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IL CASO

I badge di Bruxelles fuori uso
La Regione: danno erariale


L'assessorato all'Economia invia un proprio decreto alla Procura della Corte dei Conti: la dirigente Maria Cristina Stimolo avrebbe impedito di installare la macchinetta per la rilevazione delle presenze. Ma la Regione dovrà comunque pagare 820 euro alla ditta privata "per evitare contenziosi". Lei si difende: "Una vicenda paradossale".


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PALERMO - La storia dei badge degli uffici di Bruxelles finisce sulla scrivania della Procura della Corte dei conti. L'assessorato all'Economia ha infatti inviato ai pm contabili il decreto col quale la Regione ha autorizzato la spesa di mille euro per l'installazione della macchinetta per la rilevazione delle presenze. Una macchinetta mai entrata in funzione, a dire il vero. “Per colpa della dirigente Maria Cristina Stimolo”, scrive nel suo decreto la dirigente dell'Ufficio “Autonomie Locali e Funzione pubblica” della Ragionieria centrale, Maria Francesca Campagna.

La colpa della Stimolo? Quella di aver impedito l'intervento di manutenzione che avrebbe dovuto mettere in funzione le macchinette. “Considerato – si legge nel decreto – che si era reso necessario effettuare un intervento di assistenza hardware presso la sede di Bruxelles della Regione Siciliana, meglio descritto nell'allegato preventivo redatto dalla ditta Selesta Ingegneria di 1.020 euro” e “considerato che l'intervento non è stato effettuato causa rifiuto da parte da parte del Dirigente Responsabile dell'Ufficio di Bruxelles come da relazione allegata a firma del Sig. Salvatore Cardamone e del tecnico della Selesta Ingegneria Sig. Marco Iannone”. Insomma, per “evitare contenziosi” con la società, la Regione stabilisce che “occorre procedere al saldo della fattura”. Che, sottratto un “acconto” di 200 euro, ammonta a 820 euro. Il decreto, così, è stato inviato anche alla Procura della Corte dei Conti. Per verificare l'eventuale danno all'erario provocato dalla dirigente Stimolo. Che oggi si difende.

“La storia è paradossale – spiega – visto che io non mi sono mai opposta all'installazione di quella macchinetta. Che in effetti è installata. Ma non funziona e non avrebbe mai potuto funzionare”. Il problema sarebbe dovuto al modem fornito dall'azienda Selesta, e al mancato collaudo del sistema di rilevazione, non compatibile, secondo la dirigente, a quello utilizzato dalla Segreteria generale della Regione. Ma c'è, ovviamente, di più. Quando il tecnico della Selesta Iannone e il consegnatario degli Uffici romani del dipartimento degli affari extraregionali Cardamone, si presentano nella sede di Rue de Billiard, la dirigente li invita a lasciare gli uffici. “Ma il motivo – spiega la Stimolo - è molto semplice: il giorno prima mi giunge una mail firmata da questo signor Cardamone, che non avevo mai visto prima, con la quale viene 'disposto' che io debba comprare una sim belga per far funzionare la macchinetta. Ovviamente – aggiunge la dirigente – non vedo perché un semplice dipendente dell'Ufficio di Roma debba dare un'indicazione di quel tipo a me, che ero il dirigente responsabile dell'Ufficio. Comunque – prosegue nel racconto la Stimolo – io invio una mail all'allora dirigente generale Attaguile, spiegando che non era il caso di inviare il giorno dopo quelle persone a Bruxelles, anche perché il capitolo di spesa che io gestisco, non prevede uscite per l'acquisto delle sim. E invece, l'indomani eccoli entrambi di fronte alla porta degli uffici”.

Ma a insospettire la dirigente sono anche altri aspetti: “Ho alcuni dubbi, - dice - e vorrei che qualcuno me li chiarisse: intanto, perché deve essere l'Ufficio di Roma a occuparsi dell'acquisto di una macchinetta di quel tipo, visto che alla Regione c'è un Ufficio che ha quel compito? E ancora, per quale motivo si è scelta una società privata ed esterna? E ancora, per quale motivo si deve mandare un tecnico dall'Italia per installarlo, con tanto di costo per la trasferta, quando qui a Bruxelles di tecnici ne trovi quanti ne vuoi?”.

Ovviamente diversa è la tesi dell'”altra parte”: quella rappresentata dal dipendente dell'Ufficio di Roma, Salvatore Cardamone, che il giorno successivo alla sua visita a Bruxelles (avvenuta il 19 ottobre del 2011) redige un breve resoconto, richiamato nel decreto che la Regione ha posto all'attenzione della Procura della Corte dei Conti. Cardamone arriva col tecnico della Selesta Marco Iannone: “La dottoressa Stimolo – scrive – accompagnandoci nella sua stanza ci comunicava che non era possibile effettuare l'intervento necessario, in quanto non gli era pervenuta alcuna comunicazione da parte del dirigente generale Francesco Attaguile”. Cardamone poi racconta di avere “avvisato tramite mail della sua presenza a Bruxelles richiedendo l'acquisto di una sim dati del tipo M2M con un operatore Belga con autorizzazione all'acquisto e alla missione da parte del dirigente generale”. Ma lo stesso Cardamone racconta delle resistenze della dirigente Stimolo, che “asseriva che il signor Cardamone fosse un maleducato e un villano e che non poteva dare nessuna disposizione alla sua persona di un acquisto di una sim telefonica dati in quanto la comunicazione sarebbe dovuta arrivare direttamente dal Dirigente generale rispettando la gerarchia”. Insomma, per farla breve, la dirigente Stimolo, spiega il funzionario, “ci comunicava che non era possibile effettuare l'intervento sul rilevatore delle presenze perché il signor Cardamone non era la persona qualificata in quanto doveva essere accompagnato da un funzionario della funzione pubblica previa comunicazione di almeno una settimana di anticipo e non vicino ai periodi festivi. A questo punto – si conclude il racconto di Cardamone – salutando siamo andati via”.

Era il 19 aprile del 2011. Da allora, quella macchina non ha mai funzionato. Non ha mai, quindi, verificato le preferenze (“Ma io l'ho sempre fatto attraverso i fogli firmati dai dipendenti e che nessuno, fino ad allora, a cominciare dall'ex direttore Attaguile hanno mai voluto verificare”, precisa la Stimolo). Mentre la ditta vuole comunque indietro i soldi per l'intervento. Ottocento euro. Questo il danno erariale che sarebbe contestato dalla Regione alla dirigente. Che replica, secco: “Quella macchina non avrebbe mai funzionato. Il danno erariale – conclude – lo commette chi decide di pagare per quell'apparecchio inutile”.