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Lettera di Nino Dina

"Mia moglie, la formazione
e la caccia alle streghe"


"Sono stato inserito nella nazionale dei politici-formatori con tanto di casacca e bandiera, ma, per correttezza di informazione, devo informarvi che in realtà in quella squadra io non gioco alcun ruolo"

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formazione, nino dina
Nino Dina
Gentile redazione di Livesicilia, in relazione all’articolo di Accursio Sabella di lunedì 10 dicembre vi chiedo di pubblicare quanto segue.

Sono stato inserito nella nazionale dei politici-formatori con tanto di casacca e bandiera, ma, per correttezza di informazione, devo informarvi che in realtà in quella squadra io non gioco alcun ruolo.

Non posseggo alcun ente né direttamente né indirettamente, né ho ruoli di alcun tipo riconducibili all’ambito della formazione professionale.

Quello che lega oggi il mio nome alla formazione professionale, per quanto impropriamente, è un unico interesse lungo più di 20 anni. Negli anni ottanta quando facevo ancora le sostituzioni come medico di guardia, giovanotto con la passione per la politica ed il calcio, conobbi Vincenza Dentino, una bella ragazza e pure un buon partito visto che già allora, quando la conobbi, lavorava come docente in un ente di formazione dove era stata assunta nel 1986.

Anche allora non giocai alcun ruolo. Lei aveva fatto da sola. Era entrata nel mondo del lavoro con i suoi meriti e ci è rimasta fino ad oggi, facendo la sua gavetta e lavorando sodo. Io sono arrivato dopo. Le ho chiesto di diventare mia moglie e lei ha accettato.

Da allora tutto ciò che la riguarda, certo, è di mio interesse. I suoi successi come le sue preoccupazioni. Non ultima la cassa integrazione che incombe su di lei come su tutti gli altri lavoratori degli enti di formazione, nonostante i suoi 26 anni di onorato servizio. Mi preoccupo come qualunque marito e padre di famiglia. Non mi risulta, ad oggi, che l’istituto del matrimonio sia incompatibile con l’attività parlamentare che, per chi non lo sapesse mi onoro di svolgere dal 2001.

Quanto detto è stato ampiamente documentato anche alla redazione di Report che, devo dire con dispiacere, ha omesso di riferire di avere visionato e filmato il primo contratto di assunzione della mia non ancora moglie datato 1986. Un giornalista ha il dovere di raccontare la verità, ma sempre più spesso, dalla realtà si prende solo spunto per costruire storie verosimili che confermino un preconcetto e siano di sicuro impatto mediatico. Manzoni prima e poi Sciascia dicevano: “Non vi è parola più brutta di “verosimile”, è in tutto simile al vero, ma non è vero” (un tarocco si direbbe oggi).

Come parlamentare di questa maggioranza seguo con sicuro interesse le vicende relative alla formazione professionale e ritengo giusto che il presidente Crocetta faccia tutto ciò che è necessario per la riqualificazione del settore e la riorganizzazione della governance. Una riorganizzazione che ci renda interlocutori affidabili per i partners europei affinché non neghino quei fondi che, correttamente amministrati, sono indispensabili allo sviluppo della nostra terra soprattutto in questi tempi difficili. Questo a tutto vantaggio anche dei lavoratori e senza macelleria sociale, come ama dire e fare il nostro presidente.

Invito pertanto anche i giornalisti a dare il loro contributo non creando un clima da caccia alle streghe, sparando nel mucchio e mettendo indistintamente nel calderone “chiunque goda di un incarico che lo sollevi appena al di sopra la media iscrivendolo automaticamente a una delle tante caste che nell’immaginario compongono la casta assoluta”. Proprio voi, dalle pagine del vostro giornale, ci avete messo in guardia contro il qualunquismo e l’odio sociale.

Concludo facendo mie proprio le parole di quell’articolo di Roberto Puglisi pubblicato da livesicilia nei giorni scorsi: “… Ma c’è un cancro sommerso in ogni presa della Bastiglia che conduce fatalmente al patibolo. L’idea che si debbano tagliare teste alla rinfusa senza distinguere le identità….In una terra percossa dalla violenza verbale e intellettuale, domani, nessuno sarà più al sicuro, perché tutti potranno cadere preda delle mascelle di una follia incontenibile. E dei diritti rimarrà un pallido ricordo. Trasformiamo i giorni dell’ira nei giorni del cambiamento, con lucidità, coraggio e pietà”.

Grazie e buon lavoro