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Ingroia sul "Fatto"

"Consulta, normale in Guatemala
quello che fa scandalo in Italia"


Antonio Ingroia e il suo diario dalle colonne del "Fatto". Il magistrato torna sulla querelle del conflitto tra Procura e Quirinale dopo la sentenza della Consulta.

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Consulta, guatemala, ingroia, napolitano, Cronaca
Antonio Ingroia
ROMA – Antonio Ingroia torna a parlare dopo la sentenza della Consulta. “Quel che è ovvio in Guatemala fa scandalo in Italia”, scrive oggi sul Fatto Quotidiano. Ingroia racconta le sue giornate guatemalteche, passate fra incontri con la magistratura locale e summit della task force interazione di cui fa parte. Il magistrato palermitano non manca però di gettare lo sguardo oltreoceano. “Capita anche di commentare gli echi dei fatti che occupano le prime pagine dei quotidiani italiani. Inevitabile che mi mi sia trovato a spiegare la vicenda del conflitto d'attribuzione Quirinale-Procura di Palermo”.

Ingroia racconta della conversazione con un alto magistrato latino-americano. “Gli ho chiesto di indovinare a chi ha dato ragione la Consulta. E lui con un sorriso: 'La Corte non avrà scelta, qualunque siano le norme costituzionali e processuali'”. Il procuratore aggiunto rincara la dose. “In Guatemala si dà per scontato quello che in Italia, almeno in apparenza, fa scandalo. E in effetti, ha scandalizzato la mia dichiarazione sul tenore del comunicato stampa della Consulta sembra risentire delle ragioni più della politica che del diritto”.

Dall'America Latina nessun passo indietro, anche se in un certo senso Ingroia diluisce le proprie dichiarazioni. “È nella natura delle cose che ciò possa accadere. Quel che mi pare soprattutto paradossale è che anche fra coloro che mi criticano per partito preso c'è chi si trova costretto a darmi ragione”. Ingroia trova infatti un punto di contatto con il costituzionalista Michele Ainis, che aveva commentato sul Corriere del Sera la sentenza della Consulta. “Ha detto esattamente quel che ho detto io. Perché dunque lo scandalo e le levate di scudi a difesa della Corte?”.

Incalzante invece la tirata d'orecchie verso Michele Vietti, vicepresidente del Csm, che aveva affermato come la Corte non emetta mai sentenze politiche. Il magistrato palermitano approfitta delle colonne del Fatto per precisare la propria posizione: “Lamentavo che, nell'equilibrio fra ragioni del diritto e della politica, che inevitabilmente coabitano in decisioni del genere come Ainis riconosce, le seconde siano state sopraffatte dalle prime, quando la Corte avrebbe potuto adottare diverse soluzioni 'mediane', che meglio conciliassero le une con le altre". Ingroia quindi ribadisce la bontà del comportamento della Procura di Palermo. “Non c'era altro da fare che applicare la legge vigente”. Citando il penalista Franco Cordero, il procuratore palermitano afferma che “quelle conversazioni non potevano essere distrutte senza essere prima depositate alle parti. Il diritto è geometria, non poesia”.