Live Sicilia

Le voci di Cosa nostra

L'operazione "Sisma"
e le intercettazioni


Il blitz di Misilmeri. Ecco le intercettazioni dell'operazione "Sisma". I boss progettavano il salto di qualità. Controllavano già molto, ma volevano piazzare un uomo anche a Palermo.

VOTA
3/5
5 voti

arresto boss cosa nostra, intercettazioni, mafia, misilmeri, operazione sisma, Tonino Messicati Vitale, Cronaca
PALERMO - Il nome di Tonino Messicati Vitale torna alla ribalta della cronaca il 17 aprile scorso. E' il giorno del blitz denominato Sisma. Non è un caso, visto che l'inchiesta dei carabinieri provocò un terremoto politico-giudiziario con epicentro a Misilmeri. Pochi mesi dopo, quando anche il sindaco Pietro D'Ai' finirà sotto inchiesta, il Comune sarà sciolto per mafia.

Dopo avere condizionato la vita amministrativa del comune di Misilmeri, la mafia puntava a fare il salto di qualità. Voleva piazzare un suo uomo al consiglio comunale di Palermo. I carabinieri del Reparto operativo e del Nucleo investigativo arrestarono cinque persone. Anzi, quattro vista la fuga di Messicati Vitale. Oltre a lui i provvedimenti raggiunsero Francesco Lo Gerfo, indicato come il capomafia di Misilmeri, Mariano Falletta, anche lui di Misilmeri, e i palermitani Stefano Polizzi (presunto referente della cosca di Bolognetta accusato di estorsione) e Vincenzo Ganci, candidato alle ultime elezioni al Consiglio comunale di Palermo.

Un avviso di garanzia, sempre per concorso in mafia, era stato notificato a Giuseppe Cimò, allora presidente del Consiglio comunale del paese nel Palermitano. Avrebbe agevolato la cosca nell’'aggiudicazione di alcuni appalti. Il mediatore fra il capomafia Lo Gerfo e il politico sarebbe stato proprio Ganci. Sulla base delle indagini eseguite dai militari guidati dal capitano Salvatore Di Gesare,

Lo Gerfo e Ganci avrebbero inciso sulla scelta di chi doveva guidare l'assemblea consiliare: "“Noi altri ci recuperiamo quattro voti dall'altra parte... lo vedi che possiamo... li chiamiamo e si mettono tutti a disposizione"”. I due temevano di essere intercettati: “"Evitiamo un po' di telefonate, attenzione perché se no lo sciolgono il consiglio comunale e non mi interessa niente... perché non sia mai Dio commissionano il Comune il danno è assai capisci?”". Lo Gerfo, inoltre aveva anche messo le mani sullo smaltimento dei rifiuti attraverso l'impresa formalmente intestata a Falletta. Il controllo della ditta avrebbe consentito al capomafia di distribuire posti di lavoro al Coinres, il consorzio per la raccolta della spazzatura. E poi, c'era il capitolo pizzo. Era stata ricostruita l'estorsione, ordinata da Lo Gerfo ed eseguita da Messicati Vitale, ai danni del titolare della sala ricevimenti “Villa Fabiana”.