fa il governatore, i giornalisti hanno fatto “volontariato”. Ma adesso, promettono battaglia.

“Da questo momento, - si legge intanto nell'ultimo comunicato, diffuso dal Comitato di redazione - non saranno più garantiti, quindi, la rassegna stampa quotidiana, i comunicati della Presidenza, della giunta, dei dodici assessorati e dei 28 dipartimenti regionali, i servizi del TgWeb e i supporti audio-video degli eventi piu' rilevanti della Regione. La decisione unilaterale del presidente Crocetta – chiude il comunicato - azzera un servizio pubblico d'informazione e comunicazione istituzionale obbligatorio per assicurare, così come previsto dalla legge, la trasparenza dell'azione amministrativa”.

Ma il presidente lo ha detto e lo ha fatto. E avrebbe fatto discendere la sua decisione dalla “cessazione del rapporto fiduciario con i giornalisti”. Un punto sul quale, quasi certamente, ruoterà il ricorso degli addetti stampa. Che già ieri avevano accusato il presidente Crocetta “di non conoscere le norme”. E in particolare, il fatto che quel rapporto di lavoro non sia fondato sul “rapporto fiduciario”, visto che il “datore” non è il presidente, ma “la presidenza”. Ovvero, l'istituzione e non la persona che la incarna.

Ma c'è di più. Quei giornalisti hanno firmato, nell'atto dell'assunzione, un contratto. Contratto discusso, e forse discutibile nella scelta del ruolo: tutti capiredattori di se stessi, assunti, la stragrande maggioranza di questi, dall'ex presidente Totò Cuffaro per “chiamata diretta”, cioè senza alcuna selezione pubblica.

Ma quei giornalisti, comunque sia, hanno pur sempre firmato un contratto. Che prevede alcune tutele nei casi di licenziamento. Tutele definite dall'articolo 27, secondo il quale, innanzitutto, per il licenziamento serve una “giusta causa”. Ma non solo. “In caso di risoluzione del rapporto – si legge nel contratto giornalistico - non determinata per fatto o per colpa del giornalista così grave da non consentire la prosecuzione anche provvisoria del rapporto, il giornalista ha diritto ad un’indennità sostitutiva del preavviso”. Per i capiredattori, questa indennità ammonta a dieci mensilità. Per intenderci, se fosse riconosciuta la tutela sancita dall'articolo 27, la Regione si troverebbe costretta a sborsare una cifra non inferiore al milione e mezzo di euro.

“Ma dagli uffici della Funzione pubblica – dice il Cdr dell'Ufficio stampa – ci hanno fatto sapere che la Regione non ha alcuna intenzione di riconoscerci questa indennità sostitutiva del preavviso. Insomma, da un giorno all'altro ci troviamo in mezzo a una strada”. Anzi. Dopo venticinque giorni di “volontariato”: “Oltre al danno, la beffa – fanno sapere i giornalisti – visto che nella lettera è specificato che il licenziamento decorre dal 10 novembre scorso. Da allora, abbiamo lavorato senza averne titolo”.

La Regione, però, dal canto suo, può far poggiare la propria decisione su una recentissima sentenza della Corte dei Conti che riguarda proprio quell'Ufficio stampa. È la sentenza che scaturisce dal procedimento per danno erariale contro gli ex presidenti Cuffaro e Lombardo, proprio per l'assunzione e il “mantenimento” dei giornalisti dell'Ufficio stampa. Accuse dalle quali i due presidenti sono stati assolti. E la sentenza fissa alcuni paletti, che danno forza alla decisione di Crocetta: “Il giornalista, - si legge - nominato dal Presidente della Regione a prestare servizio come giornalista nel predetto Ufficio, instaura con la Presidenza della Regione un rapporto di collaborazione professionale caratterizzato da assoluta precarietà nel senso che, in un qualsiasi momento, il rapporto può essere oggetto di risoluzione da parte della stessa Presidenza della Regione conferente senza che occorrano l’allegazione e la dimostrazione di specifiche cause giustificative”. Insomma, ecco il “contrappeso” per aver ricoperto quel ruolo senza passare da alcun concorso pubblico: “Con la nomina, - ribadiscono qualche pagina dopo i giudici della Corte dei Conti - disposta dal presidente della Regione del giornalista esterno a prestare servizio nell’Ufficio Stampa presso la stessa Presidenza della Regione, viene ad instaurarsi un rapporto di collaborazione basato sulla fiduciarietà tra la Presidenza della Re-gione ed il giornalista; il rapporto, sorto in base a tali presupposti, necessariamente è caratterizzato da assoluta precarietà nel senso che in qualsiasi momento può essere oggetto di risoluzione senza che occorrano l’allegazione e la dimostrazione di specifiche cause giustificative alla stregua delle ipotesi di risoluzione del rapporto previste nel contratto collettivo nazionale dei giornalisti. E ancora: “L’Ufficio Stampa della Regione siciliana è posto alle dirette dipendenze del Presidente della Regione; ciò è indice della esistenza del vincolo fiduciario verso il Presidente della Regione che si avvale dello stesso ufficio. Le nomine fiduciarie sono da considerarsi a tempo indeterminato in quanto i giornalisti continuano a prestare servizio senza soluzione di continuità nell’Ufficio Stampa finchè godono della fiducia del presidente della Regione che è in carica”. Per “tempo indeterminato”, quindi, secondo l'accezione della Corte dei Conti, va inteso un rapporto che “resta in piedi” finché non viene meno il motivo alla base della nomina stessa: quel rapporto fiduciario sottolineato nelle lettere di licenziamento recapitate oggi”.

Insomma, quella che si prepara è una vera e propria “guerra” di carte e di avvocati. E i giornalisti, molto probabilmente, verranno assistiti da un collegio di difensori messo a disposizione dalla Federazione nazionale della stampa. Nonostante qualcuno sottolinei la “diversità” della propria condizione. È il caso di Gregorio Arena, ex coordinatore dell'Ufficio stampa, e da un anno e mezzo circa di stanza negli uffici della Regione a Bruxelles. “Io sono stato assunto – spiega – nel 1991, dopo una selezione avvenuta per titoli, e dopo l'approvazione della Commissione affari istituzionali dell'Ars, e dopo l'ok della giunta. Il 'rapporto fiduciario' non è elemento costituivo del mio rapporto di lavoro. E mi riferisco sia alla fiducia del presidente nei miei confronti, sia alla mia nei confronti del presidente della Regione”. Nella stessa condizione di Arena, sarebbe anche un altro cronista: Giancarlo Felice. Ma dal Cdr precisano: “Le norme alla base delle assunzioni sono uguali per tutte. La legge che sancisce la nascita dell'Ufficio stampa è del 1971, e l'Ufficio è nato nel 1976”. Quello che è mutato, dalla metà del Duemila, è l'obbligo del passaggio attraverso la prima commissione dell'Ars, scomparso negli ultimi anni.

Al di là delle differenze, comunque, una cosa unisce i ventuno giornalisti. Al gesto di Crocetta (“che non ha mai voluto incontrarci – raccontano – né sedersi attorno a un tavolo per discutere la faccenda”), gli addetti stampa sono pronti a reagire con una guerra giudiziaria. Il ricorso è scontato. E ampiamente prevedibile. “Se vinceranno, li riassumeremo”, aveva tagliato corto sulla faccenda il governatore, a metà novembre. In quei giorni, i 21 giornalisti erano già “fuori” dall'Ufficio. Ma ancora, non lo sapevano.