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La profezia dei Maya

L'Apocalisse a due passi


Riesce difficile ipotizzare che il palermitano possa rassegnarsi a vivere la fine del mondo come tutti gli altri abitanti della Terra. Ecco come me la immagino io.

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Dice che sta arrivando la fine del mondo. Di più: con i cavalieri dell’Apocalisse abbiamo appuntamento il 21 corrente mese. Non mi ricordo se al Politeama o al Fiamma.

Premesso che per me è una minchiata (da quando in qua le “fini del mondo” bussano prima di arrivare?), la penso come Eduardo De Filippo: non è vero ma ci credo. Detto questo, ricordiamoci che la fine del mondo a Palermo potrebbe e dovrebbe essere uguale a quella del resto del globo. Però riesce difficile ipotizzare che il palermitano possa rassegnarsi a vivere un evento in tutto e per tutto simile a quello che coinvolgerebbe milioni di altri cittadini della madre terra. No.

L’Armageddon a Palermo dovrà avere per forza qualcosa di speciale. Affinché chi sopravvivrà (ammesso che sopravvissuti ci saranno) possa dichiarare, fieramente: “Aspe’… una cosa è stata la fine del mondo a Miami, un’altra quella di piazza Kalsa. Da noi, si sa... vengo e mi spiego”.

Indosso quindi il cappotto da palermitano doc (a proposito: per la fine del mondo farà freddo?) e mi immagino ultimo uomo sul suolo panormita. La fine del mondo mi offrirà tanto spavento, ma anche molteplici vantaggi.

Spariranno i posteggiatori abusivi. Potrò parcheggiare a piazza San Domenico o Santa Oliva senza sentirmi dire: “Buoassera, dottore, mi facissi pigghiari u’ cafè”. E scusate se è poco. Potrò raggiungere – senza patemi né ingorghi – il Conca d’Oro di Zamparini di domenica, verso le cinque del pomeriggio, a fine partita al Barbera. E per giunta mentre piove. Se dovrò ritirare una raccomandata inesitata, sarò libero di irrompere nel “Posta-impresa” di viale Alcide De Gasperi senza chiedere: “Chi è l’ultimo?”. L’ultimo sarò sempre io: libero di lanciare in aria le buste degli altri fino a trovare la mia. Mi sarà altresì possibile entrare in un qualsiasi blasonato negozio di hi-fi cittadino e domandare al nulla: “Avete casse per lo stereo?”. Senza sentirmi rispondere: “Picchì, esistono?”. Potrò entrare in una nota e sopravvalutata salumeria di via Terrasanta e urlare che il riso raccomandato dal logorroico proprietario (“riso raccolto con retino d’argento nel corso di una fuga in palude di frotte di salmoni selvatici transumati dal Canada”) è un normalissimo riso arborio, costa un botto e fa pure schifo. Potrò entrare al cinema Gaudium, impossessarmi della cabina di proiezione e sostituire la bobina del film pakistano con sottotitoli in swahili con quella di “Paura nella città dei morti viventi” di Lucio Fulci.

Potrò, infine, incontrare Leoluca Orlando (sopravvissuto anche lui, ovviamente) e chiedergli se invece di dire “potere politico-mafioso” mi faccia il favore di cambiare formula e scandire: “Potere mafioso-politico”. Così, tanto per cambiare. Ma credo che per questo bisognerà aspettare. Magari se ne parlerà alla prossima apocalisse.