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IL PIANO

Ecco il concordato
che dovrebbe salvare l'Amia


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La proposta di concordato straordinario per salvare l'Amia è stata depositata al tribunale che si pronuncerà nei prossimi giorni. Ecco cosa prevede, nel dettaglio, il piano messo a punto dal liquidatore che fra risparmi, investimenti e ammortizzatori sociali proverà ad evitare il crac dell'azienda.

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PALERMO - Numeri, cifre, date, percentuali, bilanci in rosso, crediti ma soprattutto debiti e perfino la cassa integrazione. C’è questo e tanto altro nella proposta di concordato preventivo che, nelle intenzioni del comune di Palermo, dovrebbe salvare l’Amia dal fallimento. Una proposta che è finalmente giunta al tribunale del capoluogo siciliano dopo aver ricevuto il via libera dal comitato di sorveglianza e dal ministero dello Sviluppo economico.

Decine di pagine che ricostruiscono la storia dell’azienda, e della collagata Essemme, fra perdite, conti scricchiolanti e i tentativi, numerosi e reiterati, di salvare una nave praticamente alla deriva e i suoi 2500 dipendenti, di cui 301 già posti in mobilità, con ben due ricapitalizzazioni.

La proposta, elaborata dal liquidatore Baldassarre Quartararo, con la consulenza dell’avvocato Michele Perrino, dopo aver ricevuto il disco verde dei commissari e del Comune ed essere stata più volte modificata, sembra finalmente essere giunta al momento della verità. Si tratta, legge alla mano, di un concordato straordinario che, in pratica, non ha bisogno del placet dei creditori ma viene deciso direttamente dal tribunale, fermo restando la possibilità di eventuali ricorsi in Cassazione, e riconosce ai creditori solo una parte dei soldi che in realtà dovrebbero ricevere.

Un concordato che, come detto, passa ai raggi X anche la storia recente dell’Amia, fin dalla sua trasformazione in Spa. Ma se fino al 2006 l’azienda è riuscita ad incrementare il proprio patrimonio con un aumento costante dei ricavi, a partire dal 2007 il trend si inverte drammaticamente: la perdita di esercizio ammonta a più di 30 milioni di euro, e l’anno seguente vede l’Amia addirittura finire in rosso con un -77 milioni, che diventano -101 nel 2009 e -54 nel 2011.

Una situazione drammatica, che ha comportato prima una ricapitalizzazione da 80 milioni nel 2008 grazie ai fondi Cipe e poi, nel 2009, un’anticipazione delle somme autorizzata dal governo nazionale e una seconda ricapitalizzazione con il 49 per cento delle azioni di Amg e alcuni immobili, per un totale di quasi 97 milioni, a fronte di una perdita di ben 144 relativa al 2008 e ai primi nove mesi del 2009.

Ma basta fare un raffronto tra attivi e passivi per capire quanto drammatica rimanga la situazione ancora oggi. Partiamo da Amia spa: a fronte di 184 milioni di crediti, vantati anche nei confronti del Comune (44) e della Pea (4,6), e di una disponibilità liquida di poco più di sei milioni (al maggio del 2012), i debiti verso i fornitori raggiungono quota 98,7 milioni a cui vanno sommati quelli verso le banche (31,7), verso l’erario e l’Inail (52,9) e verso enti pubblici e personale (50,4, di cui 31,7 per i tfr). Una voragine da far tremare i polsi da oltre 300 milioni di euro. Non se la passa meglio Essemme, che da un lato vanta 34 milioni di crediti nei confronti della società madre ma dall’altro registra 32 milioni di debiti per iva, Inail e tributi mai pagati.

Sul fronte immobilizzazioni materiali, la cifra tocca i 62 milioni che sono per la maggior parte costituiti dai tre immobili ceduti dal Comune. Quelle finanziarie invece arrivano a 75 milioni, di cui 64,2 rappresentati dal 49 per cento dell’Amg. Sul fronte crediti, invece, la cifra si aggira intorno ai 184 milioni di cui oltre 40 del Comune di Palermo, 26,5 del Coinres, 13 del comune di Bagheria, dieci di qello di Monreale, 13 dell’Ato Messina 4 e dieci dell’Ato Palermo 1, con i debiti degli Ato in continuo aumento negli ultimi anni.

E proprio per far fronte alla voragine, il concordato prevede tutta una serie di iniziative. I creditori, come già detto, non potranno avere tutti i loro soldi ma dovranno “accontentarsi” del 15-20 per cento. L’Amia conta di completare le operazioni di rientro dei debiti nel giro di quattro anni, e lo farà sotto la direzione di un liquidatore giudiziale sottoposto alla sorveglianza dei commissari e del comitato di sorveglianza del ministero. E per pagare i creditori si useranno le azioni di Amg, il cui valore potrebbe arrivare a sfiorare i 70 milioni, nel giro di tre anni, e gli immobili. Ma i bilanci non tengono conto di un’altra potenziale entrata, che potrebbe derivare dalle cause che i commissari hanno intentato ai precedenti amministratori, ai sindaci e al Comune che supera i 200 milioni.

Il destino dell’azienda sarà, comunque, lo spacchettamento in una Newco e in una bad company, sul modello Alitalia. La parte buona, che erediterà i lavoratori e vedrà la fusione di Amia e di Essemme, avrà un equilibrio patrimoniale con un saldo di oltre 500mila euro. Verrà sfoltito anche il personale, che tra pensionamenti e cessazioni dovute ad altre cause, permetterà di risparmiare 1,4 milioni l’anno: una cifra più bassa del previsto, dettata dalla nuova riforma Fornero e dal tunr over padre-figli degli ultimi anni.

Ma, conti alla mano, almeno per il primo anno anche la Newco potrebbe avere qualche problema economico: ecco perché il piano contempla anche la possibilità della cassa integrazione per tutto il 2013 del 10 per cento del personale che permetterebbe di risparmiare 6,5 milioni. Altri sette milioni si potranno risparmiare con la realizzazione dell’impianto di compostaggio e di preselezione dei rifiuti, i cui progetti finanziati con fondi Fas però non sono ancora stati definiti. Altri nove milioni verranno dai comuni che utilizzeranno la sesta vasca della discarica di Bellolampo, che dovrebbe essere pronta per l’estate del 2013. Infine, ulteriori otto verranno dall’adeguamento del contratto di servizio. Secondo le previsioni, nel 2013 la Newco perderà 9 milioni per poi tornare in attivo dal 2014 anche grazie al secondo step della raccolta differenziata.