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prima di palermo-juventus

Gocce in gradinata


L'attesa per il match contro i campioni d'Italia tra telefonate e ricordi.

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Ieri mattina mio fratello mi ha chiamato al telefono: “Ho qualche linea di febbre e non è il caso che venga alla partita. Passa a prendere la mia tessera e invita qualcuno dei tuoi amici a vedere Palermo-Juventus”. Scorrendo la rubrica del mio telefonino cominciavo a pensare alla complessa procedura del cambio di nominativo. Eh sì, perché se io voglio invitare un amico allo stadio usando l’abbonamento di mio fratello devo perdere un sacco di tempo a digitare al pc una sfilza di numeri e codici e infine ritirare il titolo di ingresso al botteghino. E poi magari lasciano entrare delinquenti che inneggiano a un disastro aereo o che acclamano un mentecatto che solidarizza pubblicamente con l’assassino di un poliziotto. Ma questo è un altro discorso.

Il mio dito scorre sul touch-screen del telefonino. “Questo no, che non sta bene. Questo no, che è partito”. Ecco, ho trovato. Compongo il numero, certo di un entusiastico sì. “Ciao, c’è il biglietto di mio fratello libero. Vuoi venire allo stadio con me ? C’è Palermo-Juve”. Silenzio dall’altra parte. “Ti ringrazio molto. Lo sai che sono un grande tifoso. Però domani è prevista pioggia e preferisco vedermela a casa al calduccio”. Chiudo la conversazione e ripenso alle partite allo stadio sotto la pioggia del “tempo da lupi”. Quelli verdi di Avellino, sconfitti per 4-0 chissà quanti anni fa, e quelli giallorossi. Mi ritorna in mente il 2-0 con la cavalcata finale di Santana sull’out di destra sotto la gradinata e cross al centro per la stoccata di Luca Toni. E poi il 3-3 sotto il diluvio con Miccolinho che segna dopo due tunnel e Rubinho che regala il rigore finale alla Roma franando su un avversario.

Scorrono i numeri della mia rubrica. Ne identifico altri “buoni”. Uguale la proposta, uguale le risposte. Chi ha un pranzo dai suoceri, chi lavora, chi deve fare l’albero di Natale. Va beh, ci rinuncio. Per un attimo penso di invitare mio cognato, lo strisciato bianconero. Mio cognato rappresenta il paradigma della contraddizione in termini connaturata in qualsiasi tifoso juventino. La Juventus è una squadra di Torino ma, mentre a Torino è amata dagli immigrati, nel resto d’Italia il seguito è concentrato al Sud. Come è possibile che la squadra di proprietà della famiglia che da sempre incarna il concetto di capitalismo sia la più “popolare” d’Italia? Come possono i proletari condividere un amore con i ricconi? Forse perché tifare per la Juve equivale a sottoscrivere un’obbligazione di gioia, la cui cedola prima o poi maturerà. Mio cognato non fa eccezione alla regola della dissociazione juventina. Ma non si vergogna lui, uomo di sinistra esponente dei Cobas Scuola, a tifare per la squadra della famiglia Agnelli? A sostenere la squadra che rappresenta l’espressione stessa dell’arroganza del potere, con le tre stelle agli angoli dello Stadium e la scritta “30 sul campo” sulla maglietta, sfida sfacciata alle sentenze dai tribunali sportivi? Un altro strisciato allo stadio? Neanche per idea. Ci vado da solo.

C’era un tempo in cui allo stadio andavamo in pochi. Erano i tempi delle vacche magre. I tempi dei “Tifi per il Palermo? Si, va beh. E poi per chi?”. Poi andare allo stadio diventò “di tendenza”. Si scoprivano tifosi del Palermo persino coloro che pensavano che “Bugia” fosse solo un peccato veniale e che la bicicletta fosse solo un mezzo di trasporto a due ruote a trazione umana. Oggi sembra che i palermitani si siano di nuovo stancati del Palermo. E che pesino di più quattro gocce d’acqua e il rischio di un raffreddore che la voglia di sostenere la squadra in un impegno difficilissimo contro la squadra che forse vincerà, ancora una volta, lo scudetto. A proposito, nei miei ricordi della serie “Pioggia in gradinata”, scorre un Palermo-Cagliari 1-0 del dicembre 1969 con il mitico gol di testa in tuffo di Tanino Troja sotto la Curva Sud al termine del primo tempo. Quell’anno il Cagliari vinse lo scudetto e il Palermo retrocesse. Ma che brutto presagio! Meglio non pensarci. Oggi allo stadio ci sarà pioggia. Prepariamoci tutti a una lotta strenua che finirà solo a maggio. Quando le gocce d’acqua che scenderanno sul nostro viso saranno lacrime di gioia. O forse di rabbia e di dolore.