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annullata la condanna a Chillemi

Il titolare del pub 'I Grilli':
"Ho pagato il pizzo"


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La Cassazione ha annullato la condanna nei confronti di Gianlcuca Chillemi. Era accusato di favoreggiamento. la difesa: "Ha indicato lui il su estorsore".

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PALERMO - Prima negò, poi corresse il tiro e infine accusò l'uomo che gli aveva chiesto il pizzo. Un percorso di certo non lineare giustificato dai suoi avvocati alla voce paura.

La Corte di Cassazione ha dato loro ragione annullando, senza rinvio, la sentenza di condanna per Gianluca Chillemi, titolare del pub I Grilli di largo Cavalieri di Malta, uno dei locali più famosi della città a pochi passi dal Conservatorio. Gli erano stati inflitti due mesi e venti giorni con l'accusa di favoreggiamento. Ipotesi contestata dagli avvocati Maurizio e Fabrizio Bellavista: è stato lui a indicare il suo estorsore, Marco Coga, poi divenuto collaboratore di giustizia e condannato a tre anni e 10 mesi per mafia.

A ricostruire l'estorsione fu Fabio Manno, un tempo elemento di spicco del mandamento di Porta Nuova, che scelse la strada del pentimento qualche tempo prima di Coga. “Coga è la persona che io stesso ho incaricato dietro suggerimento di Massimo Mulè, uomo d'onore della famiglia di Palermo centro, di riscuotere l'estorsione dal ristorante i Grilli”, mise a verbale. Manno sapeva che Coga e il titolare del ristorante erano in buoni rapporti (“Perché praticamente Mulè non conosceva il proprietario, sapendo che Marco Coga aveva un rapporto amichevole con questo personaggio, Massimo mi chiese di parlare con Marco Coga affinché Marco andasse a chiedere al proprietario di contribuire due volte l'anno affinché questi soldi da lui dati venissero dati ai carcerati)”. E la risposta, positiva, non tardò ad arrivare: “Quella persona era disponibile. Dopo dieci giorni portò 2 mila euro che io feci avere ad Alessandro D'Ambrogio. Si era stabilito un accordo fra i Grilli e Marco di dare 2 mila euro ogni 6 mesi: Natale e Pasqua”.

Le informazioni di Manno furono incrociate con un pizzino sequestrato a Filippo Burgio, considerato il postino del latitante Gianni Nicchi. Una delle prime voci era: “500 Grilli Ko dati”. Convocato in caserma Chillemi disse che “periodicamente ho avuto delle richieste per partecipare alle spese delle feste rionali”. Poi, però ammise che era Coga ad avergli imposto la protezione dei boss. Il suo iniziale silenzio era stato dettato alla paura. Temeva che facessero del male ai suoi parenti.