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PROVINCIA

Il Pdl rompe con Avanti:
"Presidente miope e arrogante"


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E' crisi di governo alla Provincia, dove il Pdl in serata rompe ufficialmente con Avanti e fa saltare il rimpasto di giunta previsto per domattina. Ma sotto accusa finiscono anche le nomine al cda della Gesap e qualcuno parla di una rottura fra alleati che potrebbe non fermarsi a Palazzo Comitini.


PALERMO - E’ rottura tra Pid e Pdl. Nel giorno in cui l’Ars vota l’ufficio di presidenza e impegna i partiti in estenuanti trattative e votazioni a scrutinio segreto, un’altra battaglia politica si sta svolgendo a pochi chilometri di distanza, e per la precisione a Palazzo Cominiti. In ballo c’è la giunta della Provincia di Palermo, il cda della Gesap, la società che gestisce l’aeroporto Falcone Borsellino, e la tenuta della maggioranza di Giovanni Avanti.

Una spaccatura fra alleati fino a qualche tempo fa di ferro, sancita in serata da un comunicato stampa di fuoco della coordinatrice provinciale dei berlusconiani, Simona Vicari: “Il Popolo della Libertà di Palermo ha deciso di sospendere l'appoggio alla giunta provinciale a seguito dell'atteggiamento arrogante e politicamente miope del presidente nei confronti degli alleati di governo”, tuona la senatrice che continua: “In particolare lasciano molto perplessi le modalità con cui è stata portata avanti la ricomposizione della giunta e lascia a desiderare la soluzione adottata oggi in senso al Consiglio d'Amministrazione della Gesap per la nomina di persone che non hanno i requisiti previsti dallo statuto. Da qui la decisione del Pdl di Palermo di prendere le distanze dalla giunta provinciale”.

Una dichiarazione che apre ufficialmente la crisi alla Provincia e mette a serio rischio il futuro della nuova giunta Avanti, che domattina avrebbe dovuto prestare giuramento. I decreti secondo alcune voci erano già pronti, ma la mossa di stamane del presidente ha spiazzato il Pdl: nel nuovo cda della Gesap, infatti, non è stato indicato Giuseppe Di Maggio, in quota berlusconiana, ma come ha scritto Livesicilia i due consiglieri uscenti in quota Pid, ovvero Di Carlo e Colombo.

Una mossa che ha sorpreso il Pdl che in giornata ha dovuto ingoiare un altro boccone amaro: l’accordo sulla nuova giunta, raggiunto nei giorni scorsi, è stato infatti stravolto. I due alleati avevano raggiunto l’intesa su sei posti per il Pdl, uno per Grande Sud e tre per il Cantiere popolare. Ma, all’ultimo minuto, Avanti ha deciso di far saltare il banco chiedendo molti più posti per il suo partito e assecondando le richieste dei consiglieri del Pdl che hanno votato il bilancio piuttosto che quelle ufficiali dei berlusconiani.

Due decisioni che hanno mandato su tutte le furie i big pidiellini, che in serata hanno deciso la rottura per costringere il presidente a tornare al tavolo delle trattative. Con molta probabilità domani salterà il giuramento previsto e verrà nuovamente rimandato un rimpasto che ormai si trascina da mesi.

Ma secondo alcune voci di corridoio, l’atteggiamento di Avanti seguirebbe una logica ben precisa: provocare la rottura col Pdl alla Provincia per sancire un allontanamento politico fra i partiti ad ogni livello. Non è un mistero, infatti, che nelle ultime settimane gli uomini di Saverio Romano abbiano intessuto un fitto dialogo con l’Udc provando un riavvicinamento fra ex compagni di partito che ha insospettivo più di un osservatore. Una nuova strategia che potrebbe contemplare anche la rottura col Pdl. E da qui la crisi alla Provincia di Palermo.