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I love Sicilia, parla Crocetta:
"Io, il Pd e l'antimafia"


È un ritratto a tutto tondo quello che Felice Cavallaro fa del neogovernatore Rosario Crocetta, in una intervista esclusiva sul nuovo numero di I love Sicilia in edicola e online. Una lunga chiacchierata, tra pubblico e privato, in cui il presidente non manca di togliersi alcuni sassolini dalle scarpe.

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PALERMO - Vuol fare la rivoluzione, dice. Ed è comunque una rivoluzione un presidente comunista, cattolico e omosex, un passato al Petrolchimico, quattro lingue, arabo compreso, alla guida di una lista che ha per simbolo il “Megafono”, “per dare voce a chi non ce l’ha”, come ripete, fiero di averla già data, da sindaco, ai suoi concittadini di Gela nel riscatto contro la mafia.
È un ritratto a tutto tondo quello che Felice Cavallaro fa del neogovernatore Rosario Crocetta, in una intervista esclusiva sul nuovo numero di I love Sicilia. Una lunga chiacchierata, tra pubblico e privato, in cui il presidente non manca di togliersi alcuni sassolini dalle scarpe. “I miei rapporti con la mafia? A qualcuno piacerebbe molto. Ma siamo alla fiction. Ci sono dei diffamatori che non riusciranno a sfregiare un governo nato nel segno dell’antimafia, impegnato contro sprechi e privilegi. Cosa che fa paura. E, come diceva Paolo Borsellino, quando si vuole eliminare qualcuno prima si denigra e poi si ammazza”.

Ma re Saro non sembra farsi intimidire. Anzi, rilancia assestando “pugni allo stomaco” contro partiti che l’hanno votato e che adesso si sentono esclusi, umiliati. “Non hanno nessun motivo di rodersi. Non ho detto cose diverse in campagna elettorale. Parlavo di una giunta che rappresentasse una discontinuità. Sulla carta la coalizione ha 38 deputati regionali. Non possono fare gli assessori. Non è il caso che si distraggano dall’attività parlamentare ricoprendo ruoli diversi”.

E, in particolare, sull'alleato Pd, dice: “Sono stato solo tre volte in vita mia alla direzione del Pd dove, a volte, ho trovato ostacoli alle mie candidature. Purtroppo la sinistra in parte non è estranea all’impasto dei salotti palermitani e, per altre componenti, è mischiata in qualche caso alla casta dell’antimafia”. Ed è a questo punto che Crocetta punta il dito contro Claudio Fava e Rita Borsellino: “Incomprensibili e ingiustificate le stizzite critiche di Fava, livoroso nei miei confronti – dice –. Rita me la sono ritrovata contro anche in Europa. Ufficialmente non iscritta al partito, ma sempre protetta dal partito che, invece, a me metteva i bastoni fra le ruote, senza mai un sostegno”.

Quindi parla di Massimo Russo, di Beppe Lumia, di Antonio Ingroia, dei grillini (“Possono fare ‘cri cri’ solo in estate. L’inverno è delle formiche. O cominciano a fare provviste, oppure...”), di Nelli Scilabra (“Stupirà con effetti speciali”) e di Giuseppe Lupo: “Una volta ho tolto un neo da una mano. La ferita s’è un po’ ulcerata e quando Lupo mi ha visto è rimasto di sasso, pensando alla mia religiosità. ‘Hai le stimmate?’. Un presidente con le stimmate... Ho dovuto deluderlo”.

Per descrivere la sua vita privata, Crocetta si richiama a una sua poesia “sulla quale – racconta – un fraterno amico, un pittore di Gela morto di Aids, dipinse la crocefissione che contemplo a casa: ‘Nessuno intrighi sacrileghi sguardi oltre le sbarre delle mia cella’”. E le sbarre ci sono davvero, a casa sua, “quelle montate quando nel 2004 si scoprì per fortuna il killer lituano assoldato per uccidermi”.