Live Sicilia

PROCESSO THE END

Mafia e pizzo a Partinico
Condannato il figlio di Vito Vitale


Secondo l'accusa, Giovani Vitale, erede dello storico capomafia, avrebbe preso in mano il potere e ordinato una scia di danneggiamenti ai danni di un imprenditore. Condannati pure i fratelli Giovanni e Piero Serra.

VOTA
0/5
0 voti

mafia, palermo, partinico, pizzo, vitale, Cronaca
Giovanni Vitale
PALERMO - L'imprenditore Giuseppe Amato si era smarcato dall'organizzazione mafiosa. Aveva intrapreso la strada della legalità. Per tutta riposta la mafia decise di incendiargli la macchina e diede pure fuoco al portone della sua casa di Partinico. Un chiaro messaggio per fargli capire che il pizzo avrebbe dovuto pagarlo. Sempre e comunque.

Per quell'episodio, datato estate 2010, sono state ora condannate tre persone. A cominciare da Giovanni Vitale, figlio del capomafia Vito, che aveva preso in mano il potere nel segno della continuità. A Partinico e dintorni hanno sempre comandato i fardazza. Giovanni Vitale ha avuto 5 anni e sei mesi. I fratelli Giovanni e Piero Serra, considerati la manovalanza del racket, sono stati condannati a quattro anni ciascuno. Le pene sono state scontate di un terzo così come previsto per chi sceglie di essere processato con il rito abbreviato. Assolto un quarto imputato Santino Lo Biundo (assistito dall'avvocato Rocco Chinnici).

Furono tutti e quattro raggiunti da un'ordinanza di custodia cautelare in carcere (Vitale jr era già detenuto ndr) nel novembre di un ano fa, quando i carabinieri del Gruppo di Monreale ricostruirono i nuovi equilibri mafiosi di quella parte della provincia palermitana. L'operazione era stata coordinata dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia e dai pubblici ministeri Francesco Del Bene e Dario Scaletta. Si trattava della prosecuzione dell'inchiesta denominata The end, che aveva già portato all'arresto di 23 persone ritenute affiliate al mandamento mafioso di Partinico. I militari dissero di avere registrato in presa diretta l'affermazione della leadership di Giovanni Vitale.

L'imprenditore che si è smarcato dagli ambienti della criminalità organizzata ha scelto di aderire all'associazione Libero Futuro che in una nota spiega "che la nascita di un movimento antiracket e l'arrivo delle prime denunce in quella parte della provincia in cui l'organizzazione mafiosa era ed è ancora particolarmente radicata ed aggressiva è un primo segno di una rivolta più ampia che cercheremo di estendere. Riteniamo, infatti, che per liberarsi dalla presenza della mafia non bastino le pur efficaci operazioni repressive dello Stato, ma occorra un moto di rivolta dell'intera società"