Live Sicilia

SUL NUOVO NUMERO DI I LOVE SICILIA

Paolo Leone, clic d'autore
dentro l'olimpo di Vogue


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Lo chiamano “l'architetto”, ma “non ha mai preso una matita in mano”. Piuttosto è l’unico fotografo siciliano contemporaneo ad essere entrato, e rimasto, nell’olimpo di Vogue. Lui è il catanese Paolo Leone e sul nuovo numero di I love Sicilia racconta del suo esordio tra i nomi che contano della fotografia.

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PALERMO - Lo chiamano “l'architetto”, ma “non ha mai preso una matita in mano”. Piuttosto è l’unico fotografo siciliano contemporaneo ad essere entrato, e rimasto, nell’olimpo di Vogue. Lui è il catanese Paolo Leone (firma anche di Mademoiselle, L’Officiel, Glamour, Stern, Amica, Marie Claire e delle più importanti campagne pubblicitarie) e sul nuovo numero di
I love Sicilia racconta del suo esordio tra i nomi che contano della fotografia.

Vive tra Milano, Stromboli e New York, ma il suo laboratorio è sempre ad Acicastello, accanto alla casa del padre, anche se, dice, “la mia città oggi è un buco nero, siamo veramente all’anno zero”

Il suo posto del cuore? Stromboli. “Amo le sue contraddizioni e il suo vulcano, ma devi viverla d’inverno se non vuoi incappare nel solito caos, chip e trascurato, del turismo estivo”. Ed era proprio nella “sua” Stromboli quando è stato chiamato dallo staff di Diego della Valle per il libro 'Italian Touch': “Sono partito attraversando per sei mesi l’Italia da nord a sud con assistente e art director. Ho fotografato più di 120 famiglie di tradizione italiana e esponenti di un capitalismo sano e per bene. Italiani che non hanno bisogno di 'apparire' in quanto già 'sono', uomini e donne appassionati delle loro tradizioni e dei loro valori ben consolidati, che vivono quel lusso educato che fa la differenza, senza ostentazioni”

La sua collezione di ritratti di celebrities è enorme, ma Leone non ha dubbi: “Ormai è finita l’era delle grandi top model. Da qualche anno l’Uomo Vogue non pubblica più foto di modelli professionisti ma di uomini 'normali', anche se noti. I miei preferiti sono stati due grandi vecchi. Il primo è Francesco Rosi che, a novant’anni, ha ancora un’energia e un carisma mai visti. L’ho incontrato e ritratto al Festival di Venezia, ha preso un meritatissimo Leone d’Oro alla carriera. Il secondo è Ettore Sottsass, geniale, affascinante, è la storia del design italiano”.