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LE IDEE

Tempo di Natale


E' il periodo in cui mamme e figli fanno l’albero. Rapide comparse dei papà: fondamentale il loro apporto per tirare giù le scatole più pesanti con gli addobbi.

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Tempo di Natale. Mamme e figli fanno l’albero. Rapide comparse dei papà: fondamentale il loro apporto per tirare giù le scatole più pesanti di addobbi natalizi da stanzini ingombri e polverosi; accessorio (anche superfluo) quello in fatto di estetica complessiva della casa. Il papà è in genere il responsabile di luci ipercolorate da esterno, babbi natali penzolanti, e altre cose similmente sobrie.

La mamma invece ama particolarmente il presepe. Fin da bambina. Ma i suoi presepi sono sempre stati a dir poco originali, peculiari. Anzitutto la mamma, purtroppo bambina nei creativi anni ’70, ha sempre avversato l’idea di un presepe realistico: quel muschietto verde che fa tanto atmosfera natalizia lei non lo ha mai sopportato, e che dire del cielo di stagnola: non è mai riuscita a posizionarlo senza pieghe! No. Non sono questi gli aspetti del presepe che preferisce. Invece, ha sempre creduto fermamente che il presepe fosse l’occasione per inedite sperimentazioni, sfide alle leggi della fisica, costruzioni di universi paralleli, cieli che neanche Zichichi potrebbe immaginare (per non dire spiegare)! Ha fatto presepi in discesa, su un tavolo da disegno (tutto un rotolare di pecore, oche, re magi e pastori)e a due piani sugli scaffali di una libreria, inedito universo a fasce parallele….Ma del resto la coerenza interna del presepe non è mai stata, che la mamma si ricordi, da lei perseguita con tenacia: colpa forse del carattere raccogliticcio delle sue statuine. Con le quali però si poteva creare un mondo variopinto e multiforme, in cui le pecore fossero, e di molto, più grandi dei loro pastori, o una mucca impercettibile riscaldasse il bambinello in compagnia di un mega asino….

C’è poi molto da dire sui personaggi del presepe. La mamma è contraria a posizionarli tradizionalmente in attesa per tutti quei giorni; molto meglio, mentre aspettano, che facciano qualcosa: tranne, va da sé l’addormisciuto: nasce una religione e lui dorme! Generalmente la mamma lo mette in precarie posizioni: coi piedi nel fiume, sul comignolo di una casa, sul tetto della capanna, da dove cade spesso a testa in giù nel suddetto muschio. Immancabili i soliti pastori e i vari artigiani, che fanno mestieri quasi mitici: il fabbro, il ciabattino, il ricottaro. Alla mamma però piacciono: i giocatori di tressette, che stanno seduti a un tavolo e se infischiano dell’evento; il pescatore, che presupporrebbe un fiume di stagnola o almeno un laghetto artificiale, che la mamma si dimentica sempre e lui finisce a pescare sulla carta vellutata verde come reduce da un rave party; lo zampognaro e la lavandaia, che la mamma fin da quando era bambina mette maliziosamente vicini in attesa che scocchi la scintilla; l’avvistatore della stella, con quello sguardo furbetto che dovrebbe essere rivolto alla cometa ma è molto più divertente fargli avvistare la ‘meravigliata’ o ‘babba priata’, stupita della nascita del bambinello, che sta lì a la bocca spalancata.

Poi la mamma ha altri strani personaggi cui è legata: fra questi, il pizzaiolo napoletano. Egli è vestito di bianco, col grembiule e il cappello da cuoco e tiene una pizza sul palmo della mano. La mamma, da bambina, incerta sulla sua posizione e perplessa sulla sua attendibilità storica, lo ha messo nei posti più strambi: certe volte ha offerto la sua pizza a Melchiorre, altre all’arcangelo Gabriele, una volta fu messo alle spalle della Sacra Famiglia. Ora ha la pizza in mano ma non ha più la testa; la mamma ha cercato di riattaccarla e continua a metterlo, il pizzaiolo-Frankenstein, dietro ad una palma di velluto verde, per non impressionare il bambinello! Poi gli angeli: la quantità di angeli che la mamma schiera nel suo presepe è sufficiente a formare una squadra di calcio, con panchina lunga. Andrebbero pazientemente appesi con filo trasparente di nylon: capita purtoppo che essi piombino di peso su un gregge, devastandolo (il filo non era di nylon).

Infine la mamma ha strane idee sugli animali: per sfatare il luogo comune che le vuole conformiste, alla mamma piace mettere le pecore – se scampano alla discesa angelica – sparse per il presepe: meditabonde e vaganti. Oche e maiali invece talora stanno allineate, in file di tre, come a scuola. Con un cane – se c’è – per maestro (la mamma ha la strana idea di indottrinare le oche ed educare i maiali e non vuole rassegnarsi al fatto che essi abbiano altri interessi). Certe volte la mamma da bambina inseriva altri animali, presi dai suoi giochi, confondendo il presepe con l’arca di Noè: un ippopotamo, una giraffa, un coccodrillo hanno spesso seguito i Re Magi nella loro processione.

Stranamente, i figli sono piuttosto tradizionalisti. Per loro il presepe è un presepe e non condividono affatto le innovazioni materne in fatto di relazioni amorose fra pastori e pastorelle, né di propaganda culturale fra animali o di emancipazione del gregge. Quindi, da alcuni anni, il presepe ha assunto un’aria finalmente normalizzata, in piano, col suo bel cielo tenuto su dallo scotch trasparente, senza animali esotici. Col fiume di stagnola e un giaciglio sicuro per l’addormentato (la mamma però gli mette davanti la zingara e l’odalisca e se non si sveglia cosi!). Bisogna pure smettere di giocare!